La notizia che il Tribunale arbitrale dello sport, il Tas, abbia respinto il ricorso presentato da Alex Schwazer contro la decisione dell’Atletica Integrity Unit, l’Aiu, che a sua volta aveva respinto a novembre la richiesta del marciatore di sospendere la squalifica di otto anni per doping per il fatto di aver collaborato in un’indagine relativa ad altri atleti, non ci sorprende per nulla in quanto avevamo già spiegato in un nostro articolo dedicato, come non ci fosse nessuna possibilità di rivedere in gara Schwazer prima della scadenza naturale degli 8 anni di squalifica, vale a dire il 7 luglio prossimo.
Peraltro, sempre come più volte spiegato, lo sconto al marciatore gli avrebbe permesso al limite di tornare a gareggiare ma, relativamente alla possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici di Parigi ad agosto, oltre a dover fare il minimo di partecipazione per l’unica disciplina individuale rimasta della 20 km, avrebbe pure dovuto avere una deroga dalla Federazione in merito a una carta etica che vieta agli atleti, che abbiano ricevuto più di due anni di squalifica per doping, di vestire la maglia della nazionale e le probabilità di averla erano quasi pari allo zero.
Ancora una volta, quindi, aspettiamo Schwazer in gara dal 7 luglio in avanti per valutare la sua reale condizione e per vedere se sia in grado di ottenere i riscontri cronometrici dichiarati, quali ad esempio quello di battere il primato italiano della 20 km, peraltro recentemente ritoccato dal suo detentore, il campione olimpico di Tokyo 2021 Massimo Stano.
Per dovere di cronaca riportiamo le dichiarazioni dei legali del marciatore, MariaLaura Guardamagna, Gerhard Brandstatter, Thomas Tiefenbrunner e Massimiliano Valcada.
“Abbiamo preso atto con amarezza della decisione del Tas che ha rigettato l’appello di Alex Schwazer finalizzato ad ottenere uno sconto della squalifica a suo tempo sancita. Siamo convinti che Alex Schwazer abbia diritto allo sconto richiesto per la collaborazione fornita nell’ambito delle normative antidoping vigenti.
Ci riserviamo di esaminare le motivazioni in oggetto appena conoscibili per valutare eventuali nuove ulteriori iniziative giudiziarie. Restiamo fiduciosi che alla fine gli venga concessa questa opportunità legittima e meritata.
Ad oggi c’è un provvedimento della giustizia ordinaria italiana che ha dato ragione ad Alex mentre solo la Giustizia Sportiva, con relativi ricorsi al Tribunale Federale Svizzero gli ha dato torto. Alex per otto anni, nonostante le ingiustizie subite, con grandi sacrifici in condizioni difficilissime, ha continuato ad allenarsi.
Era ed è in condizioni tuttora di esprimere grandi prestazioni ed ottenere ottimo risultati anche a favore dello sport italiano. Restiamo fiduciosi che alla fine gli venga concessa questa opportunità legittima e meritata“.









