Mark Dry (foto Getty Images)
Mark Dry (foto Getty Images)
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Hanno fatto abbastanza clamore, fors’anche perché viviamo un periodo senza competizioni, le dichiarazioni rilasciate ieri, alla BBC Sport, del due volte vincitore dei Giochi del Commonwealth Mark Dry.

L’atleta scozzese, specialista del lancio del martello, ha chiesto aiuto all’opinione pubblica del suo paese, per portare il suo caso di doping alla Court of Arbitration for Sport (CAS) e continuare la sua lotta per riabilitare la propria immagine di sportivo.

Erano le prime dichiarazioni rilasciate dal febbraio di quest’anno, da quando è stato squalificato per quattro anni per una vicenda legata al salto di un controllo antidoping.

Questa storia è il mio peggior incubo perché si tratta di un enorme ingiustizia. Non intendo stare zitto facendo la vittima di questa situazione di prepotenza, solo perché non ho abbastanza possibilità economiche per difendermi”. Questo il sunto di quanto affermato da Dry.

Ricordiamo brevemente quanto accaduto tornando al 2018, quando il lanciatore non si fa trovare presente a un controllo antidoping facente parte del protocollo “whereabouts“.

Potrebbe sembrare una colpa non gravissima, ma chiamato a giustificare il perché della sua assenza, l’atleta dichiara di essere andato a pescare e di essersi dimenticato di comunicarlo.

In realtà, non sappiamo bene come, un vicino di casa di Dry ne smentisce la parola e l’atleta ammette di avere raccontato una bugia.

A questo punto, l’UKAD (agenzia britannica antidoping) istruisce un procedimento a carico del martellista e chiede una condanna esemplare, a quattro anni di squalifica, sospendendo subito l’attività agonistica dell’atleta, era il maggio dell’anno scorso, che non può partecipare ai mondiali di Doha.

I giudici di primo grado del NADP, (in pratica il tribunale sportivo antidoping) però, nel procedimento che si svolge a ottobre, si accontentano di dargli una ammonizione verbale e Dry può tornare ad allenarsi normalmente.

Purtroppo per Mark, però, a tale prima decisione è stato presentato appello e il NADP, in seconda istanza, circa quattro mesi dopo, ha accolto la richiesta di squalificarlo per 4 anni in quanto la sua bugia rappresentava una grave condotta intesa a “sovvertire il processo di controllo antidoping” e doveva quindi essere considerato “manomissione grave delle regole“.

La disperazione di Dry parte dal presupposto che non esiste, secondo la giustizia sportiva britannica, un ulteriore metodo di appello.

Ho collaborato pienamente fin dall’inizio e ho ammesso la mia colpa, ma la punizione è totalmente sproporzionata rispetto alla mia mancanza. Questa decisione è ingiusta e sbagliata. Sono innocente e continuerò a lottare per far cancellare questa squalifica“.

La mia è solo una colpa lieve, un’ingenuità e non è possibile che io venga equiparato con qualcuno che ingerisca steroidi” ha poi aggiunto Dry il quale ha anche evidenziato come “io stesso ho scritto a UKAD per chiarire la mia posizione e ammettere la mia bugia“.

Dopo la sentenza del tribunale di appello, la sospensione dalle competizioni del lanciatore del martello scozzese durerà dalla prima sospensione provvisoria dell’8 maggio 2019 e terminerà il 25 settembre 2023 compreso (ovviamente ai 4 anni sono aggiunti i circa 4 mesi in cui l’atleta ha potuto allenarsi, dalla sentenza di primo a quella di secondo grado).

Il vicedirettore degli affari legali e normativi di UKAD, Stacey Cross, ha dichiarato in merito:

Questo caso è un chiaro monito affinché gli atleti si comportino con onestà, durante le procedure antidoping, e capiscano che rischio possano correre, se non lo fanno.

Il ruolo di UKAD è quello di fa rispettare le regole antidoping che si applicano a tutti gli atleti, e ci sono sanzioni molto rigide per chiunque interferisca deliberatamente o cerchi di ostacolare il processo di controllo”.

Da febbraio, Dry ha contattato Scottish Athletics, UK Athletics (UKA), Athletics Integrity Unit e World Anti-Doping Agency (Wada) chiedendo che il suo caso venisse riesaminato e portato alla CAS ma, secondo le regole della UKAD, a un individuo non è permesso di appellarsi contro i tribunali d’appello.

Ad aprile, UKAD ha dichiarato a Dry che spetterà a World Athletics, AIU o Wada esaminare il caso.

Anche l’amministratore delegato della UKAD, Nicole Sapstead, è stata molto esplicita sulla gravità del comportamento di Dry, sostenendo che la sua bugia è stata “una grave violazione atta a minare il processo antidoping, da cui gli atleti e il pubblico dipendono per avere fiducia nello sport pulito“.

Ha aggiunto poi che il tribunale “opera indipendentemente da UKAD” e “porta un controllo obiettivo ai casi“. La sanzione, ha ribadito, è “conforme alle norme antidoping applicabili“.

UK Athletics ha rifiutato di commentare.

 

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