Wayde Van Niekerk (foto world athletics)
Wayde Van Niekerk (foto world athletics)
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Il velocista sudafricano Wayde Van Niekerk ha riscritto la storia dei 400 metri vincendo il titolo olimpico a Rio de Janeiro in un formidabile 43”03, prestazione cronometrica con la quale ha migliorato di 15 centesimi di secondo il primato mondiale dello statunitense Michael Johnson, che resisteva dai Campionati del Mondo di Siviglia dell’Agosto 1999.

Pur battuti nettamente, Kirani James e Lashawn Merritt hanno vinto l’argento e il bronzo correndo rispettivamente in 43”76 e in 43”78 nella più grande gara di sempre sul giro di pista.

Sono sorpreso per come sono riuscito a concludere forte la finale di Rio. Non è stata un Olimpiade facile a causa di alcuni piccoli problemi alla schiena e alla coscia avvertiti durante la batteria e le semifinali.

Prima della finale avevo ancora dei dolori ed ero molto emozionato al momento di andare ai blocchi di partenza ma ho creduto nell’aiuto di Dio. Dopo lo start non ho più avvertito alcun fastidio. Gli ultimi 100 metri sono stati un vero miracolo.

Quando ho rivisto la mia gara mi sono chiesto se ero davvero io a spingere così forte sul rettilineo finale? Ho dovuto darmi un pizzicotto per rendermi conto dell’impresa da me compiuta contro avversari fortissimi.

Ho sempre sognato questa medaglia. Nella mia carriera mi sono ispirato a campioni come Usain Bolt e Michael Johnson. Anche Kirani James e Lashawn Merritt sono stati per me dei modelli.

Ritengo che la finale di Rio non sia stata la gara perfetta. Ho ancora molti margini di miglioramento soprattutto nella prima metà gara e spero così di poter abbattere il muro dei 43 secondi.

Non penso che correre in ottava corsia a Rio mi abbia limitato; anzi mi ha permesso di pensare unicamente alla mia gara senza preoccuparmi dei riferimenti ai miei avversari. La vittoria olimpica non ha cambiato la mia vita ma è una bella sensazione essere considerato come un modello e una fonte di ispirazione per i giovani che si avvicinano all’atletica.

L’atletica sudafricana sta vivendo un grande momento grazie ai velocisti, ai saltatori in lungo, all’ottocentista Caster Semenya e alla giavellottista Sunette Viljoen”.

Il primo a complimentarsi con Wayde è stato proprio Michael Johnson, che quel giorno commentava la finale olimpica di Rio ai microfoni della televisione britannica BBC.

Wayde è ancora molto giovane. Il record del mondo è ora in buone mani. Potrebbe essere il primo uomo della storia capace di scendere al di sotto dei 43 secondi sui 400 metri. Dopo il ritiro dall’attività di Usain Bolt, Van Niekerk potrebbe diventare la nuova star dell’atletica mondiale”, disse Johnson commentando l’impresa del sudafricano.

La serata del record del mondo dei 400 metri a Rio de Janeiro è stata caratterizzata dall’abbraccio del fuoriclasse giamaicano Usain Bolt, che interruppe un’intervista nella zona mista riservata ai giornalisti per correre a congratularsi con Van Niekerk a testimonianza del forte legame di amicizia tra questi due campioni nato durante un periodo comune di allenamenti nel Giugno 2016 in Giamaica in occasione di un meeting internazionale organizzato dal Racers Club diretto da Glen Mills, allenatore di Bolt.

Wayde è stato fantastico a compiere una simile impresa partendo dall’ottava corsia. Durante il nostro periodo di allenamenti a Kingston il mio coach Glen Mills aveva detto che Wayde poteva battere il record mondiale. E’ veloce ma anche forte e resistente e ha dimostrato queste qualità proprio nella finale di Rio”, commentò Usain Bolt.

Ho costruito un rapporto di amicizia molto solido con Usain. Se lui è stato il re dell’atletica, io sono il principe. I risultati che ha raggiunto in pista parlano da soli.

