
Ho parlato di Giacomo Leone, poco tempo fa, nel ricordo della sua indimenticata impresa di 23 anni fa quando, ultimo degli atleti europei, vinse la maratona di New York.
48 anni, di cui la stragrande maggioranza dedicati alla sua più grande passione, l’Atletica: prima da grande atleta e poi da grande dirigente.
Gli ho chiesto un’intervista che mi ha prontamente concessa, nonostante i suoi innumerevoli impegni che lo assorbono totalmente, lasciando ben poco alla sua vita privata.
Giacomo, quando c’è stata la maratona di New York, il 3 novembre, eri lì a commentarla.
Ti piacerebbe, un giorno, rifarla, solo per l’emozione di ripercorrere i luoghi della tua straordinaria impresa, un po’ come ha fatto Stefano Baldini, la settimana scorsa, ad Atene?
Sono ormai diversi anni che ritorno a New York per accompagnare un nutrito gruppo di runners, tramite un’agenzia viaggi di Roma. Ci ritorno volentieri, per respirare quell’aria particolare che la città offre in quei giorni.
Dopo la vittoria del ’96 ed un 4^ posto (per soli 24”) nel ’99, non ho più cercato di correrla. Nel 2020 sarà il 50^ anno della Maratona di New York e, magari, potrebbe essere l’occasione giusta per prendervi parte.
Tagliare il traguardo, senza alcun limite cronometrico, potrebbe essere davvero emozionante.
Immagino che il momento più bello della tua carriera sia stato quel giorno a New York, me lo confermi?
In realtà no. Devo confessare che New York mi ha permesso di diventare un atleta di caratura internazionale ed in fondo, come dicono gli organizzatori della grande mela, quella maratona crea i personaggi.
Ma il giorno più bello della mia carriera è stato il 3 marzo 2001, quando in Giappone nella maratona di Lake Biwa ad Otsu, ho stabilito il nuovo record italiano con il crono di 2h07’52”.
È stato il punto più alto della mia attività agonistica. Lì sono entrato di diritto nella storia dell’Atletica Italiana.
Cosa ti ha spinto, alla fine della tua carriera agonistica, ad intraprendere la carriera da Dirigente Federale, prima come consigliere Fidal e poi come Presidente della tua regione, la Puglia?
Mi sono candidato per la prima volta a consigliere federale della Federazione di Atletica Leggera nel lontano dicembre 2008 in quota Atleti.
Mi spingeva il desiderio di contribuire alla crescita del movimento, ad un apporto propositivo delle richieste e delle problematiche degli atleti. Il primo mandato non è stato per nulla facile.
Ho dovuto studiare statuto, regolamento organico e regolamenti dei vari CDS o campionati italiani, e confrontarmi anche con una certa diffidenza da parte degli altri consiglieri federali che avevano già una lunga esperienza da dirigenti.
Bisognava azzerare la mente individuale da atleta per realizzare progetti che avessero la più ampia condivisione sul territorio.
La famosa norma che obbliga gli organizzatori a prevedere un montepremi, nelle gare su strada per gli atleti italiani, è stata una mia iniziativa.
Dopo 8 anni da consigliere federale (sono stato rieletto in quota Dirigenti nel 2012), ho deciso di ritornare nella terra natia per mettere a frutto tutta l’esperienza accumulata in quegli anni.
Sei soddisfatto dei risultati ottenuti nei tuoi tre anni di mandato in Regione?
Ho avuto la fortuna di essere stato preceduto da Angelo Giliberto, Presidente uscente, che era riuscito a dare un grande impulso all’atletica regionale.
Continuare nel solco tracciato mi ha permesso di non perdere tempo ed iniziare subito ad attuare una diversa progettualità che aiutasse, sia le società che gli atleti, a crescere.
Grazie allo staff, del comitato regionale, sono riuscito ad imprimere un deciso cambio di passo. La mentalità da atleta agonista mi consente di non accontentarmi mai del risultato ottenuto, ma di provare a migliorarlo stagione dopo stagione.
