Kamworor New York 2019
L'arrivo di Geoffrey Kamworor
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Geoffrey Kamworor e Joyciline Jepkosgei alzano le braccia al cielo: sono loro i vincitori dell’edizione 2019 della Maratona di New York. Dei percorsi atletici simili per i giovani kenioti, rappresentanti di una nuova scuola della lunga distanza, capaci di andare fortissimo sulla mezza maratona (entrambi vantano un record del mondo) come anche sull’intera tratta. Uno stile di corsa che assomiglia più ai mezzofondisti della pista, che al passo economico degli specialisti della gara regina.

Eppure sul traguardo di Central Park, alla prova di 42 km non certo tra i più scorrevoli del panorama internazionale, i due sorridono, non sembrano per niente stanchi. Hanno appena messo le mani sulla maratona più prestigiosa del calendario internazionale. Una gioia che Kamworor ha già provato nel 2017; ma che per Joyciline, 25enne all’esordio sulla distanza, è completamente nuova.

Uomini: sorprende Girma Bekele Gebre

Una gara tattica per almeno tre quarti, e fuochi d’artificio nel finale. Dopo trenta km il gruppo di testa è ancora composto da quindici di unità. In mezzo ai tanti pettorali, che hanno il nome al posto del numero ad indicare che chi lo indossa è un top runner, c’è un anonimo “443.” Col tempo impariamo a conoscere Girma Bekele Gebre (nomen omen), atleta dai personali modesti (1h03 nella mezza maratona), ma che qui incarna la quintessenza dell’outsider.

Col passare dei km, i grandi nomi iniziano a cedere. Tra questi il campione in carica Lesisa Desisa, iridato a Doha, appena dopo mezz’ora di gara. Evidentemente, correre due maratone in meno di un mese non lo ha favorito. Bekele resiste. A meno cinque dal traguardo sono rimasti in quattro: lui, Albert Korir, Tamirat Tola e Kamworor. Quest’ultimo aspettava proprio questo momento per sferrare l’attacco decisivo.

Con apparente facilità si libera degli avversari e va a vincere in 2h08:13. Tempo non eccezionale, certo. Ma assume tutto un altro valore, se si considera che la seconda metà l’ha corsa sul piede di 1h02. Secondo Korir (2h08:36), terzo Bekele (2h08:38) addirittura in un tentativo di recupero. Il primo americano è Jared Ward, sesto in 2h10:48.

Donne: buona la prima per Jepkosgei

C’è un po’ d’Italia nella vittoria di Jepkosgei. È quella dell’allenatore Gabriele Nicola, e del manager Gianni De Madonna. A venticinque anni, la keniota si scopre super competitiva nella maratona. In una gara ad eliminazione, arriva alla resa dei conti con la favorita Mary Keitany, forte di quattro successi, ma che nulla può contro lo strapotere della più giovane connazionale.

La progressione vincente a 7 km dal traguardo: pian piano rosicchia metri in un leggero falsopiano, poi il vantaggio dilaga. Jepkosgei chiude in 2h22:38, ad un soffio dal record del percorso (2h22:35). Un’impresa che era alla sua portata, non se ne fosse resa conto troppo tardi. Keitany paga 54 secondi di ritardo (2h23:32), Ruti Aga (Etiopia) è addirittura a tre minuti di distanza (2h25:51).