Antonella Palmisano (foto Stefano De Vito)
Antonella Palmisano (foto Stefano De Vito)
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Antonella Palmisano è, insieme ad Eleonora Anna Giorgi, la massima rappresentante della marcia italiana, che vanta una tradizione mondiale di enorme spessore, con titoli e podi olimpici, mondiali ed europei.

Non è certo un caso che le due ultime medaglie, di bronzo, in competizioni irridate quali i mondiali di atletica le abbiano vinte proprio queste due marciatrici, la Giorgi a Doha l’anno scorso nella 50, e la Palmisano, a Londra, nella 20 chilometri.

Antonella, in Qatar, nel 2019 non seppe ripetere la grande impresa della medaglia di bronzo di Londra e degli Europei di Berlino 2018, giungendo al traguardo in tredicesima posizione che, per una fuoriclasse come lei, ha certamente rappresentato una grande delusione.

In questo 2020, condizionato fortemente dal Covid-19, con il lockdown e il rinvio delle Olimpiadi, nonché la cancellazione degli Europei, la marciatrice azzurra ha ricaricato alla grande le energie nervose e dopo il debutto test su un 5000 metri in pista a Tivoli, ha mostrato un’eccellente condizione tornando a gareggiare sui 20 chilometri di marcia, in un meeting internazionale della Repubblica Ceca, a Podebrady, dove ha vinto dominando e ottenendo con 1h28’40 il minimo per la sua seconda Olimpiade.

Sono felice, e veramente onorato, che abbia subito accettato di farsi intervistare da SprintNews.it.

Ciao Antonella, nel complimentarmi direttamente con te per la vittoria di sabato vorrei subito evidenziare un dato. Hai fatto un grande crono, di ben 2 minuti e 20 secondi sotto il minimo olimpico richiesto e, di fatto, a poco più di 2 minuti dal tuo personale sulla distanza, 1h26″36 ottenuto a Londra nel 2017.

Pur considerando che ogni percorso fa storia a sé, l’altro giorno pioveva, c’era l’asfalto bagnato e credo anche freddino, possiamo dire che stai benissimo?

Ciao, grazie a te veramente per l’attenzione. Ti dico che sono molto contenta per quanto accaduto in Repubblica Ceca perché non mi aspettavo di fare una simile gara.

L’obiettivo era certamente ottenere il minimo per il Giappone, per poi programmare al meglio i successivi impegni, ma la mia preparazione è ancora in una fase di carico per cui il picco della forma non è stato certamente raggiunto.

In realtà, avevamo programmato, in questo 2020 post lockdown, due momenti top che avrebbero dovuto essere a giugno, quando ho fatto un test agonistico intenso per verificare determinati meccanismi, ma poi il picco reale avrebbe dovuto essere a dicembre in occasione dei campionati italiani su strada.

Sabato, in gara, avevamo deciso che non avrei esagerato con ritmi proibitivi, ma poi verso il sedicesimo chilometro si è avvicinato il mio allenatore e gli ho detto che mi sembrava di passeggiare, e allora mi ha detto di non frenarmi più e sono andata via come volevo, con ottime sensazioni.

Senti, torniamo un attimo a Doha. A mio avviso se ne è parlato troppo poco nel senso che ci si è fermati solo al risultato finale. Cosa è realmente successo?

Diciamo fondamentalmente che il 2019 non è stato il mio anno nel senso che, dopo varie stagioni ad alto livello, mi sentivo in una condizione psicofisica diversa, forse un po’ stanca per vari motivi.

A quanto sopra aggiungo che, a fine luglio, era stato programmato un raduno in Giappone con la nazionale per provare le condizioni climatiche che, presumibilmente, si sarebbero trovate in Qatar.

Purtroppo quell’esperienza non l’ho vissuta al meglio e sono ritornata in Italia in condizioni non ideali che si sono poi trascinate sino a Doha dove, ammetto, di essermi persa a causa di quel clima soffocante, anche se ovviamente so bene che valesse per tutte.

Pur avendo solo 29 anni hai già una carriera straordinaria alle spalle: 1 olimpiade, 5 mondiali, 2 europei, il tutto con due bronzi e un quarto posto proprio nella manifestazione dei cinque cerchi. Quanta voglia hai ancora di soffrire?

Devo dirti che proprio questa stagione così complicata e drammatica per le tristi vicende legate al Coronavirus mi ha fatto capire come il mio desiderio agonistico sia più forte che mai e l’ho capito, in particolare, proprio quando sono state rinviate le Olimpiadi perché, veramente, con tutto il rispetto per la situazione di emergenza, ho sentito che mi stavano togliendo qualcosa per me di essenziale.

Tornando al passato, a quanti anni hai cominciato con la marcia e, mia personale curiosità, hai mai fatto delle gare di corsa?

