Mutaz Barshim (foto world athletics)
Mutaz Barshim (foto world athletics)
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Il formidabile saltatore in alto del Qatar Mutaz Barshim è diventato a soli 25 anni l’orgoglio del paese dopo aver conquistato due medaglie d’oro consecutive ai Mondiali outdoor a Londra 2017 e a Doha 2019 e un argento ai Mondiali di Mosca 2013, il titolo mondiale indoor a Sopot nel 2014, due medaglie alle Olimpiadi (bronzo a Londra 2012 e argento a Rio de Janeiro 2016), un oro ai Mondiali Juniores a Moncton 2010 e il record asiatico di 2.43m al meeting di Bruxelles nel 2014.

Curiosamente il nome Mutaz significa proprio “orgoglio” in arabo. Barshim ha entusiasmato gli appassionati di atletica per lo stile elegante e la leggerezza di una farfalla con i quali valica l’asticella.

Prima dell’ascesa a livello internazionale di Barshim, il Qatar si era messo in luce nel mondo dell’atletica soprattutto nel mezzofondo grazie ai grandi risultati di atleti originari di paesi africani naturalizzati dal ricco paese del Golfo Persico.

Barshim ha rappresentato uno dei primi atleti di alto livello nati e cresciuti in Qatar nelle strutture sportive all’avanguardia della moderna Aspire Accademy.

Una passione di famiglia

La carriera di Barshim iniziò nel mezzofondo e nella marcia sull’esempio del padre, che disputò gare di marcia sulla distanza dei 20 km e di mezzofondo sui 10 km.

Vengo da una famiglia afro-asiatica. Mio padre è di Doha. Mia madre è di origini sudanesi. Quando avevo otto anni guardavo in televisione le gare di mio padre e frequentavo le competizioni dove gareggiava. Mio padre divenne campione del Golfo due volte e vinse medaglie ai Campionati Arabi. Mi portava al campo di atletica e, seguendo il suo esempio, iniziai con la marcia prendendo parte ad un paio di competizioni ma non mi piaceva molto questa disciplina.

Provai successivamente le gare di mezzofondo per un paio di anni, piazzandomi sempre tra i primi tre. Preferivo però le specialità dei salti: era più divertente per me provare il salto in alto, il salto in lungo e il salto triplo.

Preferivo l’alto perché nel lungo e nel triplo le ginocchia non reggevano lo sforzo. A quei tempi sembrava strano che il Qatar potesse sfornare un saltatore in alto. L’allenatore del club di atletica locale Helby Abosalama intuì che avevo talento per emergere nel salto in alto e incominciai a specializzarmi in questa disciplina.

Anche mio fratello minore Muamar Barshim ha continuato la tradizione di famiglia e pratica salto in alto a buoni livelli. In carriera ha superato la misura di 2.28m e ha vinto la medaglia di bronzo ai Giochi Asiatici del 2014 a Incheon”.

Mutaz frequentò la scuola araba di Doha

A scuola ci obbligavano a parlare in inglese solo un giorno alla settimana. Nel corso del tempo la mia conoscenza di questa lingua è migliorata grazie ai viaggi e alla visione dei film in inglese”.

Un grande talento naturale

Barshim si mise in luce molto presto quando superò 2.14m nel 2009 in occasione del terzo posto ai Campionati del Golfo Persico ma incominciò a dedicarsi più seriamente al salto in alto alcuni mesi dopo, quando conobbe il suo attuale allenatore Stanislaw “Stanley” Szczyrba, un tecnico svedese di origini polacche che in passato seguì il saltatore svedese Linus Thornblad, medaglia d’argento agli Europei Indoor 2007 di Birmingham.

Al mio primo allenamento provai a saltare con le scarpe da basket e il mio allenatore rimase stupito. Mi disse che avevo un talento straordinario e che un giorno avrei saltato 2.40m.

Era difficile comprendere come egli potesse credere nella mia potenzialità di raggiungere misure così elevate. Stanislaw è stato per me più di un semplice allenatore, si è comportato come un secondo padre.

Grazie al mio tecnico ho fatto amicizia con il saltatore in alto polacco Artur Partyka (due volte medagliato alle Olimpiadi a Barcellona 1992 e a Atlanta 1996). Mi alleno a Doha nell’impianto della Federazione del Qatar.

