Mario Pavan (foto La Provincia Pavese)
Mario Pavan (foto La Provincia Pavese)
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Sono Enrico Tirel, presidente di AfricathleticsONLUS.

Volete sapere come sono diventato Presidente? Ho vinto a carta forbice sasso. Due amici che si giocano la presidenza: questo vi fa capire il mio rapporto con Mario Pavan. Quel fratello minore che ho sempre sognato e che, come a carta forbice sasso, ho trovato in lui per fortuna e per caso.

Sempre il caso ci ha fatto conoscere: una gara, il Meeting della Valle a Pavia. Ricordo che dopo la gara, stanco mi stavo andando a fare una doccia , ma ecco la svolta: Dei ragazzi cercavano volontari per dei progetti in Zambia, decisi di partecipare.

Ecco, in quel momento ho conosciuto Mario, dal quel giorno in poi è stato tutto in discesa con lui, e se avete conosciuto Mario capite ciò che sto cercando di dirvi senza che io aggiunga altro.

Non avevamo un programma ben definito, solo un’idea discussa al telefono, ma a tutti avevamo detto che avevamo un programma ben chiaro nelle nostre teste. Lo so, questo non era da Mario, ma gli avevo chiesto di fidarsi, che sarebbe stato facile, eravamo sbarbati e pieni di forza.

Arrivati in Zambia siamo stati letteralmente travolti dalle emozioni.

Ci siamo resi conto immediatamente che non era come ce lo eravamo immaginati. Ci si aspettava di fare delle attività con dei ragazzi ed invece ci siamo trovati ad affrontare dei problemi di natura ben diversa.

Il primo per esempio, era che i ragazzi di fronte a noi non sapevano cosa fosse l’atletica leggera.

Il secondo problema era di natura geologica: costruire un intera pista d’atletica su un terreno tutto tranne che malleabile e confortevole.

Mario, però, era brillante nella geometria applicata ed ha insegnato anche a me che tutte quelle formule , dimenticate dalle superiori, che davo per scontate, ma che non sapevo potessero essere vitali in situazioni come queste.

Durante quelle due settimane abbiamo vissuto sulla nostra pelle emozioni forti e lezioni di vita che ancora oggi mi porto dentro. Dal dover mangiare di nascosto per non farsi inseguire da decine di bambini che ti chiedono il cibo, alle poche bambine che avevano le ballerine in mano e non ai piedi, per paura di consumarle troppo.

Ogni sera di quei giorni in Zambia ci siamo scervellati per trovare una soluzione, per poter aiutare più persone possibili.

Tornati in Italia non ci siamo mai più fermati, era chiaro quello che dovevamo fare: fare tanto per molti bambini nel mondo utilizzando il nostro tempo libero.

Certo, non si poteva dire che Mario non fosse un tipo impegnato: sempre a studiare, pensare, dare esami ed allenarsi, ma non ha mai perso una mia chiamata per fantasticare assieme di costruire qualcosa che rimanesse, anche quando noi ce ne saremo andati.

Quel nostro sognare e fantasticare unito all’aiuto di altri amici ha dato vita a qualcosa di concreto: Africathletics.

Lo stato dello Zambia però era off-limits a causa di elezioni politiche un po’ turbolente. E qui ancora la fortuna e la casualità ci hanno indicato la via: alla fine dell’esperienza precedente avevamo fatto un breve viaggio in uno stato più piccolo lì vicino: il Malawi.

Abbiamo iniziato a creare eventi per finanziarci e raccogliere materiale usato da portare ai ragazzi. Superati i problemi di logistica e arrivati in Malawi eravamo in tre: Mario, Luigi Vescovi ed io. Luigi, che già l’anno precedente era in Zambia con noi e che aveva deciso di proseguire con noi il progetto in Malawi.

Era il 2016, avevamo 12 insegnanti delle Primary school interessati a capire cosa fosse l’atletica e 80 loro allievi, in pratica una selezione, se considerate che, in Malawi, ogni classe ha un minimo di 130 bambini per aula.

È stato molto divertente e gratificante perché potevamo permetterci di dare un pasto a tutti i partecipanti del progetto.

Seduti assieme a loro, all’ombra dei pochi alberi presenti, immersi in una cultura completamente diversa e alle volte anche difficile da capire. Ma non eravamo lì per giudicare, volevamo solo cercare di dare l’opportunità di guadagnarsi un futuro migliore attraverso l’Atletica leggera.

Fu un successo.

Nel 2017 siamo tornati con più fondi e più materiale, sia per gli insegnanti che per i bambini.

Vivendo a stretto contatto con le persone abbiamo capito che il motivo di molti problemi dei giovani del Malawi è la scolarizzazione quasi assente. Senza scuola non impari l’inglese, lingua fondamentale per muoversi nel mondo; non impari la matematica e qualsiasi calcolo diventa un problema.

Ci siamo resi conto che lo sport, la nostra missione principale, non doveva essere il fine ma il mezzo. Attraverso lo sport s’impara il sacrificio, la sconfitta ma anche la soddisfazione che vivi quando raggiungi un obbiettivo tanto sognato.

Attraverso i risultati sportivi e la media scolastica quindi abbiamo pensato di dare l’opportunità ai bambini più meritevoli di guadagnarsi una borsa di studio. Mario ci teneva a chiamarle “corse di studio” .

Così con il tempo queste “Corse di studio” di Africathletics hanno preso vita. Siamo riusciti a dare un supporto totale ai bambini: assistenza scolastica, sanitaria, alimentare e allenamenti di atletica settimanale.

Negli anni sono molti i volontari che sono arrivati in Malawi grazie all’associazione, in molti hanno vissuto con i propri occhi quali sono i problemi reali ,in tanti ci hanno sostenuto e lo continuano a fare.

I numeri, ora, sono cambiati rispetto alla prima volta che Mario ed io abbiamo pensato di aiutare qualcuno con lo sport. Ora più di 150 i bambini partecipano ai nostri progetti, ma solo una dozzina è sostenuta dalle “corse di studio”.

L’addio di Mario ci ha colpiti profondamente, sono molti i pensieri che mi girano in testa, vorrei potergli parlare ancora per avere un consiglio su quale è secondo lui la direzione giusta da prendere, su come possiamo trasmettere la nostra passione agli altri, in modo tale da farli entusiasmare come ci entusiasmavamo io e lui a vedere i bambini correre scalzi fino all’ultimo metro per vincere .

La morte di Mario abbiamo deciso di affrontarla come un nuovo stimolo, una scintilla per rendere il progetto più grande, grande come lo sognava lui.

Sogniamo di creare una scuola che fornisca istruzione eccellente, una scuola dove i bambini possano guadagnarsi l’accesso agli studi attraverso le loro qualità sportive, una scuola dove gli insegnanti di Africathletics e gli insegnanti locali si trasmettano a vicenda gli insegnamenti.

Una scuola che insegni l’inglese ai bambini, e che gli dia gli strumenti per essere liberi di migliorarsi, liberi di sognare.

Una scuola come Mario avrebbe desiderato.

Africa Athletics ha aperto una raccolta fondi per finanziare le Corse di Studio.
È possibile donare cliccando QUI
oppure tramite il sito di Africathletics (http://www.africathletics.com) o sottoscrivendo un piano di donazioni mensili.

Il video del progetto Africathletics

Mario Pavan - Enrico Tirel (foto Corriere delle Alpi)
Mario Pavan – Enrico Tirel (foto Corriere delle Alpi)

 

 

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