Simone Forte - Glasgow (Foto Fidal)
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Dalla delusione per la mancata finale agli Europei di Berlino all’esclusione forzata dai Mondiali di Doha per un problema alla caviglia: ora è tempo di raccogliere qualche soddisfazione per Simone Forte, triplista e lunghista romano classe 1996. Gli ho chiesto di aggiornarmi sulle sue condizioni, cogliendo l’occasione per scambiare qualche chiacchiera per conoscerlo meglio.

Ciao Simone, hai tolto i punti? Spiegaci cosa ti ha impedito di correre e saltare negli ultimi mesi
Buongiorno! Oggi, essendo passate due settimane dall’intervento, si va a levare i punti! Purtroppo ormai da un paio di anni le mie stagioni sono condizionate da alcuni fastidi che ho al piede di stacco. Questo non mi ha dato modo di avere continuità in allenamento e la conseguenza è aver gareggiato pochissimo. Sotto il consiglio degli specialisti la soluzione più adeguata al mio problema è stata quella di fare un piccolo intervento chirurgico per risolvere definitivamente i problemi che continuavano a manifestarsi.

Come ti sei avvicinato al salto triplo? Non è esattamente una specialità che si possa coltivare a scuola…
Ho sempre provato un grande amore per l’atletica leggera nella sua totalità. Ho iniziato facendo mezzofondo, per poi passare al salto in lungo, alle prove multiple… e poi un giorno ho fatto 13.89 alla mia prima gara di triplo senza averlo mai provato nemmeno in allenamento. È stato amore a prima vista.

Che rapporto hai con Fabrizio Donato, primatista italiano e autentica chioccia della spedizione azzurra a Berlino un anno fa?
Con Fabrizio, oltre a condividere la specialità e il campo di allenamento, credo di condividere la passione e l’amore verso il nostro “lavoro”. Per me lui è esempio di dedizione al lavoro e alla fatica, un professionista con la P maiuscola.

Svelaci i tuoi obiettivi a medio/lungo termine
Vorrei andare per gradi e pensare innanzitutto a svolgere al meglio la riabilitazione post operatoria. Ma il mio cuore, messa da parte la razionalità, guarda più lontano e vuole i cinque cerchi. Dal punto di vista tecnico, la barriera dei 17 metri è il primo obiettivo una volta risolti i problemi fisici.

Continuerai a dedicarti anche al salto in lungo o il tuo futuro è solo il triplo?
Il salto in lungo è una specialità estremamente affine al triplo. Tre anni fa ho vinto i campionati italiani U23 di salto in lungo ed è stata un’esperienza molto divertente. Mi piacerebbe fare di nuovo qualche gara nei prossimi anni.

Quella del salto in lungo è una disciplina che in Italia ha trovato i migliori interpreti in Fiona May al femminile e Andrew Howe in campo maschile: per te sono fonte d’ispirazione?
Andrew Howe e Fiona May, al di là delle incredibili misure che hanno saltato, credo siano la più pura forma di talento mai vista in Italia, poesia in movimento. Ho avuto modo di conoscere Andrew avendo condiviso con lui il campo di allenamento ed è davvero una persona eccezionale dal punto di vista della professionalità e dell’umiltà.

Con Andrew condividi il tifo per la Lazio: chi è a tuo parere il giocatore con i migliori parametri da “atleta” nella rosa di Simone Inzaghi?
Non è facile dare un giudizio avendoli visti su un campo da calcio in erba e non su una pista di atletica leggera, ma se dovessi dire 3 nomi: Correa, Lazzari e Luiz Felipe. Parlando di un’ipotetica gara di corsa, mi sembrano tutti e tre veloci e “leggeri” allo stesso tempo.

A Doha si è parlato molto delle condizioni climatiche: tu sei più un amante del caldo o del freddo?
Per un atleta il freddo è molto pericoloso perché si rischia di andare incontro ad infortuni, ma personalmente il caldo eccessivo non lo sopporto.

Da dove hai seguito i campionati mondiali di atletica e che voto dai alla squadra italiana?
Ho seguito i mondiali in stampelle, principalmente da casa. Credo non sia corretto sintetizzare con un numero i mille volti che hanno caratterizzato l’esperienza azzurra a Doha. In generale credo sia stata una spedizione positiva con diverse prestazioni di livello e alcuni primati italiani, e una piccola dose di controprestazioni che a livello statistico fanno parte della normalità.