E’ stata una fonte d’ispirazione ed è stato un momento speciale quando si è avvicinato a me per congratularsi. Ha giocato un ruolo importante nel motivarmi e nell’aiutarmi ad avere fiducia nelle mie possibilità”, ha confermato Van Niekerk.

Una famiglia di atleti

Wayde è nato a Città del Capo il 15 Luglio 1992 ma ha vissuto dall’età di 12 anni in un quartiere residenziale a Bloemfontein, città sudafricana di circa 370000 abitanti.

Ha ereditato la passione per l’atletica dalla madre Odessa Swarts, ex velocista sudafricana di talento con un record personale di 11”91 sui 100 metri a 16 anni e saltatrice i alto da 1.80m. Odessa, cresciuta nel difficile periodo dell’apartheid, non ebbe la possibilità di gareggiare a livello internazionale ma trasmise al figlio l’amore per l’atletica.

Devo tutto a mia madre. Grazie a lei ho proseguito la tradizione di famiglia. Sono contento di sentire quanto la gente sia ancora orgogliosa dei risultati raggiunti da mia madre. Desidero ringraziarla per l’educazione che mi ha dato. Mi ha reso un atleta ancora più forte.”

Wayde iniziò la sua carriera sportiva con il calcio, il cricket e il rugby, sport popolarissimo in Sudafrica, terra conosciuta dagli amanti della palla ovale come patria del famoso team degli Springbocks.

Oltre a sua madre, anche altri membri della sua famiglia avevano dimostrato di possedere un buon talento in diverse specialità dell’atletica: Wayne, padre naturale di Wayde, era un buon saltatore in alto con un primato personale di 2 metri.

Il padre adottivo fu un buon mezzofondista prima di allenare Wayde all’inizio della sua carriera. Il cugino Cheslin Kolbe ha rappresentato la famosa squadra degli Springboks di rugby e ha vinto la medaglia di bronzo nel rugby a 7 alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016.

Cheslin debuttò contro l’Australia durante the Rugby Championships 2018, torneo nel quale giocò quattro volte segnando due mete. Lo scorso anno ha contribuito al trionfo degli Springboks nella Coppa del Mondo di Rugby.

Wayde dimostrò fin da giovane qualità fuori dal comune in diverse specialità sia nella velocità sia nei concorsi arrivando a superare la misura di 2.06m nel salto in alto.

Si mise in luce a livello internazionale per la prima volta nel 2010 quando si classificò quarto sui 200 metri ai Mondiali Under 20 di Moncton in Canada, a due soli centesimi di secondo dal terzo posto. Nel 2012 ha iniziato a praticare i 400 metri correndo la distanza in 46”43 a 19 anni.

Negli anni successivi ha continuato a progredire migliorando costantemente i suoi record personali: 45”09 nel 2013, 44”38 nel 2014 e 43”96 nel 2015.

Gareggiare a Moncton ha aperto le porte della mia futura carriera nel mondo dell’atletica. Da allora sono cresciuto molto come atleta, compiendo enormi passi in avanti.

I Mondiali Juniores sono stati fonte di motivazione e di ispirazione: mi hanno fatto capire che avevo talento e che dovevo coltivarlo per raggiungere grandi risultati.

Prima di allora avevo gareggiato per tanti anni solo nelle competizioni scolastiche e Moncton ha rappresentato la mia prima grande manifestazione. Era la prima volta che viaggiavo al di fuori del Sudafrica.

Partii il giorno del mio compleanno. Ricordo lo scalo a Dubai prima di raggiungere il Canada. Il mio diciottesimo compleanno sembrò durare in eterno a causa dei diversi fusi orari. Fu un’esperienza divertente festeggiare il compleanno per due giorni.

Non avevo particolari aspettative dalle gare. Ero semplicemente contento di vestire la maglia del Sudafrica e di rendere felice la mia famiglia. Mi piazzai quarto a soli due centesimi dal canadese Aaron Brown.

Dopo la gara i rappresentanti dei college statunitensi vennero da me per propormi di trasferirmi nelle università americane ma decisi di rimanere in Sudafrica. Credo che la scelta di rimanere nel mio paese sia stata la più giusta per la mia carriera”.

