Foto da instagram @massimoambrosini
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Una vita al Milan, con un palmarés invidiabile tra cui spiccano 4 scudetti, 2 Champions e un Mondiale per club. Massimo Ambrosini, che in rossonero ereditò la fascia da capitano di Paolo Maldini, non gioca più a calcio dal 2014, ma non ha mai smesso di correre. La maratona, oggi, è diventata un suo credo.

Ciao Ambro, sono passati quasi sei anni dal tuo ritiro calcistico. Come e quando hai iniziato a pensare di allenarti per sostenere una maratona?
Il mio è stato un approccio graduale: prima di arrivare alla maratona ho avuto l’istinto di cominciare a correre, perché avevo il pensiero di non prendere peso. Via via quindi sono passato dalla curiosità di provare una gara di 10 km fino a una mezza maratona; poi l’obiettivo è diventato correre una mezza maratona il più veloce possibile e infine mi sono messo alla prova con la maratona.

Quando hai portato a termine i tuoi primi 42,195 km?
Se non sbaglio era il 2016, a New York. Il tempo lo ricordo, 3 h 40′.

Con quale frequenza ti alleni e in quale fascia oraria?
Per preparare una maratona io mi alleno 5 volte a settimana, in genere all’ora di pranzo con un mio amico.

Segui un’alimentazione particolare?
Sì sì, mi son fatto dare una mano da un professionista per avere delle indicazioni. Se vuoi provare a farlo seriamente hai bisogno di avere un quadro chiaro di cosa sia necessario perché la maratona è qualcosa che va oltre la corsa.

Ascolti musica nelle tue sessioni di allenamento?
Non sempre, le volte che mi alleno da solo sì.

Sei riuscito a contagiare tua moglie?
No, ci ho provato una volta ma lei gioca a tennis e non ha voglia di correre.

Hai programmato la tua prossima tappa?
Il 1° dicembre! Maratona di Valencia, che sto cercando di preparare al massimo. Perché una maratona puoi anche prepararla per il gusto di correrla, ma questa volta voglio scendere sotto le 3 ore e 20′ per battere il mio record di 3h 22′.

Per l’orario – ma soprattutto per il clima – la maratona è stata la disciplina più discussa ai recenti mondiali di atletica a Doha: tu come ti schieri riguardo la polemica sulle condizioni in cui si è svolta?
Per me è una follia. Il problema è l’assegnazione al Qatar, scelta politica che diventa una follia dal punto di vista sportivo.

Come vedi Kipchoge che proverà a infrangere il muro delle due ore? Scommetteresti una pizza che ce la fa?
Sì sì, scommetto anche una cena di pesce! Al posto delle lepri gli hanno messo delle gazzelle!

Facciamo un gioco: “atleti prestati al calcio”. Chi sono secondo te e in quali specialità li vedresti bene?
Mi viene subito in mente Perisic, che non gioca più in Serie A ma lo vedo come il prototipo dell’atleta, tipo 400ista. Nel nostro campionato secondo me Vecino è uno che per il modo che ha di correre potrebbe fare la maratona. Nel Milan invece vedo bene Theo Hernandez ma per corse di velocità.

E se ti chiedessi di assegnare gli Oscar dell’atletica a un compagno con cui hai condiviso gli anni al Milan?
Velocità pura, lo sprinter alla Tortu: Serginho e Kakà;
Velocità prolungata con progressione, “il Davide Re della situa” per intenderci: Oddo;
Mezzofondo, un Crippa rossonero: Flamini;
Salto in alto, il Tamberi dell’area di rigore: Bierhoff, aiutato dall’altezza!

Conosci altri tuoi ex compagni o calciatori in generale che si sono appassionati alla maratona?
Lo zio Bergomi corre regolarmente. Poi Luis Enrique, che in maratona ha un tempo assurdo… aveva fatto dei tempi pazzeschi a NY! (3h 14′ 09″ nel 2005, ndR)

Siamo alla finish line della nostra intervista: che consiglio daresti a chi volesse provare a testarsi con le lunghe distanze ma ha paura di iniziare non sentendosi all’altezza?
Non aver paura di far fatica, filosoficamente. Mentre passando al concreto il mio consiglio è di correre con continuità, senza pensare di fare 20 km in un giorno e poi 4 giorni di nulla.

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