Wayde Van Niekerk (foto Outside Magazine)
Wayde Van Niekerk (foto Outside Magazine)
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I don’t even want to debate that, I want to break my record again. Be the first one to go sub 43 and that’s it“.

Wayde van Niekerk il primatista del mondo, nonché campione olimpico di Rio, nei 400 metri con 43″03 ha twittato, qualche giorno fa, sul suo profilo social quanto sopra riportato in corsivo. Letteralmente tradotto:

Non voglio nemmeno discuterne, voglio battere di nuovo il mio record. Essere il primo ad andare sotto i 43 e questo è tutto“.

Un’affermazione perentoria, figlia di una grande determinazione ma soprattutto del desiderio di recuperare quel lunghissimo tempo perduto da quando quel maledetto incidente del 7 ottobre 2017, a Città del Capo, gli aveva procurato la lesione al crociato anteriore e al menisco del ginocchio destro.

Wayde stava giocando (per beneficenza) una partita di “rugby flag” (senza contatto) tra celebrità del Sudafrica e della Nuova Zelanda e credeva che non ci sarebbe stato nessun rischio per le sue preziosissime gambe, quelle che poco meno di due mesi prima gli avevano regalato il titolo mondiale sui 400 metri, con un normale per lui 43″98 e che gli avevano fatto perdere, per un soffio, la possibilità di una storica doppietta con i 200 metri, a causa del rientro negli ultimi metri del turco Guliyev.

Ma era stato, in ogni caso, un campionato trionfale per lui e la sua fama, già elevatissima per il titolo Olimpico con primato del mondo dell’anno prima, era ulteriormente cresciuta in tutto il mondo, richiesto da ogni parte per manifestazioni anche benefiche.

La sua generosità lo aveva portato a giocare quella strana gara di rugby, da lui considerata come un gioco, oltre che un dovere morale, ma lo svago si era trasformato in tragedia sportiva e così, dopo tre settimane, l’intervento chirurgico in Colorado, negli Stati Uniti, eseguito dall’equipe del professor Robert LaPrade e la lunga riabilitazione, con periodi trascorsi anche in Qatar, coadiuvata dal dottor Louis Holtzhausen.

Un recupero lunghissimo, molto più complesso di quanto in un primo tempo stimato, tra i sei e i nove mesi. La stagione 2018 completamente saltata, un timido ritorno il 25 febbraio 2019 in una gara di campionato provinciale a Bloemfonteine, in Sud Africa, correndo un 400 metri in 47″28, con estrema prudenza.

Quella gara, però, gli fece capire che il tempo del rientro importante era ancora lontano e, nonostante l’obiettivo dichiarato fosse quello di puntare ai mondiali di Doha, dopo un paio di mesi circa venne annunciato dal suo staff che si preferiva continuare la preparazione, senza forzare i tempi del recupero definitivo, in proiezione delle Olimpiadi di Tokio 2020.

Il 2020 non è iniziato malissimo per Wayde e dopo una paio di test cronometrati manualmente, sui 100 e gli 800 metri, a febbraio, il 22, sempre a Bloemfonteine, due gare interessanti: 100 metri corsi in 10″10 e 200 metri in 20″31.

Poi il 29 dello stesso mese, poco prima dell’esplosione della Pandemia da Covid-19 che sta devastando il Mondo, ci aveva riprovato sui 400 metri, sempre a Bloemfonteine, un anno esatto dopo il timido tentativo del 2019 e il crono è stato anche peggiore, 47″42, anche se in condizioni climatiche proibitive con pioggia battente che lo ha certamente disturbato.

Il rinvio delle Olimpiadi, nelle dichiarazioni successive di Wayde, è stato considerato per la sua definitiva ripresa agonistica, un vantaggio ma, adesso addirittura, il talento sudafricano si sente talmente certo di poter tornare ai livelli di prima dell’incidente da affermare che l’unico suo reale obiettivo vuole essere quello di abbattere il muro dei 43 secondi sui 400 metri, sotto il suo già fantastico record del mondo di 43″03.

Non so perché l’atleta abbia voluto fare una simile esternazione che non può nemmeno essere, in qualche modo, una sbagliata interpretazione di un giornalista. E’ scritto chiaramente sul suo profilo twitter come all’inizio dell’articolo.

Van Niekerk l’anno prossimo, a luglio, compirà 29 anni e questo non è un problema, a quell’età uno specialista dei 400 metri può certamente essere stabile, all’apice della sua condizione, ma il fatto è che l’atleta sudafricano non corre una gara vera dal 10 agosto 2017, finale Londra mondiali 2017 e quelle disputate ai 1395 metri di Bloemfonteine, senza una rilevazione del vento, e mi riferisco ovviamente alle due gare veloci corse quest’anno, fanno poco testo.

Ho visto, peraltro, alcuni suoi filmati e la sua corsa agile di un tempo è solo un lontano ricordo, adesso è solo produzione di forza e questo, per chi conosce minimamente la logica di un 400 metri, non è assolutamente positivo.

Certo, qualcuno potrà obiettare che gli manca l’attitudine alla gara, ne ha corse pochissime e certamente qualcosa potrà migliorare ma, a mio avviso, non solo è assolutamente impossibile che Wayde possa abbattere realmente il muro dei 43 ma, credo sarà per lui molto complicato anche andare solamente sotto i 45, proprio perché ritengo che il gravissimo infortunio abbia snaturato la sua tecnica di corsa.

Per questi motivi, anche confortato dai discreti riscontri ottenuti sui 100 e 200, li definisco discreti vista l’altitudine dove li ha realizzati, ferme restando le sue innate doti di resistenza alla velocità, credo che in futuro le sue possibilità maggiori, per tornare ad alti livelli, le possa avere sui 200 metri.

Ma ovviamente, spero di sbagliarmi ed anche se ribadisco l’impossibilità che si avveri quanto da lui annunciato su twitter, sarebbe stupendo tornare a vederlo volare sul giro di pista.

 

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