L’atleta di Bloemfontein è entrato nella storia come il primo velocista in grado di correre in carriera sotto i 10 secondi sui 100 metri con 9”98 a Bloemfontein, sotto i 20 secondi sui 200 metri in 19”94 a Lucerna e sotto i 44 secondi sui 400 metri con 43”03.

Tutte prestazioni che rendono il sudafricano uno dei velocisti più completi della storia.

Ad inizio carriera le mie prime passioni erano i 100 e i 200 metri e fino al 2015 non mi piacevano molto i 400 metri perché questa distanza mi procurava molti dolori fisici.

Ora ho imparato ad amare anche i 400 metri che hanno regalato le maggiori soddisfazioni della mia carriera. Sono grato a Dio per l’opportunità che mi ha dato con il mio talento e sto lavorando al meglio delle mie possibilità per non farmela sfuggire”.

Il rapporto con l’allenatrice Sophie Anna Botha

Van Niekerk deve tanto al lavoro costruito nel corso degli anni con la sua coach di sempre Sophie Anna Botha, bisnonna di 78 anni e allenatrice presso la pista dell’Università di Free State.

Devo ringraziare la mia allenatrice per aver creduto in me e aver dimostrato fiducia nelle mie capacità. Nel corso degli anni abbiamo costruito non solo un rapporto sportivo di atleta – allenatore ma anche una relazione madre-figlio.

Mi ha insegnato a lavorare con disciplina in allenamento e a rispettare la puntualità negli impegni. Considera i suoi atleti come figli e ha lavorato con passione per costruire il suo ruolo di educatrice”.

Sophie Anna Botha, conosciuta dai suoi atleti come Tannie Ans (zia Ans), incominciò ad allenare in Namibia nel 1968 dopo aver praticato atletica come velocista e saltatrice in lungo.

Il suo rapporto con Van Niekerk iniziò nel 2012 quando il talento sudafricano si iscrisse alla facoltà di marketing dell’Università di Free State, dove la signora Botha lavorava da 25 anni come capo-allenatrice.

Prima di seguire Van Niekerk, Botha aveva allenato Thuso Mpuang, due volte medagliato alle Universiadi nella velocità (argento nel 2009 e bronzo nel 2011).

Non direi che ero preoccupata all’inizio della mia collaborazione con Wayde ma sentivo un forte senso di responsabilità. Volevo far sì che potesse realizzare a pieno il suo speciale talento.

L’aspetto importante nel nostro rapporto è stato quello di ascoltare le sue sensazioni in allenamento per capire quando spingere o rallentare nel carico dei lavori. Wayde ha una grande forza mentale ed è molto concentrato sugli obiettivi da raggiungere”, queste le parole di Sophie Anna Botha.

L’allenatrice sudafricana ha ancora molti obiettivi da raggiungere con il suo allievo e non ha intenzione di fermarsi.

Non vedo alcuna ragione perché dovrei smettere di allenare. Sono fortunata ad essere ancora in salute; amo la mia attività e ho un bel rapporto con i miei atleti”.

Gemona del Friuli, la seconda casa

Van Niekerk si allena con un gruppo che comprende il velocista Akani Simbine, quinto classificato nella finale olimpica dei 100 metri a Rio de Janeiro 2016 in 9”94 e autore di un record personale di 9”89.

Dal 2012 il gruppo di Sophie Anna Botha si allena a Gemona del Friuli, dove fa base durante la stagione estiva. Dopo il record mondiale stabilito a Rio Wayde ha ricevuto un riconoscimento dal sindaco della cittadina friulana Paolo Urbani durante una speciale cerimonia.

Gemona è la mia seconda casa. E’ un luogo che amo e al quale sono molto legato perché ho costruito in Italia i miei più grandi successi. Il mio rapporto con Sophie Anna Botha funziona alla perfezione.

Siamo ancora molto motivati a raggiungere altri grandi obiettivi. E’ stata la mia allenatrice a convincermi a passare ai 400 metri. Gestisce tanti atleti e ha molta esperienza. E’ una persona piena di energie”.