Il risultato che ti ha gasato di più?
Se dovessi dire un nome sceglierei Yeman Crippa, una prestazione maiuscola dal punto di vista tecnico e una grande prova di carattere dopo un 5000 non brillantissimo.

Esclusi i nostri, invece, chi è l’atleta che ti ha stupito di più?
Le due gare più stupefacenti sono state i 400 femminili e il peso maschile: le migliori gare della storia per le rispettive specialità. Quindi ti rispondo Salwa Eid Naser, che ha stampato un 48.14 sui 400 piani che non si vedeva da una trentina di anni.

Filippo Tortu dopo la splendida finale dei 100 ti ha rivolto un pensiero, in un’intervista rilasciata a caldissimo: solo un atleta può capire i sacrifici che ci sono dietro la vita di un “collega”? (specie quando poi vanno in fumo per un infortunio…)
Con Filippo condivido tanti altri hobby oltre al nostro lavoro e credo siamo molto simili. Mi ha fatto un immenso piacere sentire Filippo mandarmi un pensiero in un momento così importante per lui. Potremmo parlare tutti per ore delle incredibili qualità di Filippo come atleta, ma questi sono piccoli gesti che denotano una sensibilità fuori dal comune tanto quanto un 9.99 su un 100m.

Parlaci di te, dove vivi?
Io sono nato e cresciuto a Roma, dove vivo. Ho anche una stanza nel centro sportivo delle Fiamme Gialle (dove mi alleno) che per questioni di natura logistica uso tantissimo tra un allenamento e l’altro.

Sei fidanzato?
No, non sono fidanzato.

Ti ho visto suonare il piano: hai altri talenti nascosti?
Detengo il record della caserma di mignon “Mont Blanc” mangiati in un solo giorno al bar. Scherzi a parte, ho tantissimi interessi oltre lo sport, ma al massimo riesco a conciliare qualche ora a settimana al pianoforte. Mi piacerebbe fare più spesso arrampicata ma credo sia giusto fare delle rinunce nella vita se sei un atleta professionista.

Che musica ascolti per caricarti? Quale canticchi nella tua testa prima di un salto?
Sono un amante del cantautorato italiano: in particolare De André, Battisti, Dalla, Guccini e Paolo Conte. Prima di una gara invece ascolto volentieri Pink Floyd, Led Zeppelin e Dire Straits.

Sei appassionato di Nba, hai mai giocato a basket?
Mi piace tantissimo l’Nba, un universo sportivo che ho conosciuto successivamente al calcio. Non ho mai praticato il basket come sport, ma gioco quasi tutti i giorni con il canestro che c’è al campo. Soprattutto d’inverno non c’è niente di più divertente di un bel 2 contro 2.

F1 o MotoGP?
Ho seguito sempre di più la MotoGP, ma ultimamente meno.

Qual è il tuo piatto preferito? Badi molto a ciò che mangi o ti sfasci senza troppe paturnie?
Sono un amante del cibo e in particolare dei dolci. Ma seguo la dieta di un nutrizionista e cerco di limitare i danni più che posso.

Una persona che stimi al di fuori dall’ambito sportivo? Valgono anche personaggi storici
Una persona che mi incuriosisce molto e che mi piacerebbe conoscere è Elon Musk. Un visionario.

Ultimo film che hai visto al cinema?
Joker, film stupendo con un incredibile Joaquin Phoenix. Mi auguro vinca l’Oscar.

Sei un appassionato di Serie Tv?
Guardo alcune serie tv ma non troppo. La mia preferita è Breaking Bad.

Non ci hai raccontato come sei entrato nelle Fiamme Gialle
Nel 2013 sono arrivato 5° ai mondiali allievi e alle successive indoor ho saltato per la prima volta 16 metri. Ed è così che a novembre 2014 ho vinto il concorso per il salto triplo.

I Gruppi Sportivi militari sono alla base dell’atletica italiana. Che visione hai del movimento azzurro in questo ambito? Si va verso un’ascesa rapida o ci sarà bisogno di tempo per imporci a livello mondiale?
Il mondo va veloce, salta lontano e lancia lungo. È normale che sia difficile imporsi a livello mondiale con l’altissimo livello di competizione che si affronta a un mondiale o un’olimpiade. Ma credo che con le giuste idee e soprattutto le giuste persone si possa creare il giusto sistema per puntare all’eccellenza. Niente nasce per caso.