Addio a Tamara Press

    La scomparsa della grande lanciatrice ucraina, ai tempi agonistici russa.

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    Appena prima di giungere agli 84 anni, se n’è andata Tamara Press: era nata in una città ucraina, Kharkov, che, quando lei era bambina, sarebbe stata presa, perduta, riconquistata e ancora persa dai tedeschi nei più violenti combattimenti urbani della guerra dopo quelli di Stalingrado.

    Tamara era alta ed era grossa: schede dell’epoca le assegnano 1,80 per 102. Il volto era certamente più femminile di quello della sorella Irina, di due anni più giovane, ma sull’una e sull’altra si addensarono sospetti sullo status genetico.

    Qualcuno amava scherzare pesantemente sul loro aspetto e sulla loro dotazione… pilifera. È un fatto che quando il cosiddetto “controllo della femminilità” entrò nei protocolli di ammissione ai maggiori campionati – capitò nel 1966, alla vigilia degli Europei di Budapest – le due sorelle lasciarono la scena con un bottino di 26 record del mondo.

    Il profondo segno di Tamara può esser letto e valutato sia nella collezione di medaglie (tre titoli olimpici, con doppietta peso-disco a Tokyo, e sei corone europee), sia nelle cronologie dei record del mondo: sei nel peso, sei nel disco.

    Fu la prima a spingersi oltre i 18 metri – con violento progresso da 17,78 a 18,55, a Lipsia nel ‘62 – e mancò di poco, 59,70, la barriera dei 60 che sarebbe stata superata di lì a poco, con gran margine, dalla tedesca ovest Liesel Westermann.

    Le sue vittorie olimpiche nel peso furono ampie: a Roma 17,32 contro 16,61 della tedesca est Johanna Luttge; a Tokyo, 18,14 contro 17,61 della tedesca, ancora est, Renate Garischi.

    Nel disco era stata seconda nel ’60, alle spalle della connazionale Nina Ponomaryeva, e a Tokyo riuscì a centrare la doppietta al quinto lancio, lasciando la quarta posizione per la prima: 57,27 lei, 57,21 Ingrid Lotz, originaria della Pomerania Meklemburgo, Germania Orientale. È ancor oggi il più sottile margine decisivo in una gara che mette in palio il titolo olimpico.

    Quanto a Irina, scomparsa nel 2004, è il caso di ricordare la sua vittoria nel pentathlon di Tokyo, conquistata grazie a una prodigiosa “botta” nel lancio del peso. Quel 17,16 le avrebbe assegnato il quinto posto nella gara individuale.

    La britannica Mary Rand, che due giorni prima aveva vinto il salto in lungo, accusò un distacco di 6 metri e 11 centimetri e non le fu sufficiente aver la meglio piuttosto ampiamente (1,72 a 1,63 nell’alto, 6,55 a 6.23 nel lungo, 24.2 a 24.7 nei 200) su Irina nelle tre prove successive per colmare quello spaventoso gap. Su Mary, nessun sospetto.

     

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