Oltre alla frequentazione della pista di Gemona Van Niekerk è legato all’Italia da un rapporto di parentela. Nell’albero genealogico di sua madre Odessa c’è una nonna che di cognome si chiamava De Pasquale.

I successi di Van Niekerk hanno coinciso con un periodo d’oro per l’atletica sudafricana, che sta vivendo una vera e propria rinascita grazie ai risultati di grandi talenti come il velocista Akani Simbine, l’altro sprinter Anaso Jobodwana, medaglia di bronzo sui 200 metri ai Mondiali di Pechino 2015 in 19”87 e i saltatori in lungo Luvo Manyonga (argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e oro ai Mondiali di Londra) e Rushvaal Samaai (bronzo ai Mondiali di Londra).

Una rapida ascesa

Con l’oro olimpico conquistato a Rio de Janeiro il ventiquattrenne di Bloemfontein ha arricchito la sua prestigiosa bacheca un anno dopo il primo titolo mondiale al Bird’s Nest di Pechino.

Van Niekerk salì sulla ribalta internazionale nel corso dell’estate 2015 quando vinse la tappa della IAAF Diamond League allo Stade de France di Parigi Saint Denis in 43”96, primo tempo della sua carriera al di sotto dei 44 secondi. In quell’occasione riuscì a battere per la prima volta il talento dell’Isola Caraibica di Grenada Kirani James, campione olimpico a Londra 2012.

I titoli mondiali a Pechino e Londra

A fine Agosto dello stesso anno la giovane star sudafricana conquistò il primo titolo mondiale della sua carriera al Bird’s Nest in 43”48 precedendo lo statunitense Lashawn Merritt (43”65) e Kirani James (43”78). Per la prima volta nella storia tre uomini sono scesi sotto la barriera dei 44 secondi in una gara di 400 metri.

Negli ultimi 50 metri non avevo più energie ma partire forte nei primi 200 metri era l’unico modo per battere campioni come Lashawn Merritt e Kirani James. Ho finito la gara sfinito e dovettero portarmi all’ospedale”.

Ai Campionati sudafricani del 2017 Wayde ha vinto i 200 metri in 19”90 e si è classificato secondo sui 100 metri alle spalle di Akani Simbine.

In avvicinamento ai Mondiali di Londra ha migliorato i record personali correndo i 100 metri con 9”94 a Velenje, i 200 metri con 19”84 a Sommerville, i 300 metri con 30”81 a Ostrava (migliore prestazione mondiale all-time) e ha vinto le tappe della Diamond League a Losanna in 43”62 e a Montecarlo in 43”74.

Van Niekerk si è confermato campione del mondo ai Mondiali di Londra 2017 vincendo l’oro sui 400 metri in 43”98 sotto la pioggia e l’argento sui 200 metri in 20”11 a due centesimi dal vincitore Ramil Gulyev.

I Mondiali di Londra sono stati l’ultima apparizione di Van Niekerk in una grande rassegna internazionale. Nell’Ottobre 2017 un grave infortunio al legamento crociato del menisco durante una partita benefica di touch rugby e la conseguente operazione lo hanno tenuto fermo per due stagioni.

Nella stagione invernale sudafricana 2020 Van Niekerk è tornato a gareggiare a buoni livelli correndo i 100 metri in 10”10 e i 200 metri sulla pista di casa di Bloemfontein.

Non posso incolpare nessuno per il mio infortunio. Sono stato io a prendere la decisione di giocare quella partita di rugby, a mettermi in quella situazione.

Sono un atleta professionista e le decisioni che prendo mi riguardano e mi rimane il rammarico per quello che ho fatto, ma trascinarmi addosso le colpe non mi avrebbe fatto tornare più forte.

Con un infortunio come il mio, ci sono così tante battute d’arresto per le quali devi fare un passo indietro e assicurarti di prendere decisioni responsabili che non causino ulteriori danni. Ho dovuto essere molto cauto nel trovare un equilibrio tra spingere per trovare i miei limiti e non esagerare.

I risultati di inizio stagione hanno dimostrato che ho ancora la velocità e la forza che avevo prima dell’infortunio”.