In realtà, come tante altre ragazze come me, ho cominciato a fare atletica proprio con le garette di mezzofondo, ricordo in particolare a 13 anni un 2000 metri che corsi, con una fatica incredibile, in 7’01, e mi aveva fatto pensare che non ero proprio portata per quel tipo di competizione.

L’atletica però mi appassionava tanto e allora, a 14 anni, con il supporto del mio primo allenatore Tommaso Gentile, ho cominciato con la marcia, disciplina molto tecnica anche se poi, ovviamente, le doti di fondo sono fondamentali.

Quale è stata la svolta agonistica della tua carriera?

Io sono di Mottola, un piccolo centro in provincia di Taranto dove ho vissuto sino al 2012 quando mi sono trasferita a Roma per vivere nel Centro Sportivo Castelporziano di Roma delle Fiamme Gialle, il Gruppo Sportivo a cui appartengo dalla fine del 2009.

Posso dirti che anche se la mia carriera giovanile, da allieva e juniores, mi ha dato delle buone soddisfazioni, il vero cambiamento di passo l’ho avuto da quando sono approdata nella capitale, con particolare riferimento al mio nuovo allenatore, il tecnico Patrizio Parcesepe a cui, sinceramente, mi sento di dovere tantissimo per quanto ottenuto agonisticamente.

Dal 2018, però, non vivi più all’Infernetto, ma hai una casa direttamente a Roma dove vivi con colui che, al tuo ritorno da Rio nel 2016, ti fece una pubblica proposta di matrimonio all’aeroporto su una tappeto di rose, che tutti ricordano perfettamente.

Tuo marito è un marciatore come te, è ancora in attività?

Non credevo ti ricordassi di quell’episodio al ritorno dalle Olimpiadi Brasiliane. In realtà io avevo gettato il sasso, nell’euforia del 4° posto ottenuto e, nell’intervista dopo l’arrivo, lo avevo salutato dicendo, tra le altre cose, che a quel punto poteva anche sposarmi, e lui mi ha preso in parola nel migliore dei modi.

Lorenzo (Dessi) in realtà non gareggia più, ma adesso ha cominciato ad allenare e segue, tra gli altri, anche una ragazzina di 14 anni, Giulia Gabriele, molto promettente e lui dice, per prendermi in giro, che riuscirà a fare in modo che, prima o poi, mi batta in una gara.

Tornando al presente agonistico, domenica ci saranno i campionati italiani di marcia sui 10 km in strada, dove sarai presente. Quali saranno i tuoi programmi dopo?

Come ti ho detto, nonostante il risultato di Podebrady mi abbia sorpreso per la facilità con cui l’ho ottenuto, sono in una fase di carico che si sta esaurendo proprio in questi giorni.

Dopo gli italiani, farò una settimana di rigenerazione, intesa come allenamenti molto defaticanti e poi inizieremo un ciclo di lavoro meno intenso del precedente per arrivare, al meglio, ai campionati italiani di Ostia a dicembre sui 20 chilometri in strada.

Ho sempre avuto un pensiero sulle gare di marcia che ritengo, sicuramente, molto avvincenti ma con il grande limite, a mio avviso, di essere talora molto ingiuste nella misura in cui non sempre sono totalmente oggettive. La valutazione di un giudice, infatti, può condizionare in un senso o in un altro tutta una competizione e vanificare, in pochi attimi, mesi e mesi di allenamenti.

Hai mai sentito il peso di questa situazione?

Sinceramente no. Ci sono delle regole che vanno rispettate e, quando si comincia a praticare tale disciplina si imparano e si è ben consapevoli delle conseguenze.

Io cerco di non pensare mai troppo a chi mi sta intorno, inteso come marciano le mie avversarie, ma penso solo a me stessa e, personalmente, non ho mai avuto alcun problema con i giudici di gara.

Per il 2021 avete già un programma di avvicinamento alle Olimpiadi?

Ancora no, è troppo presto e purtroppo ci sono troppe variabili in questo momento legate anche all’emergenza sanitaria.

Dopo gli italiani di Ostia prenderò un breve periodo di riposo e poi, all’inizio dell’anno, faremo delle attente valutazioni per programmare al meglio la stagione.

Un’ultima banale e scontata domanda. Cosa ti aspetti dalle Olimpiadi?

Non posso e non voglio certo nascondermi dietro un dito. Voglio una medaglia, sento di poterla valere, non so di quale colore ma lotterò con tutte le mie forze per ottenere questo fondamentale risultato.

Grazie veramente Antonella, i tuoi tantissimi tifosi saranno ancor più felici dopo aver colto, in queste tue ultime parole, tutta la tua enorme determinazione.

Il video di Antonella al traguardo di Podebrady

Antonella Palmisano (foto personale)
Antonella Palmisano (foto personale)
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