Mi sono sempre trovato a casa all’Aspire Accademy dove le condizioni per allenarsi sono davvero ottimali. Gli aspetti della vita di atleta che apprezzo di più sono la competizione e la possibilità di sfruttare al meglio il proprio talento. Mi sono sempre divertito ad allenarmi e gareggiare perché sono sempre stato molto competitivo“.

Mutaz iniziò a mettersi in luce a livello internazionale nel Gennaio 2010 quando superò 2.20m in un meeting indoor a Malmoe in Svezia.

Fu un risultato notevole. Dopo aver realizzato 2.20m cominciai ad avere sempre più fiducia nei metodi di lavoro del mio allenatore. Considero il 2010 come l’anno chiave della mia carriera. Tutte le cose incominciarono a funzionare perfettamente nella mia vita di atleta”.

Il primo titolo mondiale a Moncton

Nel corso della stagione all’aperto 2010 Barshim superò per la prima volta in carriera la misura di 2.31m ai Campionati Asiatici Juniores in Vietnam. Poche settimane dopo conquistò la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo Juniores di Moncton in Canada con 2.30m.

Durante la trasferta canadese molte università statunitensi proposero a Barshim delle borse di studio per trasferirsi negli Stati Uniti a studiare e allenarsi ma il ragazzo rinunciò perché era contento di come si stava sviluppando la sua carriera in Qatar sotto la guida del suo allenatore.

Concluse la stagione della svolta in ambito internazionale con il titolo asiatico a Guangzhou in Cina con 2.27m.

Nel corso del 2011 Barshim ha compiuto ulteriori passi in avanti migliorando il record personale con 2.35m in occasione del successo ai Campionati Asiatici di Kobe in Giappone. Si mise in luce nell’ambito della Diamond League con due piazzamenti tra i primi tre ai meeting di Doha e Stoccolma.

Ai Campionati del Mondo di Daegu si piazzò al settimo posto con 2.32 perdendo la medaglia di bronzo soltanto per aver commesso un numero maggiore di errori rispetto al terzo classificato Trevor Berry delle Bahamas.

Tutti gli atleti compresi tra il terzo e il settimo posto hanno saltato 2.32. Ho perso il bronzo soltanto per aver commesso un errore di troppo. Nel 2011 ho cercato di spingere al cento per cento ma non ero pronto per questi livelli e commettevo troppi errori tecnici.

Sapevo di avere ancora molti margini di miglioramento. L’inverno successivo incominciai a lavorare sempre di più sulla tecnica”.

La prima medaglia olimpica

Barshim aprì la stagione indoor 2012 collezionando una serie di grandi risultati come il record asiatico indoor di 2.33m a Spala in Polonia e il 2.37m ai Campionati Asiatici Indoor di Hangzhou ma ai Campionati del Mondo Indoor di Istanbul non andò oltre il nono posto con 2.28m.

Istanbul rappresentò una grande lezione. Mi sentivo già vincitore prima della gara. Dopo il trionfo ai Campionati asiatici indoor in Febbraio incominciai ad avvertire problemi alla schiena che divennero sempre più intensi durante l’estate dopo aver saltato 2.31m in un meeting a Varsavia. Mi diagnosticarono una frattura da stress alla schiena”.

Nonostante una preparazione fortemente condizionata, Mutaz conquistò una straordinaria medaglia di bronzo con 2.29 alle Olimpiadi di Londra 2012.

Considerando i problemi che avevo avuto alla vigilia dell’Olimpiade, vincere la medaglia di bronzo fu un grande successo.

Per il Qatar si trattava della seconda medaglia nella storia delle Olimpiadi, 20 anni dopo il bronzo di Mohamed Souleiman sui 1500 metri alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Nel mio paese erano tutti orgogliosi di vedere sventolare la bandiera del Qatar durante la premiazione.

Dopo le Olimpiadi di Londra la gente ha incominciato a riconoscermi per strada e a chiedermi l’autografo. Ho ricevuto inviti per partecipare a trasmissione radiofoniche e televisive.

Ho apprezzato molto l’attenzione e i riconoscimenti della gente. Ho dimostrato che anche in Qatar possono emergere campioni in grado di vincere medaglie nei grandi appuntamenti”.

