Filippo Tortu (foto FIDAL Colombo)
Filippo Tortu (foto FIDAL Colombo)
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Al ritorno dal suo stage con tanti velocisti della nazionale, a Tenerife, ho incontrato Filippo Tortu e con lui ho fatto una veloce chiacchierata sul punto della sua preparazione e su alcuni obiettivi stagionali.

Intervistare Pippo non è più molto semplice perché di lui si è scritto qualsiasi cosa e allora, per comunicare subito qualcosa che nessuno sa, ho il privilegio di anticipare, veramente in anteprima, il suo primo impegno agonistico dell’anno.

Io ovviamente lo so già ma dillo tu ai lettori di SprintNews.it, dove debutterai?

Certo! Io e il mio allenatore, mio padre, abbiamo deciso che correrò il 23 febbraio ai Campionati Italiani Indoor di Ancona e sono felice di questo perché, in realtà, vado sempre a vedere questa manifestazione da spettatore e quest’anno cercherò, invece, di essere protagonista e di onorarla al meglio.

Sinceramente quest’anno non era in programma nessuna gara al coperto ma, a 4 mesi da Doha, e considerando che le prime gare all’aperto saranno a maggio, cominciavo a sentire forte la mancanza dello sparo dello starter, per cui volevo fare almeno una gara e i Campionati Nazionali mi sembrano perfetti.

Ottimo, fatto questo annuncio ufficiale, facciamo allora un passo indietro. Come è andata alle Canarie, non sei molto abbronzato, per cui credo tu non abbia preso troppo sole?

Guarda, in realtà sono abbronzantissimo, perché il mio cuore è sardo ma la mia carnagione brianzola.

I 20 giorni di Tenerife sono andati molto bene, il clima era ideale, l’atmosfera molto bella perché c’erano un sacco di compagni di Nazionale e siamo riusciti a fare tutto quanto ci eravamo prefissati, al meglio.

Puoi darmi qualche dettaglio in più, qualche novità apportata?

La filosofia di lavoro di mio padre, come noto, è molto improntata sulla perfezione della tecnica di corsa per cui si è proseguito, ovviamente, su questa strada nell’ottica di una crescita costante. Abbiamo lavorato molto, quindi, come sempre, su tutti i meccanismi relativi alle varie fasi di corsa.

Leggendo in questi mesi tra le tue varie interviste, mi sembra sia emerso ampiamente come, il 2020, sarà dedicato ancora ai 100 metri. Questo 200 proprio non s’ha da fare?

Già come il matrimonio tra Renzo e Lucia! A parte gli scherzi si dice, da anni, che la mia gara ideale potrebbero essere i 200 e forse è così ma, intanto, sono venuti buoni risultati sui 100, sia cronometrici che di piazzamento, per cui sono curioso di vedere quali margini io abbia ancora su questa distanza.

Come pensa il mio allenatore, credo non si debba avere fretta nel cercare la performance sulla distanza doppia, specialmente in questo anno, in cui ci sono le Olimpiadi e il mio obiettivo è quello di confermare la finale dei mondiali di Doha.

Poi magari qualche 200 lo farò, anche in questa stagione, ma è veramente troppo presto per pensarci.

Ripensando ai mondiali del 2019 non posso non ricordare quella fantastica finale acciuffata per 1 millesimo, con il risultato uscito dopo oltre due minuti di interminabile attesa. Tu come li hai vissuti?

In realtà, preso dalla trance agonistica,  non ho ben realizzato cosa stesse succedendo. L’ho scoperto mentre ero già alla postazione Rai per l’intervista, ma salutavo chi mi passava intorno, mi guardavo in giro, insomma non avevo proprio realizzato fosse trascorso tutto quel tempo.

Non sembravi neanche emozionato più di tanto dopo aver saputo del risultato, e hai anche trovato la forza di fare la battuta “come dicono i francesi a frappé” che, per chi non lo sapesse, è tratta da un film del 1980 con Lino Banfi, intitolato ” La dottoressa ci sta col colonnello”.

Come ti è venuto in mente, in quel momento, di uscire con quella frase finale?

Mio padre, oltre ad avermi trasmesso dei buoni piedi, mi ha anche educato al culto della commedia all’italiana degli anni ’80. Lino Banfi è uno dei miei idoli e avevo promesso che, se fossi arrivato in finale, avrei salutato, alla fine, in quel modo. 

L’eco dei tuoi risultati è sempre più vasto e, di conseguenza, complice anche la gara in cui eccelli, stai facendo confluire nell’Atletica Italiana sempre più interesse, a partire dai ragazzi che cominciano a capire come non esista solo il calcio.

Sei consapevole di questo tuo ruolo, chiamiamolo sociale e promozionale per questo sport e senti, in qualche modo, il peso di tale responsabilità?

Sono molto felice di essere di esempio e stimolo per i giovani che vogliano avvicinarsi all’Atletica e, infatti, quando posso, cerco di partecipare a delle iniziative promozionali nelle scuole o per le scuole.

Per me non è un peso, io cerco di dare il massimo, sempre, e se riesco a raggiungere i miei obiettivi so che posso anche essere di ulteriore riferimento per qualcuno.

Tornando al tuo debutto, che ci hai appena annunciato, agli Italiani Indoor di Ancona che obiettivo ti poni?

Ogni volta che mi fanno questa domanda, la risposta è sempre la stessa, cercherò di migliorare il mio personale (6″58), ma anche di verificare le sensazioni in gara, perché un conto è l’allenamento, ma la competizione è tutta un’altra cosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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