La pandemia da coronavirus ha ritardato di un anno la difesa del titolo olimpico, ma Wayde continua a lavorare a casa durante il lockdown.

Fortunatamente ho una palestra a casa mia e un tapis roulants. I casi di contagio continuano a salire e sono preoccupato ma a Bloemfontein la situazione è sotto controllo.

La mia allenatrice ha 78 anni. E’ una persona molto motivata ma ha preso la decisione più saggia di rimanere a casa. In questo periodo non può seguirmi come avrebbe voluto. Ad inizio pandemia ho temuto per lei, sapendo che il coronavirus colpisce soprattutto le persone più anziane.

Ho preso la decisione del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo per il verso giusto. Avrò più tempo per prepararmi e investire sulla mia carriera. Tokyo sarà un altro mattone nella costruzione di un progetto più ampio.

Potendo lavorare per un altro anno, mi presenterò in condizioni migliori e più affamato. Allenarsi nel giardino di casa per preparare una rassegna così importante sarebbe stato pericoloso.

Non ho mai temuto di non poter tornare ai livelli di prima. Dopo l’operazione ho sempre avuto chiaro quale sarebbe stato il percorso da seguire. Mi è dispiaciuto non poter difendere il mio titolo mondiale lo scorso anno a Doha.

In questi mesi sono diventato più determinato, mentalmente posso affrontare qualsiasi avversità. Non avverto più fastidi al ginocchio”.

Durante il lungo periodo di assenza di Van Niekerk i 400 metri hanno conosciuto un periodo di grande splendore grazie ai risultati di Steven Gardiner (campione del mondo a Doha con 43”48), Michael Norman (43”45) e Fred Kerley (43”64).

Ho enorme rispetto per Gardiner, Kerley e Norman. Ho ancora la fame e la determinazione necessarie per realizzare ancora grandi prestazioni. E’ un palcoscenico dove è tutto possibile. Ovviamente non prendo alla leggera la loro sfida.

Devo concentrarmi su me stesso e su dove voglio arrivare come atleta e ciò che voglio raggiungere. L’obiettivo è continuare ad essere il numero uno e migliorarmi. Chiunque si presenti durante questo percorso, accetterò la sfida. Vinca il migliore.

Spero di poter tornare in pista appena sarà possibile. L’obiettivo di diventare il primo quattrocentista a correre il giro di pista in 42 secondi mi motiva a lavorare ancora più duramente e a competere a quel livello per molti anni a venire. Voglio migliorare i miei personali sui 100 metri (9”94) e sui 200 metri (19”84).

Credo di avere la capacità per essere competitivo a livello internazionale in tutte e tre le specialità“.

La passione per il Liverpool

Van Niekerk coltiva la passione per il calcio e segue di frequente le partite del Liverpool, sua squadra del cuore.

Mio padre fa il tifo per il Manchester United, mio fratello è un fan dell’Arsenal. A me piace fare il tifo per gli underdogs, le squadre che partono senza i favori del pronostico e per questo è nata la mia passione per il Liverpool. Il Manchester United era abituato a vincere tutti i titoli e ho sempre sognato di poter vedere i giocatori del Liverpool alzare qualche trofeo.

Ho letto tanto sulla storia del Liverpool e mi sono innamorato subito dei calciatori che giocano per questo club. Dopo la vittoria ai mondiali di Pechino ho ricevuto un messaggio di congratulazioni del portiere del Liverpool Simon Mignolet e sono rimasto molto emozionato per le sue belle parole.

Nel giorno del Boxing Day (26 Dicembre) di qualche anno fa sono riuscito a coronare il mio sogno di assistere ad una partita della mia squadra del cuore a Anfield Road, stadio di calcio del Liverpool. E’ stata un’emozione poter ascoltare dal vivo l’inno del Liverpool – We will never walk alone-. Sono contento che il Liverpool sia ormai vicino alla conquista della Premier League”.

Wayde è un campione non solo in pista, ma anche fuori. E’ un ragazzo molto educato e gentile. Alla vigilia del meeting di Losanna ringraziò la traduttrice della conferenza stampa pre-meeting per l’eccellente lavoro svolto davanti ai giornalisti.

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