Road to Tokyo: Edoardo Scotti

Il giovane talento azzurro, capace di una grande impresa sui 400 metri, al Golden Gala Pietro Mennea, proiettato verso le Olimpiadi giapponesi per cui ha già il biglietto in tasca.

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Edoardo Scotti è un giovane atleta italiano specialista nella gara più difficile dell’atletica leggera in pista, i 400 metri, da tanti definita come “il giro della morte” e che ha come primaria particolarità quella di non poter sbagliare nulla in nessuno dei circa 4500 centesimi di secondo che si impiega, per correrli, da parte dei migliori.

La definizione certamente un po’ macabra, di cui sopra, deriva dal fatto che, dopo l’ultima curva, negli ultimi 100 metri, dopo i primi 300 che vanno corsi più velocemente possibile, molto spesso l’atleta si trova davanti a un muro, fisico e psicologico, in cui solo quei super atleti che hanno grandissime doti di resistenza, oltre ovviamente a quelle di velocità, riescono ad emergere.

Ma i 400 metri sono anche una gara di testa, dal punto di vista della capacità di saper gestire al meglio il ritmo della gara, e questa è una dote che non sempre si riesce a raggiungere da giovanissimi per cui, oltre al fatto che gli allenamenti dei 400 metri sono certamente tra i più intensi di qualsiasi specialità, è abbastanza comune che i grandi specialisti emergano al meglio dopo i 22/23anni, quando la loro maturazione fisica e psicologica abbia raggiunto il 100%.

Fatta questa premessa è per me una grande soddisfazione poter intervistare come primo azzurro del nostro percorso Road to Tokyo, che ci porterà a seguire periodicamente l’avvicinamento alle Olimpiadi Giapponesi dei nostri atleti di punta, proprio colui che su tale distanza, alla fine di una stagione limitata ma ugualmente ricca di eventi, ci ha esaltato con una fantastica vittoria all’Olimpico, nel Golden Gala Pietro Mennea di Diamond League.

Ciao Edoardo, grazie veramente per esserti reso subito disponibile e grazie al tuo Gruppo Sportivo dei Carabinieri che ci ha dato la possibilità di intervistarti. Sei contento di essere il primo azzurro ad inaugurare questa nuova rubrica di SprintNews.it?

Ciao grazie a te tantissimo e naturalmente sono molto contento perché ogni tipo di iniziativa tendente a far parlare il più possibile di Atletica e degli Atleti è fondamentale per la diffusione di questo sport.

Partiamo subito da Roma, da quel fantastico 45″21, miglior prestazione italiana under 23 e quarta di sempre a livello assoluto. Ti aspettavi una simile gara e un crono così importante?

Sinceramente no, devo dirti la verità. Sicuramente stavo abbastanza bene, ma dopo aver fatto il mio personale a Bydgoszcz con 45″48 il 19 agosto, agli assoluti di Padova, pur vincendo, avevo peggiorato il crono, 45″77, per cui credevo di aver ormai passato il picco della forma.

In effetti, poi, sentivo molto la responsabilità della gara di Roma e avevo molta paura di fare una brutta figura al punto che, qualche giorno prima, avevo anche detto al mio allenatore che non sapevo se partecipare, e lui si era realmente arrabbiato.

Gli allenatori servono anche a questo, stimolare nel giusto modo nei momenti difficili. Parlaci di lui e della tua squadra.

Il mio gruppo di lavoro è composto innanzitutto da Giacomo Zilocchi, che è una persona molto giovane, 32 anni, per cui tra me e lui c’è un fantastico rapporto in tutti sensi, anche amichevole, fermo restando che trovo che tecnicamente sia bravissimo e gli devo veramente tanto.

Giacomo segue tutta la parte di tecnica di corsa, ma anche tutto l’aspetto della preparazione fisica della forza in palestra e, altra pedina fondamentale, senza la quale mi sentirei perso, è Silvia Gandini che mi segue sia dal punto di vista nutrizionale che da quello osteopatico.

Pure Silvia è molto giovane, 29 anni e questo fa si che tra noi tre ci sia un continuo relazionarci, non solo in pista o in palestra, ma anche tramite messaggi continui, anche perché lei vive e lavora a Varese per cui non posso avere un contatto quotidiano diretto.

Silvia Gandini (foto personale profilo facebook)
Silvia Gandini (foto personale profilo Facebook)
Ho scritto in premessa che l’età in cui un quattrocentometrista emerge al 100% è, quasi sempre, dopo i 22/23 anni e questo perché certi carichi di allenamento possono essere pericolosi prima della completa formazione fisica.

Il tuo training come è stato sinora e, in particolare, quali sono i tuoi attuali ritmi di lavoro?

Credo che la tua analisi sia molto giusta e infatti, i miei allenamenti sino ad oggi sono sempre stati molto oculati nella misura in cui Giacomo non ha mai sforzato il mio fisico in maniera esagerata.

Seguo un programma di 3 + 1 di riposo, per cui in pratica faccia 6 allenamenti ogni 8 giorni, di cui 2 in palestra e non doppio mai.

Giacomo Zilocchi-Edoardo Scotti (foto profilo facebook Zilocchi)
Giacomo Zilocchi-Edoardo Scotti (foto profilo Facebook Zilocchi)

Da quanto tempo hai iniziato la preparazione per la prossima importante stagione e che programmi avete in mente per le indoor?

Ho ricominciato da circa un mese, metà ottobre, e sto seguendo un lavoro di iniziale richiamo delle varie funzioni atletiche tra cui, in particolare, quelle più lattacide.

