Najla Aqdeir: la gioia nella corsa

Quando l'Atletica è fonte reale di vita

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Najla Aqdeir è un’atleta nata in Libia 26 anni fa, il 3 dicembre 1994, che vive in Italia dal 2005 ma, per varie problematiche incorse negli anni, non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana.

La sua è la storia di una ragazza cresciuta in una famiglia con radicate, all’interno, alcune rigide regole esistenti ancora in alcuni stati di religione islamica, secondo le quali le donne hanno diritti inferiori a quelli degli uomini e devono sottostare a varie imposizioni, tra cui quelle legate al modo di vestire.

Naturalmente, solo per citare l’Italia, questi tipi di discriminazioni nei confronti di una donna appaiono fantascienza o, per meglio dire, medioevo, ed è infinitamente triste pensare che questo possa ancora accadere nel ventunesimo secolo, tanto più se tali regole cercano di essere applicate da persone nate in quei paesi, ma che vivono in una nazione come la nostra.

Najla è arrivata in Italia quando aveva 9 anni con il padre libico, la madre marocchina e due sorelle, una più grande e una più piccola, e comincia a scontrarsi con le tradizioni rigide della famiglia quando si appassiona alla corsa, perché per gareggiare deve indossare una divisa che le tiene scoperte le gambe, e questo sarebbe vietato.

In quel momento scatta probabilmente, da parte dei suoi genitori, la consapevolezza che quella figlia sia diversa dalle altre due e, quando addirittura percepiscono che Najla, ormai sedicenne, sta anche cominciando a frequentare un ragazzo italiano, scatta l’idea di stroncare tutto questo e, con la scusa di portarla dai nonni in Marocco, le combinano un matrimonio, in quella nazione, con un uomo di quasi 40 anni che lei non ha mai visto.

Najla, pur se così giovane, non si lascia travolgere dalla situazione e, con l’aiuto del suo allenatore in Italia e del parroco della chiesa della sua zona, riesce a fuggire a tornare in Italia dal padre a cui racconta l’ingenua bugia, per cercare di prendere tempo, di non aver sposato quell’uomo perché marocchino e non libico come appunto il padre stesso.

Il ritorno immediato della madre, nei giorni successivi, fa precipitare la situazione e Najla deve subire una serie di violenze fisiche e morali da tutta la famiglia, anche dalle sorelle, e la sua giovane mente, pur fortissima, non regge e crolla portandola a tentare il suicidio per la disperazione.

Najla Aqdeir (foto archivio)
Najla Aqdeir (foto archivio)

Rimane in coma qualche giorno ma, quando riapre gli occhi, inizia per lei una nuova vita, grazie all’enorme coraggio che riesce a sprigionare, e comincia ad affrontare un percorso certamente complicato, che parte dall’essere portata in una comunità protetta, in quanto disconosciuta dai genitori, ma con la splendida consapevolezza di sentirsi finalmente libera di decidere il proprio destino.

Una vicenda veramente triste che le ha procurato, anche negli anni a venire, momenti di enorme preoccupazione perché i suoi genitori, pur essendo poi tornati a vivere in Libia, ogni tanto provano a minacciarla, in occasione di loro passaggi in Italia, ma quel che conta è che la vita di Najla si sia sempre più normalizzata e che lei, superando tantissimi ostacoli, abbia continuato a vivere la sua condizione di donna libera, grazie anche al grande aiuto che le ha sempre dato l’atletica e, in particolare, la corsa.

Ho voluto scrivere questa brevissima premessa perché ho il piacere di poter intervistare Najla, ma non voglio chiederle del suo passato, se non quello sportivo e, soprattutto, voglio parlare del suo presente e del suo futuro agonistico.

Najla Aqdeir (foto Andrea Schilirò)
Najla Aqdeir (foto Andrea Schilirò)
Ciao Najla grazie veramente per la tua disponibilità. Domenica scorsa hai ottenuto un ottimo risultato nella Milano&Monza Run Free di 10 km corsa al parco di Monza, dove hai vinto con il tuo personale di 36’29.
Tu nasci però specialista degli ostacoli e delle siepi, come mai questo cambiamento?

Ciao grazie a te per lo spazio che mi dedichi. In realtà quando ho iniziato a correre seriamente, partecipando alle gare studentesche, le prime che feci furono delle campestri dove vinsi anche un campionato.

Poi le vicissitudini personali che ho dovuto affrontare mi hanno portato a vivere la corsa come un fondamentale strumento di rinascita interiore e siccome, quotidianamente, dovevo affrontare tanti ostacoli, ho deciso che dovevo affrontarli e superarli, non saltarli, e la miglior spinta che potevo avere dallo sport che amavo, era quella di fare una specialità in cui ci fossero materialmente delle barriere da scavalcare.

Adesso però stai abbandonando questi ostacoli in pista, segno che anche nella vita sono finiti?

Negli ultimi anni, in particolare, sono successe tante cose positive nella mia vita, con una sempre crescente attenzione nei miei confronti dal mondo dell’Atletica e anche dei media che hanno, a più riprese, raccontato la mia storia, facendomi sentire sempre accompagnata dall’affetto e dalla stima di tante persone.

