Adrianne Haslet a Boston dal dramma alla felicità

    La ballerina che perse una gamba nell'attentato del 2013 ha terminato la maratona per la prima volta

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    Il 15 aprile 2013 la maratona di Boston, la più antica del mondo avendo ieri tagliato la sua 126esima edizione, venne funestata da un terribile e infame attentato terroristico, con due ordigni piazzati nei pressi del traguardo in Boylston Street vicino a Copley Square che causarono la morte di 3 persone, tra cui un bambino di 8 anni, e il ferimento di oltre 260 tra cui 17 di queste ebbero delle gravi mutilazioni.

    Ad Adrianne Haslet, ballerina professionista allora 32enne, toccò in sorte l’infinita sfortuna di perdere una gamba ma, non solo ha reagito con forza e determinazione a questa assurda tragedia che le era capitata per essersi trovata ad assistere da spettatrice a una gara di corsa, ha voluto negli anni seguenti a quel terribile giorno provare a vivere quella maratona da protagonista e ieri, alle 15,15 ora locale dopo alcuni tentativi non riusciti nelle passate edizioni, ha portato a termine i suoi 42,195 km nel crono di 5h18’41 a compimento di un grande miracolo agonistico.

    Per lei dunque, nella mattinata di Boston, la definitiva rinascita e rivalsa nei confronti del destino crudele, grazie anche al fondamentale aiuto offertole dalla sua grande connazionale Shalane Flanagan, vincitrice della maratona di New York nel 2017 e argento sui 10000 metri alle Olimpiadi di Pechino del 2008, che è stata fondamentale nella preparazione di Adrianne dopo i tentativi precedenti di concludere la competizione.

    Bellissima la scena finale del traguardo con l’abbraccio tra Haslet e Flanagan che ha ovviamente corso tutta la gara a fianco dell’amica, e queste le parole della prima felice e piangente dopo l’arrivo: “È semplicemente meraviglioso. Non ho mai sentito così tanto amore e supporto intorno a me da parte della città. Mi ricorderò per sempre di ogni faccia, ogni cartello, ogni cane e ogni bambino visti lungo il percorso”.

    E all’intervistatore che le chiedeva di cosa avesse bisogno dopo la corsa, Adrianne ha risposto candidamente: “Champagne e patatine fritte”.

    Veramente un’altra bellissima pagina di sport per una giovane donna, ora 41enne, che si è vista distruggere i suoi sogni e ha dovuto lottare per cercare di riemergere dall’incubo in cui era piombata, pur nella consapevolezza di essere stata in qualche modo fortunata perché avrebbe anche potuto andare peggio, come lei stessa ha raccontato qualche anno dopo l’attentato.

    Mi sono sentita solo incredibilmente grata di essere ancora viva in quel momento e di essere in grado di vedere di nuovo le persone che amavo, perché avrei anche potuto morire e questa è la molla che mi ha spinto ad andare avanti e a provare, ogni giorno, a tornare a fare quello che facevo prima come camminare, correre ed anche ballare. Sono veramente tanto grata a tutte le persone incredibili che ho conosciuto e che mi hanno sempre aiutata.”

    Molto toccanti e drammatici i ricordi di quel terribile giorno di aprile del 2013 in cui fu colpita dalle schegge della seconda esplosione, quando si trovava tra gli spettatori vicino al traguardo.

    Mi sono ritrovata a terra e ho visto che il mio piede era sparito immediatamente. Durante il processo ho visto un filmato di me che camminavo lungo il percorso e il mostro (l’attentatore di cui non ho mai pronunciato il nome) ed io eravamo quasi spalla a spalla. Ha lasciato cadere lo zaino, ha guardato verso di me e gli altri e si è allontanato“.

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    Incredibilmente la disabilità di Adrianne è peggiorata nel gennaio 2019 quando ha vissuto un ennesimo trauma per essere stata colpita da un’auto mentre si trovava vicino alle strade Commonwealth e Hereford di Boston, un altro punto di riferimento emotivo per lei sul percorso della maratona.

    Avevo il diritto di precedenza, stavo passando sulle strisce pedonali, e qualcuno senza luci stava andando a circa 40 miglia all’ora. Il paraurti della macchina ha colpito la fibra di carbonio della mia gamba protesica ed ho volato per la lunghezza di quasi quattro auto“.

    È atterrata sul fianco sinistro schiacciandosi il braccio. “In realtà sono più disabile al braccio sinistro per essere stata colpita da quella macchina che dall’attentato. È stato debilitante per me in quanto non potevo indossare la mia gamba perché avevo solo un braccio da usare. Non posso ancora torcere il braccio e il gomito sopra la spalla e in un sacco di modi diversi“.

    Questo ennesimo schiaffo della sorte, peraltro, ha ulteriormente ritardato e complicato il suo desiderio di correre e finire la maratona di Boston ma poi finalmente, ieri, è riuscita a coronare il suo sogno lasciandosi definitivamente alle spalle ogni spettro del passato.

    Anche nell’ottica di ridurre al minimo le conseguenze delle problematiche derivanti dall’uso del braccio leso, l’apporto di Flanagan è stato fondamentale e queste le parole profetiche della grande atleta statunitense, qualche mese fa.

    Portava il braccio sinistro come se fosse ancora ferito. Ho lavorato molto sulla sua mente per farle capire l’importanza del movimento e sono riuscita a farle capire che deve muovere il braccio in modo diverso e sono certa che alla prossima maratona di Boston lo userà correttamente.”

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