Muktar Edris Doha 2019
Muktar Edris vince i 5000 metri (foto Colombo/FIDAL)
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Nell’ordine d’arrivo, tutto regolare. Muktar Edris (12:58.85) batte Selemon Barega (12:59.70) e Mohammed Ahmed (13:01.11), confermandosi Campione del mondo. Tre grandi favoriti ad occupare il podio dei 5000 metri. Due etiopi e un canadese, ma africano d’origine. La classifica non rende giustizia alla gran gara che ha fatto Jakob Ingebrigtsen. Non solo giovane, bianco, fortissimo. Ma anche audace, a tratti spregiudicato.

A mezzo giro dal termine, la situazione era ben diversa. Cento metri prima, ingolosito dalla vittoria, il ragazzino norvegese era scattato, spavaldo, in faccia ai grandi della specialità. Gestiva un vantaggio di pochi metri. Ma le energie sono venute presto a mancare. C’era da aspettarselo: va bene esser fenomeni, ma a diciannove anni, e alla prima esperienza al Mondiale dei grandi, non si inventa nulla.

L’oro lo perde a 120 metri dall’arrivo. Il rettilineo finale è una lunga sofferenza, pian piano arretra fino alla quinta posizione (con tuffo, in 13:02.93). Un piazzamento che non rispecchia il suo valore, avesse corso in maniera più accorta. Ma che dice molto sulle potenzialità, presenti e future, di questa stella del mezzofondo. Avrà i 1500 metri per rifarsi, distanza su cui, parla l’accredito, si giocherà ancora più chances.

I tre fratelli Henrik, Filip e Jakob Ingebrigtsen erano presenti al completo al via della finale. Proprio quest’ultimo aveva rischiato di non esserci, per un fuori pista in qualificazione che era stato inizialmente sanzionato con la squalifica. La federazione norvegese ha vinto il ricorso, dimostrando l’involontarietà del gesto. Henrik (13:36.25, 12mo) non ha retto a lungo il ritmo dei primi, forte ma non eccezionale. Filip si è ritirato quando mancavano 500 metri al traguardo, e supportava Jakob nel gruppo di testa.

3000 siepi, l’assolo di Chepkoech

Come da copione, Beatrice Chepkoech (8:57.84, CR) vince in solitaria la gara delle 3000 siepi. Per la detentrice del record del mondo, tutto secondo i pronostici. Un primo kilometro forte (2:53), a staccare le avversarie. Negli altri, ha un po’ pagato l’atteggiamento garibaldino. Ma sul traguardo c’è ancora un po’ di margine. Dietro, la progressione del gruppo è guidata dall’americana Emma Coburn (9:02.35), al primato personale. Trascina al record anche Gesa Krause (9:03.30), sul terzo gradino del podio e nuova primatista di Germania.

800 metri, Nakaayi beffa le statunitensi

In semifinale avevano già messo le cose in chiaro. Halimah Nakaayi e Winnie Nanyondo sarebbero state degli ossi duri per le più quotate atlete statunitensi. Nel primo giro, la giamaicana Goule apre le danze su un ritmo non eccessivo (57.96). Poi è Ajee Wilson (1:58.84, terza al tragardo) ad avanzare, per venire sorpresa dall’attacco delle due ugandesi. Nakaayi tiene e vince (1:58.04), Raevyn Rogers spunta troppo tardi e si deve accontentare della seconda posizione (1:58.18). Per la vincitrice arriva anche il record nazionale.

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