Primo Nebiolo (Foto Archivio Fidal)
Primo Nebiolo (Foto Archivio Fidal)
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Il 7 novembre del 1999 moriva, a Torino, Primo Nebiolo, il Presidente dei Presidenti della Fidal, l’uomo che, essendo a Capo della Iaaf dal 1981 sino al giorno della sua morte seppe trasformare l’Atletica da sport di nicchia a evento spettacolo.

A vent’anni dalla sua scomparsa sono cominciati, in questi giorni, i doverosi ricordi e mi sento di offrire anche il mio, perchè Nebiolo è stato veramente un dirigente straordinario, ma soprattutto un uomo che ha vissuto sino all’ultimo secondo della sua vita con un amore smisurato verso l’Atletica e il sogno, utopistico, di farla diventare lo sport più seguito del mondo.

Nebiolo è stato, certamente, un personaggio molto autoritario, che non guardava in faccia a nessuno per raggiungere quel che voleva ottenere. Con la sua energia e il suo lavoro continuo, però, è riuscito a superare qualsiasi barriera al punto da essere riuscito ad essere Presidente della Iaaf per ben 18 anni, lui che nemmeno sapeva parlare in inglese ma, che sapeva perfettamente farsi capire con le sua azioni.

Niente o nessuno poteva fermarlo quando decideva di fare qualcosa e di cose, per l’Atletica, ne ha fatte tantissime, tutte indimenticabili. Come tutti i potenti è stato criticatissimo, ma è sempre riuscito a riemergere, anche di fronte a degli scivoloni evidenti come quello del salto di Evangelisti, nel 1987, a Roma.

E’ stato l’inventore dell’Atletica spettacolo, come la Diamond League, i Campionati del Mondo ogni due anni, le Universiadi e, in ogni caso, cercava sempre di inventarsi qualcosa di nuovo per creare interesse intorno allo sport che tanto amava.

Le cronache dell’epoca dicono che, quel 7 novembre del 1999, abbia avuto un attacco di cuore, la sera, a casa sua, in presenza della moglie e del suo dottore e che, una volta chiamata l’ambulanza, si fosse addirittura rifiutato di farsi trasportare dalla barella, ma che sia salito sopra con le sue gambe.

Era un uomo cocciuto, di quelli che pensano di essere immortali ed è morto nel pieno della sua frenetica attività che, in tanti, da tempo, gli dicevano di ridurre. Lui, però, aveva in testa un sacco di progetti e, se qualcuno gli avesse impedito di seguirli, sarebbe stato ben peggio di quel che poi è accaduto, per l’inesorabile legge della vita.

Credo che non abbia mai pensato al giorno della sua fine ma, se per un attimo la sua mente si fosse fermata su quel pensiero, sono certo che avrebbe desiderato andarsene in quel modo: onorato e temuto, da tutti, come sempre.