Eliud Kipchoge Ineos 1:59 2019
Eliud Kipchoge festeggia poco prima del traguardo
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Eliud ce l’ha fatta. Ha corso la maratona sotto le due ore. 1h59:40, per essere precisi. Un tempo straordinario. Fino a ieri degno della più fervida immaginazione. Da oggi, realtà.

L’Ineos 1:59 Challenge si è trasformato in una marcia trionfale. Con decine di lepri, alternatesi in un balletto dalla precisione millimetrica, a scortare il Campione. Migliaia di tifosi sul percorso (ricavato al Prater di Vienna) e milioni di appassionati a seguire le dirette Youtube e televisive di tutto il mondo. 12 ottobre 2019, segnatevi la data. Perché stamattina è diventata Storia.

Certo, il record non potrà essere omologato. I pacer non sono partiti tutti al km zero, ma si sono scambiati in turni di circa 5 km. Ogni “squadra” era composta da sette elementi, disposti in un ordine prestabilito, tra questi addirittura un “capitano” con il compito di correre esattamente davanti a Kipchoge.

Il tutto per dettare un ritmo più regolare possibile, e limitare al massimo l’influenza del vento. Un’auto precedeva il gruppo, dei laser tracciavano sulla strada la posizione esatta che dovevano occupare gli atleti. Elementi che hanno sicuramente favorito la prestazione, e che non rispettano i canoni della Federazione Internazionale per l’ufficialità del risultato.

E nonostante questo, l’impresa di Kipchoge è veramente eccezionale e non potrà essere ignorata. Il keniano, già detentore del record del mondo ufficiale (2h01’39” a Berlino l’anno scorso), ha dimostrato ancora una volta che i limiti esistono per essere superati.

Correre 42 km sul passo dei 2’50” può sembrare mostruoso, ma è possibile. L’allenamento ferreo, la dedizione e la determinazione sono state la chiave di questo miracolo annunciato.

Per Eliud è filato tutto liscio. Tranquillo alle spalle dei suoi alfieri (tra gli altri i fratelli Ingebrigtsen, Selemon Barega, Julien Wanders e Bernard Lagat), non ha mai mostrato segni di cedimento. All’ultimo kilometro, sorpassa i compagni d’avventura e arringa la folla, il sorriso più forte della sua fatica. C’è il sospetto che, volendo, sarebbe potuto scendere sotto l’ora e 59. Non sarebbe cambiato poi più di tanto.

In futuro, un tempo del genere potrà anche essere considerato “normale”, ma non oggi. Ed anzi, se mai una cosa del genere succederà, sarà proprio grazie a lui. Eliud Kipchoge, re della maratona.