Francesco Puppi e la corsa in montagna

Un atleta poliedrico con una grande passione per la natura e la libertà

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Francesco Puppi, 29 enne nato a Como nel 1992, è un specialista delle corse sulle lunghe distanza e su tutti i terreni, anche se le sue maggiori soddisfazioni le ha ottenute nell’ambito della corsa in montagna, disciplina tanto affascinante quanto poco conosciuta dalla massa, con la conquista di ben 12 medaglie tra campionati europei e mondiali, individuali o di squadra. 

Ha da poco conquistato la seconda piazza della Golden Trail, circuito di gare di trail a livello mondiale, vincendo il 16 ottobre scorso la tappa finale di El Hierro, la più piccola delle isole Canarie.

Il suo motto è any surface available (qualsiasi superficie disponibile), motivo per cui lo si può vedere correre nei sentieri dei boschi, sulle strade di montagna innevate, sui terreni più accidentati delle campestri e su quelle veloci delle gare su strada, ma poi non disdegna assolutamente neppure le gare in pista e, proprio l’anno scorso, ha fatto i suoi personali nei 5000 e 10000 metri.

Una curiosità, peraltro, è rappresentata dal fatto che nella sua prima delle tre maratone disputate in carriera, quella di New York del 5 novembre 2017, si piazzò 19esimo in 2h25’35 e fu il primo degli italiani.

Un atleta poliedrico, quindi, di grandissima personalità e resilienza, che vive lo sport veramente con enorme passione che lo porta a delle vere imprese come quella dell’ultimo campionato del mondo di corsa in montagna su lunghe distanze, ben 41,5 km, disputata nel 2019 a Villa La Angostura, una cittadina situata nella Patagonia Argentina, dove ha ottenuto uno straordinario secondo posto.

A ricordo di quella straordinaria gara di Francesco, che ricordiamo anche essere laureato in fisica, abbiamo scelto dal suo sito personale una serie di foto che potrete vedere tra le varie domande che gli abbiamo rivolto e in cui, in particolare, ha voluto raccontare il suo grande amore per la corsa in montagna tra la natura.

Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Ciao Francesco, grazie di averci concesso questa intervista. Quando e come ti sei avvicinato alla corsa in montagna e al trail?

Mi piace pensare di essere nato sul trail, perché mica devi per forza indossare un pettorale per essere un trail runner. Da ragazzino correvo e giocavo in qualsiasi ambiente naturale, vicino a casa o ovunque i miei genitori mi portassero, e ovviamente quello che preferivo e sentivo più affine era la montagna.

Ho iniziato presto con l’atletica, a sei anni, ma le prime gare di trail e corsa in montagna sono arrivate molto più tardi, dopo i venti. È stato un approdo ovvio, anche se percepisco ancora l’ambiente alpino come non necessariamente legato allo sport e alla competizione, ma più ai processi naturali e ai cicli stagionali.

Qual è la distanza che preferisci correre?

Credo che questa risposta scontenterà differenti categorie di persone a seconda di chi la leggerà. Per alcuni 42km in montagna sono tanti, per altri sono una gara breve. Per me sono il giusto, una distanza sufficientemente impegnativa da motivarmi e mettermi un po’ in difficoltà, ma in cui mi sento a mio agio da preparare per correre forte.

Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Che rapporto hai con la natura?

Istintivo. In alcuni ambienti sento di riuscire a fondermi con essa diventandone parte. Penso che sia importante cogliere l’essenza che ciascun ambiente naturale può offrire, senza esserne antagonista.

Che tipo di allenamento serve per correre questo tipo di specialità?

Serve prima di tutto capire in quale modo un atleta vuole interpretarla. È ancora molto presente il mito del finisher, uno che non necessariamente si allena per preparare una gara, ma vuole ‘semplicemente’ portarla a termine. Ci sono altri atleti che invece vogliono correre forte. Per me il valore sta nella qualità di ciò che un atleta sceglie di investire nella propria preparazione, cercando il meglio delle proprie possibilità. 

Per correre sul trail serve un po’ di programmazione, buone qualità condizionali e tecnica. Servono i lavori classici da maratoneta/mezzofondista, serve l’adattamento al terreno e alle pendenze, serve la forza per affrontare le salite e le discese e, forse, un pizzico di sana follia, di voglia di ascoltare il richiamo della natura e la simbiosi del proprio corpo con essa.

Qual è il ricordo migliore che hai in gara?

E’ una sconfitta: quando ho perso i mondiali di corsa in montagna 2019, in Patagonia, dopo la mia miglior gara di sempre, insieme all’americano Jim Walmsley. Lui è riuscito a tirar fuori il meglio di me in gara. Dopo oltre tre ore di agonismo estremo ci hanno separato poche decine di secondi.

Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Perché consiglieresti la corsa in montagna?

Perché permette di scoprire posti interessanti e bellissimi, perché sviluppa capacità di adattamento e di far fronte agli imprevisti, perché insegna ad affrontare una fatica che solo lì ho potuto trovare.

Preferisci il trail o la corsa in montagna?

Non li vedo come discipline separate (anche qui, risposta che farà storcere il naso ad alcuni). Il trail è una galassia che comprende la corsa in montagna. Tendiamo a vederlo come un’unica disciplina, ma sono in realtà tante specialità racchiuse in un’unica definizione. Basti pensare all’estrema varietà di distanze, condizioni e pendenze che una gara di trail può avere.

La corsa in montagna ha una tradizione più connotata e ben definita, esistono i suoi templi, gare e atleti che ne hanno fatto la storia, caratteristiche e regole non scritte che definiscono la disciplina. Penso sia importante avere rispetto di questo bagaglio culturale e sportivo da cui anche il trail ha potuto trarre molto e che molto spesso non è conosciuto o viene deliberatamente dimenticato.

Come descriveresti in una parola il tuo rapporto con la corsa?

Una fatica bestia

Pensi che in Italia la corsa in montagna sia conosciuta? Cosa faresti per invogliare un giovane a praticarla?

Credo che sia abbastanza conosciuta nelle regioni del nord, mentre bisognerebbe mostrare come sia possibile fare trail e corsa in montagna anche in ambienti non necessariamente alpini, come le regioni del centro e sud Italia, dove c’è molto meno tradizione e il mountain running è meno conosciuto e praticato.

Mi piacerebbe organizzare delle Academy o una rete di progetti in collaborazione con le società di atletica e alcuni sponsor per far provare ai giovani la corsa in montagna e portarla anche dove non c’è.

E’ relativamente facile correre sui sentieri in Valtellina o in Valle d’Aosta, più difficile è farlo in Toscana o in Puglia ad esempio. Per me l’essenziale è che i giovani possano correre, saltare, lanciare: fare atletica. La corsa in montagna e il trail dovrebbero essere uno dei possibili sviluppi di questo sport.

Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Come sta andando il tuo nuovo percorso con la commissione atleti?

Faccio parte di due commissioni atleti, una della federazione italiana di atletica (FIDAL), l’altra della federazione mondiale di corsa in montagna (WMRA). Mi piace portare il mio contributo e dare voce alle esigenze degli atleti anche in ambito istituzionale. Credo che esista sempre maggiore consapevolezza tra gli atleti, specialmente ad alto livello, dell’utilità di uno strumento come la commissione.

A livello politico non è facile inserirsi in dinamiche spesso difficili da influenzare, ma piano piano qualcosa si muove e sempre più persone sono disposte ad ascoltarci, a cambiare le cose sulla base dei nostri suggerimenti. Non dimentichiamo che le commissioni sono un organo propositivo, non decisionale.

Da parte mia, come interprete anche ad alto livello dello sport che pratico, sento doveroso restituire in parte ciò che questo stesso sport mi da dato: il lavoro con la commissione è un modo per farlo e per cercare di costruire un futuro ancora migliore e più ricco di opportunità per gli atleti.

Non fai parte di un Gruppo Sportivo Militare, riesci a fare l’atleta professionista?

Fortunatamente si. I GSM non fanno parte del mio modo di interpretare lo sport, sia dal punto di vista tecnico che ideologico.

La nazionale di corsa in montagna italiana sta vincendo molte medaglie, pensi che il movimento nazionale sia in crescita? Quale pensi sia la nostra forza?

Penso che il movimento nazionale sia in crescita ma non perché la nazionale di corsa in montagna sta vincendo delle medaglie. Le medaglie si sono sempre vinte perché l’Italia è sempre stata, storicamente, uno dei maggiori interpreti della corsa in montagna mondiale.

Ma questo non sempre ha significato una crescita del movimento, che vedo più legata ad altre dinamiche, a prescindere dai risultati della nazionale.

Qual è la tua giornata tipo?

Mi sveglio verso le 7, faccio parecchia colazione, cammino o faccio stretching, lavoro qualche ora, esco per il primo allenamento, pranzo veloce, lavoro, esco per il secondo allenamento (quando è in programma) o fisioterapia o curo l’orto o altre cose around the house, preparo cena, leggo o cazzeggio sui social, vado a dormire.

Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
Francesco Puppi-mondiali distanze lunghe Villa La Angostura 2019 (foto presa dal sito personale)
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