Undici giorni dopo la finale olimpica Barshim eguagliò il record nazionale outdoor superando l’asticella a 2.35 al famoso meeting di salto in alto di Eberstadt in Germania.

Successivamente a Losanna si migliorò ulteriormente di quattro centimetri valicando l’asticella alla misura di 2.39m al termine di un duello straordinario con il campione olimpico Ivan Ukhov e con il bronzo dei Giochi Olimpici di Londra Robbie Grabarz, che superarono a loro volta l’asticella alla misura di 2.37m.

Finalmente ero in grado di spingere senza che nulla potesse frenarmi, ma incominciai a non avvertire più dolore alla schiena”.

L’argento ai Mondiali di Mosca e l’oro ai Mondiali Indoor di Sopot

Durante la stagione indoor 2013 Barshim conquistò cinque vittorie in sei gare disputate ottenendo il miglior risultato a Mosca con 2.37m. All’aperto superò per la prima volta in carriera la misura di 2.40m al Prefontaine Classic di Eugene.

Migliorai di un solo centimetro il mio precedente personale ma entrare nel club esclusivo degli atleti in grado di valicare l’asticella a 2.40m significò tutto per me”.

I problemi alla schiena riaffiorarono nel periodo di avvicinamento ai Campionati del Mondo di Mosca. Nonostante tre settimane di riposo forzato Barshim riuscì a compiere una nuova impresa vincendo la medaglia d’argento con 2.38m al termine di un duello fantastico con l’ucraino Bogdan Bondarenko, che si aggiudicò il titolo mondiale con la misura di 2.41m.

La gara di Mosca è stata una competizione straordinaria e sono contento di aver portato a casa la medaglia d’argento. Il salto in alto è diventato nel corso degli ultimi anni una delle discipline dell’atletica più competitive.

Tanti atleti sono in grado di saltare 2.40m in ogni momento. Prima si vincevano le medaglie con 2.35m-2.36m. Ora queste misure non bastano più neanche per salire sul podio”.

Barshim si aggiudicò il primo titolo iridato a livello assoluto ai Campionati del Mondo Indoor di Sopot, importante località balneare polacca a pochi passi da Danzica affacciata sul Mar Baltico.

Al termine di una gara perfetta Barshim realizzò il record asiatico indoor con 2.38m aggiudicandosi il duello con il russo Ivan Ukhov a pari misura grazie ad un numero minore di errori.

Volevo assolutamente vincere dopo la delusione della precedente edizione di Istanbul. Rispetto ad allora sono cresciuto molto, sono diventato più maturo e in grado di affrontare ogni tipo di sfida”.

A due centimetri dal record del mondo di Javier Sotomayor

Barshim continuò a salire di livello nel corso dell’estate 2014 quando migliorò il record asiatico di un centimetro con 2.41m al Golden Gala Pietro Mennea allo Stadio Olimpico di Roma.

La settimana successiva Barshim e Bondarenko superarono l’asticella alla misura di 2.42m all’Icahn Stadium di New York al termine di una gara memorabile. L’ucraino eguagliò il record europeo detenuto da Patrick Sjoberg imponendosi a pari misura grazie ad un numero minore di errori alle misure precedenti.

In un altro duello ad alta quota Barshim si prese la rivincita nei confronti dell’ucraino nella finale della Diamond League a Bruxelles dove migliorò il record asiatico con 2.43m diventando il secondo miglior saltatore della storia dopo il primatista del mondo Javier Sotomayor, che dal 1993 detiene il record mondiale con il salto da 2.45m realizzato al meeting spagnolo di Salamanca.

Superare 2.43m fu come realizzare un sogno. Il mio allenatore non era sorpreso. Pochi minuti prima mi disse che avrei saltato quella misura. Quella serata non riuscii a dormire. Fu un momento entusiasmante. Il pubblico di Bruxelles creò un’atmosfera straordinaria.

Avrei potuto battere il record mondiale quella sera se non avessi provato una sensazione di appagamento dopo aver saltato 2.43m. Da allora ho avuto molti problemi fisici al ginocchio, alla caviglia e alla schiena e ho dovuto ridurre gli allenamenti.