Ho chiesto alla struttura tecnica regionale di diffondere la conoscenza verso i tecnici che si avvicinavano al nostro mondo e di far crescere il binomio Tecnico-Atleta.
Sin da subito ho investito sulla programmazione di corsi per tecnici di primo livello (ben 120 in due anni), oltre a spingere i tanti tecnici a continuare nella loro formazione.
Ho aumentato i progetti di qualità, incentrati sulla ricerca di risultati di livello, destinando loro quasi il 20% del budget regionale.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
I risultati da soli non bastano se non si forma una nuova classe dirigente che sappia gestire le nostre società, da me considerate le nostre cellule vitali, in modo imprenditoriale.
Cercare risorse da investire sugli atleti, non solo attraverso le quote sociali o i corsi di atletica, ma aprirsi al mondo esterno per attrarre risorse e fare quel salto dimensionale che manca ancora in Puglia.
Ed infatti la Puglia è stata la prima regione ad organizzare un corso di formazione per dirigenti che ha riscosso un notevole successo.
I risultati sono arrivati di conseguenza. Quest’anno siamo stati, come rappresentativa regionale maschile, ben due volte secondi sia al cross che al criterium cadetti.
Ai miei tecnici chiederò ancora una volta di provare a migliorare, impresa ardua, ma bisogna provarci con determinazione e passione.
In tutto questa attività non ho trascurato l’aspetto sociale dell’atletica, promuovendo progetti sociali per aiutare chi rimane indietro, perché l’atletica mi ha insegnato a non lasciare mai nessuno da solo.
Nei prossimi mesi firmerò una convenzione, con l’Università degli Studi di Lecce, affinché gli studenti di Scienze Motorie svolgano il loro tirocinio presso le società di atletica regionali.
Magari tanti di loro rimarranno folgorati dal nostro amato sport e si metteranno a disposizione delle società.
Si parla già delle prossime elezioni della fine dell’anno prossimo per la nomina del nuovo Presidente della Fidal. Qualcuno si è già candidato ufficialmente. Io credo che per gestire una Federazione Nazionale ci voglia competenza tecnica, passione ma anche grande esperienza.
Pensando a te, tutto queste caratteristiche le vedo. Ci hai mai pensato?
Questa domanda mi sorprende, ma allo stesso tempo mi lusinga. I famosi giochi elettorali sono iniziati da molto tempo. Insieme ad un nutrito gruppo di amici abbiamo fondato un movimento denominato “Insieme per l’Atletica”, con la sottoscrizione di un manifesto che ha indicato le grandi linee programmatiche dell’atletica del futuro.
Un gruppo aperto ed inclusivo, che si è dato sin dall’inizio dei sani principi. È emersa la volontà di partire, prima, dalle cose da fare e poi, successivamente, all’individuazione di coloro che possano realizzare tale progetto. Nessuna autocandidatura o preselezione di ruoli. Massima partecipazione e condivisione delle decisioni.
Per dirigere la Federazione del futuro ci vuole conoscenza, determinazione e tanta passione. Sono a disposizione del gruppo per qualsiasi ruolo mi chiederanno di rivestire.
C’è una persona, in particolare, che vuoi ricordare, che abbia segnato il tuo lungo percorso di vita, ora più che mai attivo, nel mondo dell’Atletica?
Di sicuro il mio primo tecnico, Piero Incalza. Mi ha letteralmente raccolto per strada e mi ha portato a vincere la maratona più famosa al mondo.
Non ha mai amato definirsi tecnico, ma educatore. Una volta finito l’agonismo bisogna confrontarsi con la vita, e se non sei stato formato al rispetto delle regole, a non mollare mai, alla pacifica convivenza e alla conoscenza, tutto ti risulterà difficile.
A lui devo molto, forse tutto!
Un sentito ringraziamento a Giacomo e la totale disponibilità di SprintNews.it a raccontare ogni nuova iniziativa della sua Federazione Regionale.





