Salvino Tortu lancia Filippo verso i prossimi obiettivi

Intervista esclusiva al tecnico e padre del campione olimpico Filippo Tortu

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Nella notte appena passata c’è stata la mostruosa prestazione di Noah Lyles che, nella settima giornata dei campionati iridati di Eugene, ha realizzato il crono di 19″31, terzo tempo mondiale della storia, nella finale dei 200 metri dove purtroppo non ha partecipato Filippo Tortu che avrebbe certamente meritato di essere presente a questa gara, il cui ingresso gli è stato precluso per una manciata di millesimi, pur avendo ottenuto con 20″10 la sua miglior prestazione in carriera.

La gara di Filippo, pur con la beffa dell’eliminazione, è stata universalmente giudicata come una grande vittoria perché il velocista azzurro, indimenticabile interprete dell’ultima frazione della staffetta d’oro alle Olimpiadi di Tokyo, ha di fatto corso in 24 ore le sue due migliori gare in carriera, in quanto gli altri due crono inferiori al 20″18 della batteria iridata erano stati realizzati in altura e con vento maggiormente a favore, e questo denota una grande condizione dell’atleta nell’ottica della staffetta in programma per domani, ma anche e soprattutto per gli Europei di Monaco di Baviera che lo vedranno sui blocchi dei 200 dal 18 agosto.

Per un’analisi più dettagliata e per sapere qualcosa di più sulle sensazioni di Filippo, in gara e adesso, ci siamo confrontati con il suo allenatore Salvino Tortu, come tutti sanno anche suo padre, che ci ha inviato cortesemente tutte le foto di questo articolo.

Prima di porgli le nostre domande ci piace sempre ricordare come la sua storia di tecnico della velocità sia cominciata, come accade a tanti, alla fine di un percorso agonistico da sprinter, ma non assoluto bensì nell’ambito dell’attività master, perché lui pur essendo stato da giovanissimo un atleta molto promettente aveva abbandonato tutto alla soglia dei 20 anni.

L’Atletica, però, l’ha aspettato al varco di un giorno di primavera di circa 15 anni dopo quando, facendo un giro in bici tra le campagne della zona in Brianza dove si era trasferito dopo il matrimonio, si è ritrovato di fronte un campo sportivo, quello di Besana Brianza e lì, all’improvviso, è rinato l’interesse e non si è mai più spento per quello sport dimenticato da tanto tempo.

Il resto è quasi storia, con i suoi ripetuti successi nelle varie categorie master, il figlio maggiore Giacomo buon velocista e primo atleta di livello da lui seguito e portato ad ottenere importanti affermazioni a livello giovanile, e poi l’esplosione del figlio più piccolo Filippo, un talento rarissimo se solo si pensa che, nella storia dell’atletica, oltre a lui solo tre uomini dalla pelle chiara sono scesi nei 100 metri sotto i 10 secondi, l’ultimo dei quali lo statunitense Mat Bowling da pochissimi mesi.

Filippo Tortu-Salvino Tortu (foto Sprint Academy)
Filippo Tortu-Salvino Tortu (foto Sprint Academy)
Ciao Salvino e grazie naturalmente per la tua disponibilità. E’ passato più di un giorno ormai dalla splendida ma sfortunatissima semifinale di Filippo. Sei più contento o rammaricato adesso?

Ciao e grazie te. Ovviamente per i primi minuti dopo l’arrivo, con anche l’iniziale sensazione che Fili fosse davanti, sono stato preso da una certa rabbia ma sinceramente quel che è accaduto nelle ore successive fatte di tantissimi messaggi di complimenti avuti da ogni parte, oltre naturalmente all’ottimo riscontro cronometrico ottenuto, mi hanno totalmente rasserenato e non posso che essere soddisfatto per questo risultato.

Ti dico la verità di aver avuto, e credo di non essere stato l’unico, una certa apprensione sino a prima dell’inizio dei mondiali, per quello che Filippo aveva fatto vedere sia a Rieti sui 100, che nella successiva gara di la Chaux de Fonds sui 200 dove, al di là del tempo un po’ condizionato dalle particolari situazioni ambientali, non mi aveva per niente convinto. Come hai vissuto i giorni della vigilia?

