Yassine Rachik Doha 2019
Yassine Rachik in azione a Doha (foto Colombo/FIDAL)
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Non è arrivata la top 10, ma gli azzurri hanno nel complesso non sfigurato sulle strade della maratona, nella notte di Doha. L’ultima gara del programma su strada è anche quella dalle condizioni più favorevoli. La morsa del caldo e dell’umidità ha allentato la stretta. Correre con trenta gradi è sì difficile, ma non deleterio. E i presidi medici allestiti (tardivamente) sul percorso non hanno avuto un gran che da fare.

La conferma di Yassine Rachik

Yassine Rachik è protagonista di una gara accorta che lo porta, dopo un inizio in seno al gruppo, a recuperare progressivamente fino alla decima posizione. Accade al 35esimo kilometro. Il gruppetto di testa (rappresentati Kenia, Etiopia, Sudafrica, Eritrea) è ancora saldo. Soltanto Kirui, il campione uscente, ha pagato lo sforzo e sta perdendo vistosamente secondi e posizioni.

Alle sue spalle, si sfilaccia il primo drappello degli inseguitori. Tra questi l’azzurro, in tendenza positiva e apparentemente lanciato verso una top 10. Ma un problema all’anca compromette la situazione, e lo costringe a un’ulteriore prova di forza di volontà.

Al traguardo, il nostro è dodicesimo (2:12:41), a due minuti dalla vetta. Con la soddisfazione di aver battuto Kirui, e di aver onorato la prima partecipazione ad un Mondiale. Yassine si conferma uno dei grandi della specialità, dopo la rivelazione del bronzo Europeo dello scorso anno, e il gran personale (2:08:05) ottenuto in primavera alla Maratona di Londra.

La progressione di Faniel, i problemi di Meucci

Gran rimonta di Eyob Faniel, capace di una seconda metà in negative split. 42mo alla mezza (1:07:17), finisce addirittura quindicesimo al traguardo (in volata sul tanzaniano Simbu).

C’è da dire che il gruppo aveva iniziato da poco a fare sul serio, e la posizione ravvicinata degli atleti si prestava a simili progressioni. L’unica recriminazione è forse quella di non essere riuscito a prendere Kirui e l’ugandese Musobo, a pochi secondi di distanza. Più avanti c’era già Yassine Rachik.

Per Daniele Meucci, problemi intestinali fin dalla prima fase di gara; lo costringono a un primo stop (intorno alla mezza), poi al definitivo ritiro. Mancavano ancora 10 kilometri, e stava viaggiando intorno alla trentesima posizione.

Il trionfo etiope con Desisa

Nella gara caratterizzata per una buona metà dal tentativo di fuga del paraguaiano Ayala (fino ad un minuto di vantaggio, nel disinteresse del gruppo), la vittoria va a Lelisa Desisa (2:10:40).

L’etiope è protagonista dello scatto decisivo a seicento metri dal termine, in compagnia del connazionale Geremew (2:12:44). Corona così una carriera che aveva fruttato l’argento iridato di Mosca 2013.

In chiave Europa, il quarto posto dello scozzese Callum Hawkins (2:10:57), esattamente come due anni fa nonostante fosse riuscito, partendo con Rachik, a riagganciare in extremis il gruppetto degli attaccanti.