Armand Duplantis (foto European Athletics)
Armand Duplantis (foto European Athletics)

Armand Duplantis, lo svedese detentore del record mondiale di salto con l’asta, sia indoor che outdoor, ha ricevuto il prestigioso e acclamato premio Bragdguldet, medaglia d’oro assegnata ogni anno, dal 1925, dal quotidiano svedese Svenska Dagbladet allo sportivo o alla squadra svedese che abbia ottenuto il risultato più significativo dell’anno.

Duplantis è il primo a vincere questo premio per l’atletica leggera dal 2005, quando la saltatrice in alto Kajsa Bergqvist fu premiata dopo aver vinto il titolo mondiale a Helsinki, in ripresa dopo un infortunio al tendine d’Achille.

Ricordiamo che Duplantis ha battuto due volte il record del mondo, durante la stagione indoor, con salti di 6,17 e 6,18 metri, in due fine settimana consecutivi, a Torun e Glasgow.

Ha poi ottenuto, anche, il primato mondiale all’aperto di Sergey Bubka con 6,15 metri a Roma e, nonostante una campagna estiva limitata a causa della pandemia di coronavirus, Duplantis ha comunque eguagliato il record di Bubka di dieci gare sopra i 6 metri, nello stesso anno.

Ci si sente bene. È davvero bello. Non avevo vinto nel 2018, ma sono tornato e l’ho vinto quest’anno, è un onore. Ho saltato molto bene e davvero in alto, ha detto il fuoriclasse che è tornato in Louisiana, negli Stati Uniti, dopo essere stato in Svezia per tutta la stagione estiva.

Uno dei membri della giuria era Carolina Kluft, la campionessa mondiale, europea e olimpica di eptathlon che ha vinto questo premio nel 2003.

“Sono orgogliosa oggi, come atleta, che Armand Duplantis sia stato premiato con la medaglia d’oro. Sarà molto emozionante vedere la sua ulteriore crescita e, l’anno prossimo con le Olimpiadi, vedremo ancor più di lui” ha detto Carolina.

Duplantis è in lizza anche per il premio Miglior Atleta dell’Anno, che sarà consegnato virtualmente da World Athletics sabato sera 5 dicembre.

Lo svedese è uno dei cinque finalisti, e grande favorito, insieme al norvegese Karsten Warholm, il tedesco Johannes Vetter, lo statunitense Ryan Crouser e l’ugandese Joshua Cheptegei.

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