Condivido appieno la tua analisi ma, in realtà, ero molto tranquillo perché sia io che Fili sapevamo che ai Campionati Italiani e in Svizzera le cose non avevano funzionato per una serie di motivi che avevamo perfettamente identificato, ma ero certo che la preparazione fosse stata svolta nel miglior dei modi e, infatti, a Trieste a fine maggio aveva corso un ottimo 100 metri con un clima molto freddo, anche se poi al Golden Gala, pur stando bene, aveva sbagliato l’approccio alla curva.

I 200 metri sono una gara non di puro istinto, che va gestita anche con la testa grazie all’esperienza che si acquisisce nel tempo, ma mi sembra che Filippo stia imparando velocemente, come è d’altra parte nella sua natura. Hai qualcosa da rimproverargli nella semifinale dell’altro giorno?

Assolutamente no, ha in pratica fatto in 24 ore due personali su valori tecnici mai visti, e credo che nessun italiano abbia mai corso così veloce due gare in questa specialità in un simile spazio temporale, anche se ovviamente gli ho detto che forse poteva buttarsi in maniera più decisa, ma mi ha risposto che proprio non ne aveva più e, infatti, se guardi bene ha chiuso un po’ scomposto e rischiato forse anche di cadere.

Con il senno di poi, forse, avrebbe potuto risparmiarsi di più nella batteria che Aaron Brown ha corso in 20″60, non certo perchè come avevo personalmente sperato fosse un po’ stanco dopo le tre prove sui 100 metri. Hai qualche rammarico in tal senso?

Sapevo benissimo come Brown fosse l’unico ostacolo che ci separava dal sogno della finale e, infatti, avevo detto a Filippo di tenere d’occhio solo lui e nemmeno pensare a Knighton che l’avrebbe superato senza problemi, ma Aaron è un grandissimo velocista dotato anche di una enorme esperienza, ed ha saputo gestire al meglio la sua condizione.

Sono comunque felice che Filippo abbia fatto quella batteria in 20″18, correndo comunque controllato negli ultimi metri e dimostrando certamente di valere anche meno del 20″10 successivo e, in ogni caso, voglio ricordare come nel primo 200 stagionale da lui corso a Doha in 20″41, sia pur in prima corsia, Brown chiuse in 20″05 per cui credo che si può anche accettare adesso una sconfitta di soli 3 millesimi.

Il mio personale pensiero in ogni caso è che questa eliminazione, con questi crono nello spazio di 24 ore, abbia maggior valore della finale sia pur prestigiosa raggiunta a Doha sui 100 metri, con i millesimi che allora furono a favore. Tu cosa ne pensi?

Sono totalmente d’accordo, quello fu un grandissimo risultato frutto di una semifinale corsa di cuore dopo una batteria in cui però aveva un po’ faticato, quindi due prestazioni diverse nello spazio di 24 ore mentre questa volta, sempre nello stesso arco temporale, ha ottenuto due risultati molto simili a dimostrazione di una grandissima tenuta, sia fisica che mentale.

Filippo Tortu-Filippo Di Mulo-Salvino Tortu (foto Sprint Academy)
Filippo Tortu-Filippo Di Mulo-Salvino Tortu (foto Sprint Academy)
Come sta Filippo adesso, ha recuperato dalla fatica e come ha vissuto il giorno dopo  la sua eliminazione?

Fili sta molto bene e, come da lui stesso dichiarato alla fine della sua prova, era molto meno stanco di altre volte, e anche questo lo considero un dato molto confortante.

Come me, sul momento ci è rimasto un po’ male ovviamente, ma il giorno dopo era solo molto soddisfatto del crono, perché lui in ogni gara vorrebbe sempre battere il suo precedente limite, e si è subito unito al gruppo della staffetta perché non vede l’ora di scendere ancora in pista ma, prima come da tradizione per lui e tutti gli atleti che ho sempre allenato, ha offerto da bere a tutti i suoi compagni della 4×100 per festeggiare il suo personale sui 200. 

