Salvino Tortu: competenza, tecnologia ed emozioni

Intervista esclusiva al tecnico e padre del campione olimpico Filippo Tortu

FASTWEB

La storia di Salvino Tortu, padre e allenatore del campione olimpico della staffetta 4×100 Filippo Tortu, è leggermente diversa da quella di tanti tecnici che lo sono diventati magari dopo una carriera da atleti agonisti, oppure che hanno scelto di allenare in funzione di una serie di studi giovanili nell’ambito dell’educazione fisica.

Possiamo dire che Salvino è stato scelto dalla sorte in quella che è diventata, a un età più avanzata, la sua nuova vita professionale nell’ambito dello sport, lui che è stato certamente un discreto velocista da giovanissimo, ma che aveva abbandonato quasi subito tale strada per dedicarsi ad altro, tra cui la sua laurea in Giurisprudenza e l’esame per diventare Avvocato, brillantemente superato al primo tentativo, anche se poi ha preferito dedicarsi ad altra attività lavorativa.

L’Atletica, abbandonata poco dopo i 20 anni, l’ha invece aspettato al varco di un giorno di primavera di circa 15 anni dopo quando, facendo un giro in bici tra le campagne della zona in Brianza dove si era trasferito dopo il matrimonio, si è ritrovato di fronte un campo sportivo, quello di Besana Brianza e lì, all’improvviso, è rinato l’interesse per quello sport dimenticato da tanto tempo.

Il resto è quasi storia, i suoi brillanti anni da sprinter master, il primo figlio Giacomo buon velocista e primo atleta di livello da lui seguito per portarlo ad ottenere importanti affermazioni a livello giovanile, e poi l’esplosione del figlio più piccolo Filippo, un talento rarissimo se solo si pensa che, nella storia dell’atletica, oltre a lui solo due uomini dalla pelle chiara sono scesi nei 100 metri sotto i 10 secondi.

Gli abbiamo fatto alcune domande per riassumere il senso della sua attività, di come la svolge, ci siamo fatti raccontare anche qualche inedito della sua esperienza olimpica e qualche piccola anteprima sul futuro.

Ciao Salvino puoi sintetizzare prima di tutto, in pochi concetti, la tua filosofia di lavoro?

Sono due i punti fondamentali che stanno alla base del mio lavoro: la cura estrema della tecnica di corsa e la conservazione dell’integrità fisica e psichica dell’atleta.

Il primo, è un aspetto fondamentale nell’allenamento di un velocista, in quanto pochissimi centesimi di secondo possono fare veramente la differenza e, specialmente quando arrivi a certi livelli, si puo’ migliorare solamente con la ricerca estrema della perfezione nel movimento.

Tutto questo sembra scontato, ma in realtà curare questo punto è molto faticoso, sia per l’allenatore che deve avere un’attenzione costante, attimo dopo attimo, durante l’allenamento per correggere ogni minimo errore e, ovviamente, anche per l’atleta che deve avere una grandissima dedizione a recepire i suoi errori, cercando prova dopo prova di migliorarsi il più possibile.

Il secondo è altrettanto importante, specialmente su atleti in fase di sviluppo, ma non solo, e parte dal presupposto che ogni gara, di qualsiasi genere, fosse anche la batteria di una competizione in cui si può agevolmente passare un turno, comporta uno stress emotivo elevatissimo, svariate volte superiore a quello del più duro degli allenamenti, per cui è indispensabile fare delle programmazioni molto mirate, a costo di perdere potenziali occasioni per mettersi in mostra.

Quanto conta la tecnologia nei tuoi allenamenti?

Tantissimo, senza di essa una delle basi del mio metodo di lavoro non potrebbe essere messa in atto perché la ricerca della perfezione nel movimento e quindi del dettaglio si può fare solo tramite un’attenta rianalisi di ogni allenamento fatto che, puntualmente, io e il mio staff riprendiamo.

Tutto questo un tempo non era possibile o comunque era più complicato perché si dovevano avere sempre dietro strumenti di ripresa abbastanza ingombranti, mentre oggi le nuove generazioni di cellulari sono in grado di realizzare video di ottima qualità che vengono poi rivisti da me, insieme a Filippo, per capire fotogramma dopo fotogramma ogni singolo aspetto del lavoro svolto e, per la corsa in curva su cui in futuro dovremo concentrarci particolarmente, abbiamo introdotto nel nostro team un tecnico specializzato nella specifica analisi.

Salvino e Filippo Tortu (foto Sprint Academy)
Salvino e Filippo Tortu (foto Sprint Academy)
La tua competenza, l’enorme talento di Filippo e anche la tecnologia che aiuta come non mai. Manca qualcosa nella ricetta perfetta?

L’ultimo anello della catena deve essere necessariamente una grande squadra intorno che supporti e dia fiducia, in ogni momento, anche i più difficili che non mancano di certo e, in tal senso, i nostri sponsor sono stati fondamentali per il raggiungimento dei grandi obiettivi realizzati e per continuare a sognare, sempre più in grande. 

