Marta Zenoni (foto FIDAL)
Marta Zenoni (foto FIDAL)
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Marta Zenoni vive a Ranica, un paese della Bergamasca, tra Nembro, Alzano e la stessa Bergamo, proprio l’epicentro del maggior numero di persone positive al coronavirus, da un punto di vista percentuale e pensiamo che, il 10 % circa dei casi nazionali, sono proprio in questa provincia.

Le sue riflessioni valgono tantissimo perché sono di una grande atleta e giovane donna, anche più sfortunata di altri suoi colleghi in quanto, per lei, è quasi impossibile allenarsi avendo chiuso, per tutti, ogni tipo di impianto sportivo.

Se aggiungiamo che suo padre è anche un medico, la sua testimonianza diventa ancor più significativa e toccante.

I pensieri di Marta

“Allenarsi è davvero difficile, non è chiaro nemmeno cosa si possa o non si possa fare: tutte le strutture sono chiuse, teoricamente l’attività all’aria aperta per gli atleti di interesse nazionale è consentita, ma personalmente sono stata fermata due volte in due giorni dalle forze dell’ordine mentre mi allenavo ed ho dovuto interrompere.

Sul momento mi sento demotivata, poi però mi obbligo a guardare avanti e non smettere di crederci.

Stare tutto il giorno dentro casa, non poter incontrarmi con gli amici per strada o al bar, non poter andare al campo ad allenarmi è dura.

Essendo una persona che non ama la routine, non avrei mai pensato mi potesse mancare così tanto la normalità. È proprio vero che è nei momenti difficili che si apprezzano le piccole cose quotidiane, che di solito diamo per scontate e non valorizziamo abbastanza, come la libertà.

Mio padre essendo medico riporta giornalmente ciò che avviene in ospedale a Bergamo, la provincia più colpita dal virus. La situazione è drammatica, ma so che cooperando nella stessa direzione e seguendo le direttive ce la possiamo fare.

Stamattina ho letto sulla prima pagina di un giornale una frase che mi è rimasta impressa: – le persone speciali in tempi eccezionali si salvano facendo cose normali -.

Quindi restiamo a casa, atteniamoci alle regole e aiutiamo i medici e il personale sanitario ad aiutarci!”.

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