Negli ultimi due anni sono diventato un atleta più esperto e so esattamente come comportarmi in una determinata circostanza”.

Nella stagione indoor 2015 Barshim ha superato ancora due volte la barriera dei 2.40m al meeting dedicato al solo salto in alto a Banska Bystryka in Repubblica Ceca e a Athlone in Irlanda.

Dopo aver conquistato due successi nella Diamond League a Shanghai con 2.38m e a Eugene con 2.40m, Barshim ha faticato a ritrovare la condizione migliore nelle gare successive classificandosi terzo a Oslo con 2.33m, quinto a Parigi con 2.29m, terzo a Londra con 2.28m e secondo a Stoccolma con 2.28m.

Ai Campionati del mondo di Pechino si è classificato quarto con 2.33m. Un errore in più commesso alla quota precedente di 2.29m gli ha impedito di giocarsi allo spareggio le medaglie con il canadese Derek Drouin, il cinese Zhang Guowei e l’ucraino Bogdan Bondarenko che hanno superato tutte le misure al primo tentativo senza commettere errori fino a 2.33.

Barshim si è riscattato una settimana dopo vincendo il secondo titolo consecutivo della IAAF Diamond League grazie al successo nella finale del circuito a Zurigo con 2.32m.

Ai Campionati del Mondo Indoor di Portland Barshim si è classificato quarto per un errore al secondo salto a 2.33m, a causa di un crampo, e per la quota di 2.36m sbagliata di poco nell’ultimo tentativo a sua disposizione.

Dopo alcuni alti e bassi Barshim è tornato ad esprimersi su eccellenti livelli vincendo la tappa della IAAF Diamond League a Birmingham con 2.37m e il meeting tedesco di salto in alto di Eberstadt con 2.34m.

Ho vissuto una flessione nei miei risultati rispetto alle precedenti stagioni perché è difficile mantenere sempre lo stesso rendimento saltando 2.40m senza correre il rischio di infortunarsi. In vista della stagione olimpica ho fatto alcuni cambiamenti a livello tecnico nei miei allenamenti.

Alle Olimpiadi era importante soprattutto vincere la medaglia piuttosto che ottenere una grande misura”.

L’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro

Alle Olimpiadi di Rio l’atleta del Qatar ha conquistato la medaglia d’argento con 2.36m nella gara vinta da Derek Drouin con 2.38m. Il canadese aveva condiviso il terzo gradino del podio insieme a Barshim quattro anni prima a Londra.

La reazione della gente nel mio paese dopo l’argento alle Olimpiadi di Rio è stata straordinaria. Alle 2.20 della notte anche l’Emiro del Qatar ha seguito in televisione la mia gara e mi ha telefonato subito dopo, promettendomi una grande festa al mio ritorno in Qatar.

Speravo di vincere la medaglia d’oro ma sono comunque orgoglioso del risultato. E’ stata una competizione straordinaria con tanti campioni di alto livello. Il mio allenatore non sempre è contento delle mie prestazioni ma dopo la finale olimpica era davvero soddisfatto. E’ la prima medaglia d’argento nella storia per il Qatar alle Olimpiadi.

A Rio de Janeiro mi sono divertito di più rispetto a Londra quando saltai malgrado un infortunio. Avevo molte aspettative e questo mi ha dato la giusta motivazione. Prima delle Olimpiadi avevo saltato 2.40m in Polonia ma è difficile realizzare queste misure alle Olimpiadi dove ci sono le qualificazioni e la finale.

Nei meeting è più facile ottenere grandi misure perché siamo solo in otto a competere e le condizioni sono più agevoli per saltare bene. Alle Olimpiadi gareggiano 45 atleti in cerca della qualificazione per la finale e contano soprattutto i piazzamenti.

Il mio obiettivo è sempre quello di migliorare ma devo sapermi gestire al meglio. Ora sono più esperto e non commetto più l’errore di saltare al massimo delle mie possibilità in ogni gara; per esempio non ho pensato a battere il record mondiale nell’anno olimpico. In futuro penso di potermi concentrare di più sulle misure.

