Manuela Levorato (Foto Fidal)
Manuela Levorato (Foto Fidal)
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Sono passati circa 4 anni e 8 mesi da quel giorno di fine febbraio 2015 quando, Manuela Levorato, annunciò, ormai quasi trentottenne, il suo ritiro definitivo dalle competizioni agonistiche.

Non si può certo dire che sia stato un brutto giorno poichè, al contempo, comunicò che avrebbe regalato alla dolce Giulia, la sua prima figlia nata nel 2008, ben due fratellini, in quanto in attesa di due gemelli.

La sua straordinaria carriera

Manuela ha iniziato seriamente con l’atletica intorno ai 16 anni, essendo stata prima una grande sportiva che si divertiva a battere tutti i compagni di scuola, maschi e femmine, in qualsiasi disciplina si cimentasse.

La sua prima stagione agonistica fu nel 1994, al secondo anno allieve e ricordo il suo primo titolo italiano dei 100 metri, ottenuto a Torino con 12″02.

Un’incredibile carriera, dunque, che ha attraversato ben 21 stagioni e si è di fatto conclusa, nel febbraio del 2014, l’8 febbraio, con un ottimo 7″54 nei 60 metri indoor di Padova.

Il mio primo ricordo di Manuela, peraltro, è legato all’inizio della mia passione per l’Atletica, avvenuto nel 1998.

Era una domenica di maggio e mi trovavo all’Arena per correre una delle mie prime gare da master. All’improvviso si diffuse tra i presenti la notizia che, a Vigevano, durante i campionati societari femminili era stato battuto il vecchio record italiano dei 200 metri della Masullo da una certa Levorato.

22″86 il suo tempo, che era stato preceduto, il giorno prima, da un grande crono sui 100 metri, 11″24, che aveva sfiorato di 1″ il record dei 100, realizzato giusto l’anno prima, proprio all’Arena, da Giada Gallina.

Da quel fine settimana del 1998 Manuela Levorato divenne, quindi, a tutti gli effetti l’icona della velocità femminile per poi diventare, anno dopo anno, una delle sportive simbolo dell’atletica italiana.

La sua grandezza passa da due fattori fondamentali: quello agonistico, con le prestazioni e i piazzamenti che parlano per lei e, ancor più, a mio avviso, quello caratteriale, perchè solo una passione infinita come la sua, quasi rara, poteva superare tutte le difficoltà incontrate in una carriera lunghissima.

I risultati sportivi

Cominciamo da 5 record italiani assoluti:

  • 100 metri: 11″14
  • 150 metri: 17″28
  • 300 metri: 36″30
  • 55 metri i:   6″83
  • 200 metri i:23″14

A questo aggiungiamo che ha la seconda miglior prestazione italiana di tutti i tempi sui

  • 200 metri: 22″60
  • 60 metri i : 7″20

Il suo palmares è ricchissimo e cito tra le varie, scusandomi per le dimenticanze

  • 33 presenze in Nazionale
  • 2 bronzi agli europei assoluti di Monaco nel 2002
  • 2 ori e un bronzo agli europei under 23 di Goteborg
  • 1 oro ai mondiali militari
  • 1 argento e 1 bronzo ai giochi del mediterraneo
  • 2 argenti e 3 bronzi in coppa Europa
  • 1 argento ai campionati europei juniores
  • 1 bronzo alle Gymnasiadi
  • 17 titoli italiani assoluti
  • Vari titoli a livello under 20 nazionale
  • 5 partecipazioni ai campionati mondiali assoluti

Gli infortuni e la voglia infinita di ritornare in pista

Un percorso agonistico straordinario costellato, purtroppo, da tantissimi infortuni, il primo dei quali, di una certa rilevanza, pochi minuti prima di scendere in pista per quella che avrebbe dovuto essere la sua prima Olimpiade, a Sidney, nel 2000 e che, invece, per una strano disegno del destino, è stato il sogno proibito della sua carriera, perchè non è mai riuscita a partecipare alla manifestazione regina di tutte le manifestazioni.

In particolare, i problemi che hanno maggiormente afflitto Manuela sono stati quelli dei tendini d’achille che, a furia di infiammazioni di ogni genere, l’hanno costretta dopo troppi stop forzati, ad affrontare ben 4 interventi chirurgici tra il 2005 e il 2006.

E’ stato quello il momento più difficile per l’atleta di Dolo che, so per certo, ha molto sofferto a livello fisico per i postumi di tutte quelle operazioni, molto ravvicinate, ma la sua passione e voglia di tornare in pista è stata più forte di tutto e il suo ritorno in pista, nel 2007, ha lasciato subito intravedere la possibilità di coronare il desiderio di partecipare alle Olimpiadi di Pechino del 2008.

All’inizio della stagione Olimpica, però, la gioia più grande per una donna, l’attesa della sua prima figlia, ha ovviamente e piacevolmente modificato i suoi piani sportivi.

Credo che qualsiasi atleta, dopo così tanti infortuni e una gravidanza, a 31 anni compiuti e una grande carriera agonistica vissuta, avrebbe smesso…. ma non Manuela.

Con una passione e una determinazione stratosferica, esattamente un anno dopo la nascita della sua Giulia, è tornata a correre con la speranza nel cuore di poter ottenere l’unico obiettivo non raggiunto della sua splendida carriera: la partecipazione a un Olimpiade, quella di Londra 2012.

Purtroppo, la sfortuna ha fatto ancora da padrona e, nonostante altre tre stagioni a buoni livelli, con altri titoli italiani conquistati, il sogno si è infranto con l’ennesimo problema muscolare che non le ha fatto ottenere l’agognato limite di partecipazione.

Chissà, forse se alla fine del 2014 non avesse scoperto di aspettare i suoi due gemelli, la sua incredibile determinazione l’avrebbe spinta a tentare l’impresa per il 2016, ma quel che ha fatto in 21 anni basta e avanza per farla passare da Principessa di Dolo, la sua città natale, a Regina dell’Atletica Italiana.