Quando parlo di sponsor parlo anche e soprattutto di uomini che ci sono sempre vicini con la loro passione che ci spinge a fare sempre meglio per il futuro, e certamente il mio ringraziamento verso di loro è grandissimo.

Il 2021 è stato un anno finito in maniera eccezionale con la tua più grande soddisfazione da tecnico che, tra l’altro, per la prima volta ha vissuto l’emozione della vita in un villaggio olimpico. Hai qualche particolare ricordo da trasmettere?

Fondamentalmente qualsiasi parola detta potrebbe quasi sminuire le infinite sensazioni che una simile esperienza può lasciare addosso perché si respira un’atmosfera unica che nessun’altra manifestazione al mondo potrebbe trasmettere.

Posso solo raccontarti di qualche aneddoto come quello che, quando mi ritrovavo in una delle due mense esistenti, mi sono ritrovato a mangiare al tavolo con persone veramente di ogni parte del pianeta, atleti e tecnici di qualsiasi sport.

Poi un’altra cosa che trovavo molto bella era che, essendo la nostra palazzina riservata alle squadre nazionali di Italia e Argentina, si fosse creata una sorta di alleanza tra gli atleti e tecnici di entrambe le nazioni per cui quando ci si trovava a vedere alla televisione le gare di ogni genere, noi italiani tifavano anche per gli argentini e viceversa.

Palazzina Italia-Villaggio Olimpico Tokyo (foto Sprint Academy)
Palazzina Italia-Villaggio Olimpico Tokyo (foto Sprint Academy)
Qual è stata la prima cosa che vi siete detti tu e Filippo dopo la vittoria della staffetta a Tokyo?

In realtà quasi nulla, non ho un ricordo lucidissimo salvo del fatto che ho visto la gara dall’altra parte delle tribune ma sono riuscito a intrufolarmi verso la zona del traguardo dove si trovava Filippo, eludendo i controlli della sorveglianza, e quando ci siamo visto ci siamo abbracciati piangendo come due bambini.

Poi Fili è stato preso dai vari festeggiamenti e ci siamo persi di nuovo di vista ed anche la sera non l’ho più incontrato ma alle cinque del mattino, quando ero in camera ancora sveglio e sempre con le lacrime agli occhi, io stavo all’undicesimo piano della palazzina, ho sentito bussare alla porta ed era Filippo che voleva da me, in quanto padre, un conforto perché era ancora agitatissimo ed anche lui non riusciva a dormire.

Quel che gli ho detto aprendo la porta, invece, me lo ricordo benissimo, vale a dire che aveva sbagliato persona perché io non ero certo quello che poteva consolarlo perché ero più distrutto di lui.

Salvino e Filippo Tortu-Tokyo (foto Sprint Academy)
Salvino e Filippo Tortu-Tokyo (foto Sprint Academy)
Il futuro è alle porte nel senso che il 2022 sarà un anno straordinario con ben due grandissime manifestazioni quali Mondiali in Oregon negli States ed Europei in Germania. Cosa ti aspetti quindi dal futuro?

Ci tengo innanzitutto a precisare che per me il prossimo futuro ha un orizzonte triennale con una calendario, a causa delle concomitanze causate dalla pandemia, ricco di ben 5 fondamentali manifestazioni quali 1 Olimpiade, nel 2024 a Parigi, 2 Mondiali nel 2022 a Eugene e nel 2023 a Budapest e 2 Europei, nel 2022 a Monaco di Baviera e nel 2024 a Roma.

Mai c’è stata nella storia dell’atletica una simile concentrazione di eventi così importanti, tra l’altro quasi tutti in Europa, quindi tante occasioni per cercare di dare il massimo ed onorare al meglio i colori azzurri.

Veramente un grande motivo di interesse per i tantissimi appassionati che, in Italia poi, grazie ai grandi successi di quest’anno stanno aumentando in maniera esponenziale. Concentrandoti però sul futuro più prossimo, pensi l’anno prossimo di puntare maggiormente ai Mondiali o agli Europei?

Saranno due grandi appuntamenti dove cercheremo di arrivare nella miglior condizione possibile e dove Filippo, se non vi sarà alcun intoppo come quelli che, purtroppo, negli ultimi anni ci hanno fatto ripiegare sulla distanza dei 100 metri, si concentrerà definitivamente sul mezzo giro di pista dei 200 dove proverà ad ottenere il massimo.

Sarebbe superfluo, ed anche prematuro, fare delle previsioni per cui ovviamente a livello mondiale ci sarà un maggior numero di avversari di alto livello tecnico rispetto a quello europeo, per cui nel primo caso sarà un po’ più complicato puntare ad obiettivi di un certo tipo anche se, come sempre è nella filosofia di Filippo, si corre ogni volta per ottenere il massimo.

Naturalmente poi, grande attenzione alla staffetta 4×100 di cui siamo campioni olimpici e in cui, in entrambe le manifestazioni, cercheremo di essere la squadra da battere e di migliorarci ulteriormente.

Filippo e Salvino Tortu (foto Sprint Academy)
Filippo e Salvino Tortu (foto Sprint Academy)
Sport OK Junior