Da un paio di anni, poi, ho anche una mia casa indipendente e vivo sempre più serena, facendo le cose che più mi piacciono che, poi, fondamentalmente sono il correre e portare la corsa all’interno di varie strutture, perché è vita e gioia di vivere.

Non tutto, però, è ancora totalmente stabile tra cui il fatto che, purtroppo, non sono ancora riuscita per vari motivi ad ottenere la cittadinanza italiana che sto tentando di avere anche per meriti sportivi e, in tal senso, ho ampliato da tempo il numero di discipline atletiche praticate, ma ancora non sono riuscita ad ottenere i necessari risultati.

Najla Aqdeir (foto personale gentilmente concessa)
Najla Aqdeir (foto personale gentilmente concessa)
Attualmente come stai impostando la tua carriera agonistica?

Ho sempre cercato di vivere la corsa come una semplice passione anche se poi, fortunatamente, è diventato il mio lavoro perché tutto quello che faccio è legato alla corsa e alle mie esperienze di vita.

Ho corso in tantissime discipline, 400, 800, 1500, 3000, 3000 siepi, 5000, 10 km su strada, mezza maratona, e i 400 ostacoli che sono stati stata la competizione simbolo della mia rinascita.

Il motivo per cui gareggiato in così tante gare è anche legato al mio desiderio di gratitudine nei confronti della mia prima società sportiva, la Bracco Atletica, ed io ho sempre cercato di prodigarmi nelle varie competizioni societarie, coprendo le discipline che servivano per fare punti.

Ovviamente questo ha comportato per me qualche vincolo e, allora, proprio per poter allenarmi in maniera totalmente libera da impegni di squadra, ho fatto la scelta di andare in una società sportiva giovane, Sprint Academy, per poter gestire al meglio la mia futura programmazione. 

Chi è il tuo allenatore e quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Mi segue Fabio Vedana, grande tecnico del triathlon e quindi espertissimo in tutti gli sport di resistenza.

Con lui abbiamo deciso, per quest’anno, di fare un grande lavoro di preparazione, nel senso che questa dovrebbe essere una stagione in cui gettare le basi per i prossimi anni in cui vorrei tentare di dare il massimo, sulle distanza più lunghe, a cominciare dalla mezza maratona e poi, chissà, anche allungare sulla distanza doppia.

Credo che sia la strada giusta, sono ancora molto giovane specialmente in proiezione di fare certi tipi di gare su strada dove si raggiunge la maturità fisica verso i 28/30 anni, e quindi sono molto fiduciosa anche perché, domenica scorsa, pur essendo in una fase di carico, senza avere preparato specificamente la gara, ho realizzato il mio personale correndo abbastanza facile.

Najla Aqdeir (foto Raffaele Conti)
Najla Aqdeir (foto Raffaele Conti)
In ogni caso farai delle altre gare quest’anno?

Certamente, diciamo che io e il mio coach non ci poniamo particolari obiettivi, ma vogliamo solo verificare, di corsa in corsa, le sensazioni scaturite dopo certi allenamenti.

Sinora, peraltro, ho anche corso le due principali campestri italiane, il Campaccio e la Cinque Mulini, e per i prossimi mesi ho in programma certamente ancora un paio di mezze maratone, un’altra 10 km su strada, e poi anche un paio di corse in montagna.

Quante volte ti alleni in una settimana?

Mi alleno quasi ogni giorno la mattina e nel corso della settimana faccio anche sedute di nuoto e di bici, ma questo per ora, sempre nell’ottica di quanto ti ho detto prima che sto vivendo questo anno come un carico continuo.

Senti Najla la corsa per te è certamente vita, e questo messaggio ti piace tantissimo diffonderlo un po’ ovunque. So che vieni, anche, spesso chiamata a raccontare le tue testimonianze in scuole di vario grado.
Ma una delle cose che ami di più è il tuo gruppo di allenamento con tante altre ragazze. Parlamene un po’.

Ho una crew che si chiama Flying Girls Milano, un gruppo di circa 40 ragazze che corrono talora insieme a me, a cui cerco di trasmettere la mia filosofia e i miei metodi di allenamento. 

Ci divertiamo tantissimo e facciamo anche tanta promozione dell’atletica e del benessere fisico che ne scaturisce.

Gruppo Flying Girls Milano-Najla (foto Andrea Schilirò)
Gruppo Flying Girls Milano-Najla (foto Andrea Schilirò)
Tu sei un esempio per tantissime ragazze e ragazzi. Che sensazioni provi per tutto questo seguito che hai?

Lo sport e l’atletica mi hanno dato tantissimo e credo sia doveroso da parte mia trasmettere, a quante più persone possibili, quanto sia importante, nella vita di tutti, applicarsi a tale disciplina perché può aiutare a risolvere qualsiasi tipi di problema, o quantomeno ad attenuarlo.

Grazie veramente Najla per quello che sei e per quello che fai, che è infinitamente di più di quanto sinteticamente accennato in queste poche righe che ti ho dedicato.
Torneremo presto a parlare con te, più nel dettaglio, anche di determinate tue iniziative legate alla corsa nell’ambito del sociale.
Najla Aqdeir (foto Andrea Schilirò)
Najla Aqdeir (foto Andrea Schilirò)
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