Le Olimpiadi di Tokyo potrebbero arrivare al momento giusto nella mia carriera ma sarà una sfida difficile. Occorrerà allenarsi in modo intelligente per arrivare pronto a quell’appuntamento. Con il tempo si ha più esperienza e si continua ad imparare: più errori si commettono, più si impara”.

La vittoria ai Mondiali di Londra

Nel 2017 Barshim è stato eletto Atleta mondiale dalla IAAF al termine di una stagione memorabile nella quale ha vinto il titolo mondiale outdoor a Londra e il terzo trofeo della Diamond League dopo i successi del 2014 e del 2015.

Barshim concluse il 2017 con nove dei migliori undici risultati e due misure oltre i 2.40m. Ai Mondiali di Londra ha vinto la gara superando tutte le misure al primo tentativo fino a 2.35m precedendo il russo Danil Lysenko e il siriano Majd Ghazal.

Ero determinato a vincere il titolo mondiale. Mi aspettavo di vincere e sono contento di aver raggiunto il mio traguardo”.

Barshim è diventato il primo atleta asiatico e il primo saltatore in alto a vincere il riconoscimento di Atleta Mondiale dell’Anno in occasione del tradizionale Gala della World Athletics al Grimaldi Forum di Montecarlo.

Il titolo di Atleta dell’Anno del 2017 è stato un grande onore. In quell’anno ha funzionato tutto alla perfezione.

Quando ero bambino, guardavo gli atleti vincere questo premio e sognavo di poter ricevere anch’io questo riconoscimento. Mi ha ripagato di tutti i sacrifici che ho dovuto fare nella mia vita, del tempo che non ho potuto trascorrere con la mia famiglia”.

La stagione 2018 è iniziata con la medaglia d’argento ai Mondiali Indoor di Birmingham con 2.33m alle spalle di Lysenko.

All’aperto ha vinto tutte le gare disputate nel circuito a Doha con 2.40m, Eugene con 2.36m, Oslo con 2.36m, Ostrava con 2.38m e a Szekesfehrvar con 2.40m, ma proprio nell’ultimo appuntamento si è infortunato gravemente alla caviglia durante il tentativo di battere il record del mondo di Javier Sotomayor alla misura di 2.46m.

L’infortunio, che ha ricordato quello subito da Gianmarco Tamberi a Montecarlo, ha richiesto un delicato intervento chirurgico e un lungo stop fino alla stagione 2019 che ha richiesto molta pazienza e forza di volontà.

Il mio obiettivo per il 2018 era battere il record del mondo di Sotomayor prima che il primato tagliasse il traguardo dei 25 anni. L’infortunio era molto grave. Poteva essere la fine della mia carriera.

In quei momenti difficili ho dubitato sulle mie possibilità di tornare”.

Il trionfo di Doha

Il ritorno dopo il lungo infortunio ha reso ancora più emozionante la vittoria ai Mondiali di Doha 2019 in un Khalifa Stadium stracolmo di appassionati tifosi qatarioti e di emiri in festa.

Prima dei Mondiali casalinghi Barshim aveva realizzato un personale stagionale di 2.27m nella gara del rientro agonistico al meeting di Londra sulla pedana che gli regalò il primo titolo mondiale due anni prima.

Aver vinto con la migliore prestazione mondiale stagionale di 2.37m a Doha, sua città natale, ha reso questo trionfo ancora più speciale.

Il Khalifa Stadium era pieno. Ho visto la gioia negli occhi della mia gente. L’Emiro del Qatar era molto emozionato dopo la mia vittoria. Gareggiare in casa mi ha permesso di ispirare le giovani generazioni.

Sono venuti in tanti allo stadio nel giorno della mia finale. Volevo regalare a loro la vittoria. Il pubblico è stato il vero campione di questa serata. Non ero al massimo della forma ma il pubblico mi ha fatto dimenticare i problemi che ho avuto.

L’ atletica è lo sport più bello del mondo. Mi piace gareggiare contro avversari di grande livello in uno stadio pieno. Se avessi vinto senza difficoltà, sarebbe stata una gara noiosa. Mi piace sentire la pressione sulle mie spalle e ho bisogno di gareggiare contro grandi avversari per volare in alto”.

Stile elegante e leggero

Barshim, soprannominato il “Fuscello del Qatar” ha entusiasmato gli appassionati di atletica per il suo stile elegante e la leggerezza di una farfalla con i quali valica l’asticella.

