Eleonora Giorgi - Doha (Foto Colombo Fidal)
Eleonora Giorgi - Doha (Foto Colombo Fidal)
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La mia sensazione è che non si sia dato il giusto risalto al fatto che Eleonora Anna Giorgi, la grande marciatrice milanese, medaglia di bronzo agli ultimi mondiali di Doha, sia balzata in cima alle classifica mondiale della 50 Km e, in ogni caso, terza in quella della 20.

Voglio, allora, farle i complimenti a voce e anche quelli, per la straordinaria gara di Doha, che non sono riuscito a farle lì, perchè ogni volta che la incrociavo era sempre circondata da tanti giornalisti.

L’ho raggiunta telefonicamente e intervistata, durante una pausa del suo primo raduno stagionale, a Tirrenia.

Eleonora, innanzi tutto complimenti per il tuo bronzo dei mondiali e perchè, di fatto, sei la nr.1 al mondo secondo il ranking Iaaf, ora più che mai la bibbia dell’atletica mondiale.

Ovviamente, nelle ultime settimane, ti hanno chiesto di tutto. Voglio allora cominciare chiedendoti dove hai passato le tue meritatissime vacanze?

Grazie Ferdinando. Per tutta una serie di impegni susseguenti ai mondiali, non sono state lunghissime, ma molto belle in ogni caso, essendo stata sei giorni a Mikonos, per godere di in po’ di sole e mare e poi, tre giorni nella splendida Vienna.

Già quel sole che non hai certo apprezzato a Doha. Io c’ero e non ho mai sentito un’umidità così forte, mi sembrava di soffocare solo nei brevi tragitti che facevo da un luogo a un altro con l’aria condizionata.

Come hai fatto a gareggiare per quasi 4 ore e mezza, di notte, in quelle condizioni?

Credo sia impossibile da spiegare, ti dico solo che nella fase del riscaldamento vedevo i giudici e le varie persone che incrociavo, ferme e grondanti di sudore, e mi chiedevo come mai ce l’avrei potuta fare.

In effetti è stata durissima, con tantissimi momenti di crisi in cui ho pensato che avrei voluto mollare, ma poi la testa è stata più forte di tutto e, quando ho tagliato il traguardo, ero talmente felice che non sentivo più alcun tipo di stanchezza, ma solo il desiderio di festeggiare e sorridere a tutti.

Ho sentito, prima delle gare, che tanti atleti della marcia e della maratona, hanno fatto preparazioni mirate, arrivando molti giorni prima e allenandosi, per un certo periodo, di notte durante le ore in cui era programmata la gara.

Quale è stato il tuo approccio alla competizione?

In realtà sono arrivata in Qatar tre giorni prima della gara, non mi sono mai allenata di notte, ma i due giorni prima della gara sono andata a letto il più tardi possibile, per abituarmi a stare sveglia.

Tanta determinazione, coraggio, preparazione, talento e, ovviamente la testa, come hai detto.

Ma quale è l’aspetto mentale a cui hai maggiormente pensato nei momenti più duri, per superare le crisi e andare avanti?

Guarda, nei momenti più difficili quel che emergeva in me era la rabbia, quel sentimento provato, varie volte, quando negli anni passati mi sono trovata, magari anche da favorita per il podio, a subire delle squalifiche che mi hanno impedito di raggiungere l’obiettivo auspicato.

Ho fatto tanta fatica, in questi anni, per migliorare alcuni aspetti tecnici e non avrei mollato, per nessuna ragione al mondo, finchè avessi avuto un briciolo di energia.

Già le squalifiche, purtroppo l’unico punto che non mi fa amare sino in fondo la marcia, perchè ti dico la verità, mi fa soffrire, da appassionato di atletica e degli atleti, pensare che mesi e mesi di preparazione possano essere cancellati, in un attimo, dall’alzata di una paletta da parte di un singolo soggetto.

Ti sei mai sentita, in tal senso, oggetto di una decisione ingiusta?

No, quando ti parlavo della rabbia che mi ha spinto a non mollare, durante quelle infernali ore di Doha, intendo un sentimento nei miei confronti, per non aver saputo controllare, in certe situazioni, il mio gesto atletico. 

Credo, quindi, che le decisioni dei giudici siano sempre state corrette e, in ogni caso, se si sceglie un certo tipo di disciplina bisogna accettarne tutti i vari aspetti.

Quel che dici ti fa ancor più onore. Quale è stata la volta, in ogni caso, in cui hai provato la maggior delusione per una squalifica?

Sicuramente in una 20 km in Coppa del Mondo a Roma, nel 2016,  quando fui fermata a 200 metri dall’arrivo.

Devo dire che lì la delusione fu enorme, un po’ per l’immediatezza del traguardo ed anche tanto, perchè era venuto chiunque a vedermi, essendo in Italia.

E il momento più bello, immagino Doha?

Si, ma forse è stata una soddisfazione ancor maggiore quando ho ottenuto, sempre quest’anno, il record europeo della 50 Km, ad Alytus, con 4h04,50.

Dall’anno prossimo ci saranno delle novità tecniche che porteranno, gradualmente, alla soppressione agonistica della 50 km stessa, presumibilmente già dalle Olimpiadi di Tokio.

Sei preoccupata, per questo, visti i precedenti o ritieni di avere definitivamente superato i problemi tecnici e di poter fare anche la 20 chilometri, senza incorrere nelle soggettive squalifiche?

Come ti ho detto, abbiamo parecchio lavorato su questo con il mio allenatore, Gianni Perricelli, e siamo convinti che la mia marcia sia molto migliorata, avendo curato molto l’aspetto del movimento della parte superiore del corpo, che è poi quella che visivamente i giudici vedono e su cui basano le loro decisioni.

Come è iniziata la preparazione per la nuova stagione e come si struttura, all’inizio?

Molto bene e con il massimo dell’entusiasmo. In questa prima fase si fanno molti allenamenti aerobici e si corre anche abbastanza.

Correre… non riesco ad immaginarti in un movimento libero da schemi, più che altro non ti ho mai vista. 

A tal proposito, come mai hai scelto proprio la marcia?

In realtà la marcia ha scelto me, nel senso che io avevo cominciato a fare atletica nel mezzofondo, da allieva e vanto anche crono ufficiali sui 400 metri, 1’01 circa (e ride).

Poi, un problema al ginocchio mi ha impedito di continuare con quel tipo di attività e la marcia mi è venuta in soccorso per consentirmi di continuare a fare sport a livello agonistico.

Grande Eleonora, un grande in bocca al lupo per la prossima importante stagione e un sentito ringraziamento, da italiano, perchè ci permetti di essere in cima al mondo, almeno in una specialità dell’atletica.

 

 

 

 

 

 

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