Carlos Lopes (foto Alchetron)
Carlos Lopes (foto Alchetron)
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Trentacinque anni fa oggi, il portoghese Carlos Lopes, fece la storia, stabilendo la nuova miglior prestazione mondiale della maratona: 2h07’12“.

Ricordiamo quel giorno, a distanza di molti anni, con la testimonianza di Lopes, che ricorda la gara di Rotterdam come un momento indimenticabile per la sua vita atletica.

Ricordo ancora che il giorno prima della maratona sono riuscito a dormire abbastanza bene. Il giorno della gara il tempo è stato buono, anche se leggermente ventoso, ma questa è stata solo una motivazione in più per cercare di battere il record, come avevo sognato di fare dall’inizio della mia carriera.”

Non appena iniziata la gara, Lopes ha dichiarato che il suo obiettivo gli è parso molto chiaro.

Mi sono dimenticato di tutto il resto e mi sono concentrato sul tentativo di ottenere il miglior tempo dal primo all’ultimo metro. Mentre progredivo in gara, la mia mente pensava solo a battere il record. Ero concentrato al 100% sul traguardo e negli ultimi due chilometri ero già sicuro di riuscire a farcela“.

Non dimenticherò mai il sostegno della folla“, ha continuato, “tifando come dei matti per tutta la durata della gara. Dopo aver battuto il record, la soddisfazione è stata enorme e mi sono ricordato della mia famiglia e del mio paese, nonché del mio allenatore e di tutti gli altri che mi hanno aiutato a raggiungere il mio obiettivo.”

Quella di Lopes a Rotterdam rimane ancora oggi una prestazione straordinaria, ma non è certamente l’unica soddisfazione acquisita dal portoghese nel corso della sua carriera atletica.

Quell’anno infatti, Lopes era al culmine della sua “seconda” carriera, dopo essersi ripreso da un infortunio a lungo termine; una guarigione dovuta in gran parte ai trattamenti di medicina alternativa di un maestro giapponese di judo, Kiyoshi Kobayashi, che visse in Portogallo per oltre 40 anni.

Ma tornando indietro, alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles, Lopes aveva vinto il titolo della maratona con il record olimpico di 2:09:21, diventando la medaglia d’oro della maratona maschile più anziana della storia.

Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti al tempo, ne fu così impressionato da invitare Lopes, il primo campione olimpico del Portogallo in qualsiasi sport, alla Casa Bianca.

Una medaglia d’oro olimpica è qualcosa di storico, che rimarrà per sempre. Pertanto, per me la medaglia d’oro che ho vinto ai Giochi di Los Angeles non può essere paragonata a nessun altro risultato nella mia carriera atletica“, ha dichiarato l’atleta in proposito.

“Straordinario” riassume quindi la carriera di Lopes. Solo poche settimane prima di partire per Los Angeles, era sopravvissuto ad un incidente d’auto: colpito da dietro da una grande Mercedes, il suo gomito sinistro aveva sfondato il parabrezza dell’auto, lasciando l’anca sinistra fortemente contusa. Per fortuna, il dolore diminuì in pochi giorni.

Lopes, già olimpionico nel 1972, era salito alla ribalta per la prima volta a livello internazionale nel 1976 a 29 anni. In primavera, a Chepstow, in Inghilterra, vinse quello che sarebbe stato il primo di tre titoli ai campionati mondiali di corsa campestre.

Alle Olimpiadi di Montreal quell’estate, solo il campione finlandese Lasse Viren fu in grado di seguirlo sui 10’000 metri.

Viren lo sorpassò al giro finale e il portoghese terminò in seconda posizione. Lopes chiuse quell’anno, il 1976, con un record personale di 27’42″65, rendendolo il secondo miglior corridore al mondo in quella stagione.

Con il passare degli anni, l’atleta proseguì con la sua brillante carriera e nel 1985, dopo il primato di Rotterdam, in onore di Kobayashi, l’uomo che lo aveva riportato in piena salute, Lopes viaggiò in Giappone per correre alla Maratona di Tokyo.

Sfortunatamente, l’atleta si sentì male e fu costretto a ritirarsi a 19 chilometri. Nel dicembre di quell’anno si infortunò nuovamente e, a solo un paio di mesi dal suo quarantesimo compleanno, Lopes si ritirò.

Nel frattempo, l’ex atleta ha osservato lo straordinario evolversi delle tecniche di allenamento e dell’attrezzatura atletica negli ultimi decenni, insieme al supporto di grandi allenatori, medici, fisioterapisti, podologi e altri specialisti in fisiologia dell’esercizio, che studiano ogni dettaglio delle nuova tecniche di allenamento.

Ne ha parlato recentemente, prendendo spunto dal caso di Eliud Kipchoge, che l’anno scorso è diventato il primo uomo a coprire la distanza, in meno di due ore, durante un evento spettacolo a Vienna, con un tempo che non è stato omologato come record.

Abbiamo il chiaro esempio di Eliud Kipchoge, che ha dimostrato che ciò che prima era completamente inconcepibile ha avuto luogo. Nonostante il suo primato non sia stato ufficialmente riconosciuto” ha detto Lopes “il fatto rimane“.

 

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