Laboratorio anti doping (foto archivio)
Laboratorio anti doping (foto archivio)
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Sinceramente non mi piace, mai, commentare le condanne per doping che, abbastanza spesso, leggiamo sul sito della Federazione con brevi laconici comunicati.

Il caso di Nicola Forchia, però, ci appare veramente strano perché il tesserato FIDAL è un atleta del 1960, quindi master M60, che era stato trovato positivo nel mese di febbraio 2020 ad un controllo antidoping, al termine della Maratona Circe corsa tra Sabaudia e San Felice Circeo.

La sostanza proibita era il benzoilecgonina o benzoato d’ecgonina che è il principale metabolita della cocaina, ma anche l’ingrediente principale dell’Esterom, una soluzione topica usata per alleviare i dolori muscolari.

La notizia è che la Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping ha inibito, il sig. Forchia, da ogni competizione a decorrere dal 9 ottobre 2020 e con scadenza all’8 agosto 2022 che, considerata l’iniziale sospensione, sono circa due anni di fermo.

La particolarità della situazione sta nel fatto che l’atleta non è certamente definibile da prime posizioni nelle sue specialità, maratona e mezza, basti pensare che, pur in una stagione condizionata dal Covid-19 e pochissime gare disputate, il miglior tempo della categoria M60 sui 42,195 chilometri è stato di Claudio Giorgetti con 2H54’26, veramente un bel crono, mentre Forchia, nella maratona incriminata, ha fatto circa 4H51.

Ma, del resto, andando a vedere anche sulla mezza, l’atleta veleggia su tempi intorno alle 2 ore e 10 per cui la sua posizione di classifica, nelle gare disputate, è certamente sempre nelle estreme retrovie.

La mia semplice domanda è: come è possibile che si aspetti al traguardo di una maratona sempre molto affollata, nella fattispecie della Maratona Circe 425 partecipanti, un atleta che arriva 329mo per fargli un controllo antidoping?

Quel che voglio dire, con tutto il rispetto per le istituzioni preposte, è che ogni controllo ha un costo abbastanza elevato, pagato ovviamente con soldi pubblici e il fatto che venga fatto su un atleta di nessun conto agonistico farebbe pensare ad un’azione mirata, per motivi su cui non voglio entrare, con la certezza di trovare qualcosa di anomalo nelle analisi.

Insomma, tutto questo mi sembra esagerato nella misura in cui, certamente l’atleta ha commesso un errore, o di leggerezza per aver assunto un antidolorifico che doveva dichiarare, oppure di altro genere appartenente alla sua sfera personale, ma sicuramente non l’ha fatto perché voleva barare a livello di piazzamento finale.

In ogni caso, ipotizzando che il controllo sia avvenuto veramente a caso, nel senso che tra tutti i partecipanti a quella maratona siano stati sorteggiati dei nominativi, a prescindere dal piazzamento, questa dura lezione deve essere certamente un monito per tutti a stare molto attenti, specialmente se si è iscritti a una Federazione e si fanno delle gare ufficialmente riconosciute.

 

 

 

 

 

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