
Sono passati due mesi e 8 giorni da quella calda sera del 4 ottobre, nel Khalifa Stadium di Doha, dove Gianmarco Tamberi aveva terminato la sua gara di salto in alto, terminata in ottava posizione e, appoggiato a un cartellone dello stadio, guardava il suo grande amico Barshim vincere il titolo mondiale, davanti a uno stadio, per l’unica volta in tutta la manifestazione, strapieno.
Sono certo però che, ogni tanto, la stanchezza si appropriasse di Gimbo, in quella posizione della foto di copertina, e che gli occhi si chiudessero per proiettarlo, anche solo per pochi secondi, in un sogno in cui già si vedeva in un’altra finale: quella di Tokio del 2 Agosto 2020.
Per arrivare, al meglio a quell’appuntamento, Gianmarco, come tutti gli anni, farà quattro settimane di ritiro in Sudafrica, a Potchefstroom, insieme al padre Marco e all’altro saltatore in alto Silvano Chesani.
Dopo il suo ritorno, il 24 gennaio, la partenza è il 28 dicembre, Gimbo ha dato, per certa, solo la partecipazione agli italiani indoor di Ancona, il 23 febbraio mentre appare poco probabile la sua partecipazione ai mondiali di Nanchino.
Appare evidente, dunque, che lo staff dell’atleta voglia puntare totalmente sulla stagione outdoor con particolare riguardo, ovviamente, alle Olimpiadi di inizio Agosto, ma anche agli Europei, della fine dello stesso mese, a Parigi.
Ricordo, per i pochissimi che non lo sapessero, che l’atleta azzurro non riuscì a partecipare alle Olimpiadi di Rio, nel 2016 perché, poche settimane prima della competizione, si procurò un grave infortunio a un piede, a Montecarlo, proprio nella sera in cui aveva stabilito il suo ennesimo record italiano con 2,39 metri.
Il 2019 non può certo essere considerato un anno negativo per Tamberi che ha ottenuto un brillante oro europeo indoor a Glasgow, ha saltato come miglior misura 2,32 indoor e 2,29 outdoor, raggiungendo la finale dei mondiali di Doha con l’ottavo posto generale.
Certo, lui avrebbe voluto di più ma, purtroppo, dopo la Diamond League di Roma, a inizio giugno, la sua preparazione è stata condizionata da una serie di piccoli infortuni che non lo hanno fatto arrivare, al meglio, in Qatar.
Il 2020 sarà, per lui, l’anno della vita e sono certo che, con tutta l’esperienza acquisita, saprà gestire al meglio la preparazione in modo tale che, quanto lui stesso dice di sognare ogni notte, da tempo, si trasformi in una esaltante realtà.