Quando si festeggia qualcosa, c’è sempre modo anche di ringraziare chi possa aver contribuito al raggiungimento di un certo risultato. Tu vuoi farlo con qualcuno?

Mi fa piacere di questa domanda perché ci tengo particolarmente a citare la fondamentale collaborazione, di questi ultimi due anni, da parte di Mario Ruggiu che ha seguito Filippo costantemente con la sua grande professionalità.

Vorrei, però, anche ringraziare tutto lo staff medico della Federazione che in questa trasferta statunitense, sia nel ritiro iniziale di Florence che adesso a Eugene, ci ha messo nelle migliori condizioni possibili grazie pure a una perfetta gestione organizzativa. 

Dopo questo grande mondiale, non ci si può chiaramente nascondere in vista degli Europei di Monaco, e Filippo stesso ha dichiarato alla stampa che punterà decisamente alla medaglia d’oro. Con tutti gli scongiuri del caso quale è il tuo pensiero?

Quando siamo partiti all’inizio della stagione post olimpica ci siamo posti davanti un orizzonte triennale con una calendario che, a causa delle concomitanze causate dalla pandemia, era ricco di ben 5 fondamentali manifestazioni quali 1 Olimpiade, nel 2024 a Parigi, 2 Mondiali nel 2022 a Eugene e nel 2023 a Budapest e 2 Europei, nel 2022 a Monaco di Baviera e nel 2024 a Roma.

L’obiettivo era di ben figurare in ognuno di questi 5 appuntamenti cercando di ottenere il massimo sempre e, se l’auspicio per il primo, quello che stiamo vivendo era di ottenere la finale, posso dire che abbiamo certamente ottenuto il massimo che, a questo punto, per gli Europei può essere una medaglia d’oro, ma anche un podio in funzione di variabili che possono sempre accadere.

Per te che sei un grande appassionato di atletica, vivere l’atmosfera di un mondiale, anche se ormai è già la terza volta dopo Londra 2017 e Doha 2019, credo sia sempre un’enorme emozione. Raccontami un piccolo aneddoto di questi giorni, qualcosa che ti abbia inorgoglito o comunque fatto in qualche modo piacere.

Sono tante le situazioni vissute in questi giorni che mi hanno regalato momenti di soddisfazione personale, al di là ovviamente dei momenti agonistici, e tra questi sicuramente gli infiniti messaggi di complimenti che ho ricevuto dopo la semifinale di Filippo, che mi hanno fatto capire come quel risultato andasse interpretato solamente come un successo.

Una cosa che mi ha fatto sorridere, invece, e in qualche modo ripensare al mio ritorno di tanti anni fa sui campi di atletica, è stato quando l’altro giorno ho incrociato Fred Kerley, atleta che stimo molto a livello umano avendolo conosciuto l’anno scorso a Nairobi e dove l’ho rivisto anche quest’anno a inizio maggio, il quale mi ha salutato affettuosamente dicendomi “Hi coach”. Chi l’avrebbe mai detto visto che tanti anni facevo il tecnico solo per te quando ci allenavamo al mitico Campo Mario Giuriati di Milano.

Grazie ancora Salvino, anche per avere avuto la pazienza di allenare un pezzo di legno come me, ma per finire vorrei da te che lo conoscevi bene un breve ricordo di quel grande giornalista che è stato Vanni Loriga, scomparso ieri e a cui anche Filippo ha fatto in diretta televisiva una dedica speciale.

Ti potrei raccontare tante cose ma per motivi di tempo voglio solo dirti, per farti capire lo spessore della persona, come nell’occasione citata da Filippo in cui si presentò a vedere la sua maturità 5 anni fa, Vanni prese un treno da solo, senza avvertire nessuno, perché ci teneva particolarmente ad essere presente.

Sia io che Fili gli volevamo talmente bene che, l’altro giorno, avendo saputo della sua scomparsa quando non eravamo insieme, ci siamo poi sentiti al telefono per altri motivi ed entrambi avevamo paura a dare la notizia all’altro.

Salvino e Filippo Tortu (selfie di Filippo)
Salvino e Filippo Tortu (selfie di Filippo)
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