Nel 2017 il telecronista ed ex mezzofondista britannico Tim Hutchings definì lo stile di Barshim “poetry in motion” (poesia in movimento) durante la telecronaca del salto alla misura di 2.40m al meeting della Diamond League di Birmingham avvenuto una settimana dopo il trionfo iridato a Londra.

Barshim è diventato il primo saltatore della storia a superare 2.40m almeno una volta per cinque stagioni consecutive dal 2013 al 2017. Ha superato quota 2.40m undici volte (nove all’aperto e due indoor). Meglio di lui ha fatto meglio soltanto Sotomayor con 21 salti oltre la magica barriera.

La gara di Birmingham è stata davvero speciale. Dopo aver saltato 2.40m presi in mano l’asticella perché volevo portarmela a casa come ricordo. Mi piace saltare in Inghilterra. Mi ha sempre portato fortuna.

Nel 2012 vinsi la medaglia di bronzo olimpica a Londra dopo una stagione difficile a causa di un infortunio alla schiena”.

Carattere generoso

Barshim ha un carattere molto estroverso, che lo ha reso uno dei personaggi più amati della Regina degli sport. Con gli avversari ha costruito un bel rapporto di amicizia che va al di là della rivalità.

Nel salto in alto non esistono rivalità. Siamo tutti amici al di fuori della pista. Il nostro principale avversario è l’asticella che dobbiamo superare”.

L’amicizia con Gimbo

Nel 2016 Mutaz fu il primo a soccorrere Gianmarco Tamberi dopo l’infortunio di Montecarlo che precluse al campione marchigiano la partecipazione alle Olimpiadi. Tamberi era tra gli invitati al matrimonio di Barshim con Alexandra in Svezia.

Tra gli altri atleti presenti alle nozze di Mutaz c’erano anche Renaud Lavillenie e Wayde Van Niekerk.

Dopo il 2.43m di Bruxelles del Settembre 2014 ho dovuto affrontare una serie di infortuni alla schiena e al ginocchio, quindi so quali sofferenze ha dovuto attraversare Gimbo. Sono certo che in futuro faremo tante belle sfide ad alta quota”.

Le parole di Tamberi sul rapporto speciale che lo lega a Barshim

Barshim è un ragazzo d’oro Dopo la gara andata male a Parigi nella stagione del mio ritorno post infortunio Mutaz è venuto a bussarmi alla porta per consolarmi. Piansi di fronte a lui. Abbiamo parlato a lungo quella sera.

Mi ha detto che non dovevo forzare i tempi e che dovevo avere pazienza. Mi dispiace che anche lui abbia dovuto attraversare un momento difficile. L’ho capito perfettamente perché ho vissuto la stessa situazione”.

La passione per il basket, il cinema e la cucina

Ho iniziato ad interessarmi di cinema quando avevo 14 anni. Sono un appassionato di commedie, documentari e di film d’azione ma non mi piacciono i film dell’orrore. Il mio attore preferito è Eddie Murphy, una leggenda vivente del cinema.

Coltivo inoltre la passione per il basket e sono un amante della buona cucina con una predilezione per la pasta, il pollo e il salmone”.

Mutaz Barshim sta preparando le Olimpiadi di Tokyo 2021 all’Aspire Academy di Doha. Ha trascorso il periodo di lockdown a Doha.

Durante il lockdown ho rispettato le regole imposte dal governo per contenere l’epidemia. E’ l’unica cosa che importa quando si tratta di salute. Dobbiamo essere uniti per superare tutti insieme questa situazione.

E’ un problema che riguarda tutti noi e abbiamo bisogno della collaborazione e del sostegno di tutti. Credo che il cambiamento nelle abitudini quotidiane renderà migliori le nostre vite.

Questa situazione ci ha avvicinato e continuerò ad essere così anche quando l’emergenza sarà superata.

L’umanità ci ha dato una nuova vita, e il genere umano non prenderà più tutto per scontato. Durante il lockdown ho continuato ad allenarmi e a svolgere diverse attività a casa come decorare la casa, cucinare, giocare a monopoli e a carte. Ho più tempo per rispondere alle mail”.

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