Mi piace molto gareggiare, per cui certamente farò qualche competizione al coperto al fine di verificare la condizione e capire se tutto sta procedendo secondo i piani.

Certamente farò gli italiani assoluti e qualche altra gara di preparazione, ma non credo punterò a Europei o Mondiali indoor, anche se vedremo strada facendo.

Senti, parlando di tecnica e di come si corrono i 400 metri, un aspetto che mi ha sempre impressionato ed entusiasmato di te è come riesci a correre gli ultimi 100 metri. Come fai ad essere così veloce?

In realtà a me non sembra di esserlo così tanto, ma credo solo di fare l’ultimo quarto di gara nel giusto tempo rispetto agli altri tre quarti.

Ad esempio, a Roma, ho chiuso in circa 12″20/30, che ritengo sia quello che uno specialista deve fare per correre in circa 45 secondi. In effetti ci sono atleti che partono molto forte e poi, magari, per ottenere tempi vicini ai miei chiudono in 14 secondi e questo, dal mio punto di vista, non ha senso.

Poi ti svelo un particolare. C’è un momento all’uscita dell’ultima curva in cui do quasi la sensazione, visto dal di fuori, di stare per mollare, ma in realtà è il mio modo di affrontare quel particolare frangente che poi mi porta, un attimo dopo, a riuscire spesso a guadagnare qualcosa rispetto agli altri.

Il segreto vero, infine, poiché ovviamente non si può andare realmente più forte negli ultimi metri, è quello di mantenere la velocità acquisita, correndo nel modo più decontratto possibile.

Edoardo Scotti (foto profilo personale facebook)
Edoardo Scotti (foto profilo personale Facebook)
Edoardo, tu hai solo vent’anni ma si percepisce da qualsiasi cosa tu dica che sei un ragazzo molto maturo e responsabile. Sono certo, quindi, che tu non sia minimamente appagato per quanto raggiunto, anche se hai i piedi ben piantati per terra.

L’anno prossimo, facendo tutti gli scongiuri per la pandemia in corso, anno Olimpico. Con la staffetta sei già qualificato, punti anche alla gara individuale?

Assolutamente si, il mio desiderio è anche di potermi confrontare singolarmente con tutti i più forti del mondo. Il minimo non è lontanissimo, 44″90 ma c’è anche il ranking ed io con tutta la mia squadra ci crediamo tantissimo.

Per la staffetta invece gli obiettivi sono due, finale come a Doha e record italiano. Speri in entrambi?

Ovviamente si, nella maniera più assoluta, abbiamo una squadra fortissima. Io e Vladimir siamo molto giovani e siamo certamente cresciuti rispetto a Doha, Davide è il grande campione che tutti conosciamo, speriamo naturalmente in Matteo e nella sua grande esperienza, e poi c’è qualche altro che certamente si può inserire.

In particolare, rispetto al record italiano sono convinto, non solo di poterlo battere, ma anche che possiamo tentare di scendere sotto la soglia dei 3 minuti, se non l’anno prossimo, magari tra un paio.

Scotti-Galvan-Re-Aceti (foto FIDAL/Colombo)
Scotti-Galvan-Re-Aceti (foto FIDAL/Colombo)
Hai chiuso la scorsa stagione sui 200 metri agli italiani promesse, correndo per la prima volta sotto i 21 secondi.

Tempo fa lessi che c’era una mezza idea di farti provare anche gli 800 metri, è vero?

Quando iniziai con l’atletica capii subito di avere delle grandi doti di resistenza aerobica, con una buona velocità di base, caratteristiche che, se allenate in un certo modo, possono portare anche a fare gli 800.

Certamente, però, da adesso almeno per il prossimo quadriennio sarò concentrato sui 400, ed anche sui 200 come preparazione alla velocità massimale.

Parlando dei tuoi inizi, invece, so che sei arrivato all’atletica per caso, in quanto giocavi a calcio nelle giovanili del Fanfulla Lodi e hai abbandonato perché i tuoi allenatori non vedevano di buon occhio il fatto che, in agosto, tu non ti allenassi per andare in vacanza.

Sinceramente, al di là dei tuoi eccellenti risultati, ti spiace un po’ non essere andato avanti con il pallone?

No, veramente, sono felice al 100% di quello che faccio, il calcio non era neanche una passione infinita anche se, ti dico la verità, mi piacerebbe ogni tanto dare due calci a un pallone ma, ovviamente, non posso.

Invece una tua passione, rarissima per un ragazzo della tua età, mi sembra sia il Golf, che pratichi sin da piccolo.

Come nasce questo interesse e riesci a giocare anche adesso, magari con l’idea di diventare professionista alla fine, tra tantissimo, della tua carriera nell’Atletica?

E’ stato mio padre a portarmi sui campi di Golf. In effetti mi piace molto ed ero anche abbastanza predisposto ma adesso, per ovvi motivi, ho pochissimo tempo da dedicare anche perché, oltre all’Atletica, c’è anche lo studio, sono iscritto alla facoltà universitaria di Economia.

Sulla possibilità di diventare un giorno un professionista del Golf, è veramente difficilissimo, oggi più che mai, ma chissà… ci penserò quando sarà il momento.

Grazie, per ora, Edoardo, ci sentiamo presto, quando la stagione agonistica indoor sarà entrata nel vivo e, nel frattempo, un’ultima domanda di cui immagino già quale sarà la tua veloce risposta.

Pensi che il record italiano assoluto di 44″77 possa essere uno dei tuoi obiettivi dei prossimi anni?

Certo che si!

Edoardo Scotti (foto FIDAL/Colombo)
Edoardo Scotti (foto FIDAL/Colombo)

 

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