Dalia Kaddari (Foto Fidal Colombo)
Dalia Kaddari (Foto Fidal Colombo)
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Con la mancata convocazione in staffetta per i Mondiali di Doha, termina la stagione di Dalia Kaddari. Velocista quartese, allenata da Fabrizio Fanni e cresciuta nella Tespiense, Dalia è entrata a far parte del gruppo sportivo della Polizia di Stato a inizio agosto. Ripercorriamo con la diretta protagonista questo 2019.

È passato un mese e mezzo dal tuo ingresso nella Polizia di Stato: cosa è cambiato nella tua vita?

È cambiato poco nella vita di tutti i giorni: i miei ritmi e le mie routine sono immutati. Sento certamente la responsabilità di vestire una maglia gloriosa come quella della Polizia di Stato e la consapevolezza di essere entrata nel mondo degli atleti professionisti. In futuro probabilmente vivrò con più tranquillità, dovendo pensare unicamente ad allenarmi. L’ingresso nel gruppo sportivo è un bellissimo punto di partenza.

Sei poco più che 18enne. Tornando indietro di qualche anno, a quando avevi appena iniziato a correre in pista, pensavi che in pochi anni saresti diventata una dei talenti più promettenti dell’atletica europea?

Assolutamente no. Giocavo a basket e l’atletica era un divertimento estemporaneo con le gare prima studentesche, poi provinciali e regionali. È stata una piacevole sorpresa e non mi aspettavo quello che sto vivendo ora.

Molti immaginavano una tua presenza a Doha in staffetta. Ci speravi? Sei rimasta delusa per non essere stata convocata?

Ci speravo tantissimo. Sarebbe stata un’occasione importantissima. Come ci diceva il prof. Di Mulo, noi siamo entrate da poco nella Nazionale assoluta e serve un percorso di crescita. Scelte comprensibili, che non contesto, ma non nascondo un pizzico di delusione che spero di trasformare in motivazioni per andare ancora più forte.

Negli Europei a squadre c’è stato il tuo esordio nella Nazionale Assoluta: la maglia dei “grandi” pesava di più o l’esperienza maturata nelle selezioni giovanili è servita a farti vivere il tutto come un passaggio normale?

No, non è stato un passaggio normale: era un altro mondo, quello dell’Atletica vera. È stato emozionante.

Quando ti sei trovata a condividere gli stessi spazi di allenamento di campioni che prima avevi visto solo in tv, sei rimasta colpita da qualcuno in particolare?

Nessuno in particolare, è emozionante lo stare lì perché è diverso dalle esperienze passate. È difficile da spiegare. Però mi ha dato ulteriori stimoli per dare il mio massimo e tornare di nuovo lì, dove si fa l’Atletica che conta.

L’Atletica è uno sport fortemente individuale, quali sono i rapporti con i tuoi compagni di nazionale giovanile e assoluta?

Ho stretto una grande amicizia con Chiara Gherardi, anche grazie ai raduni giovanili trascorsi assieme. Con i compagni più grandi, ci sono rapporti normali e ho ricevuto diversi consigli e incoraggiamenti: i veterani hanno una mentalità da professionisti e questo mi ha aiutata.

Il tuo 2019 è stato un po’ travagliato: esordio tardivo per un piccolo infortunio in raduno nazionale, poi però hai mostrato una solida base di risultati. Come l’hai vissuto?

Ad aprile ho avuto un infortunio durante il raduno di Grosseto: non ho potuto gareggiare per un mese e mezzo, saltando così i Campionati Italiani. Mi sono rifatta nella seconda parte di stagione e mi sono tolta diverse soddisfazioni: prima agli Europei di Boras, poi il secondo posto a Bressanone e infine con la convocazione in Nazionale Assoluta. Un 2019 positivo, di crescita.

Tanti 200 metri, un solo 100 metri: anche nel 2020 ti vedremo più coinvolta nel mezzo giro di pista?

I 200 metri sono la mia distanza preferita. Ho dovuto mettere un pò da parte i 100 metri per i motivi contingenti di cui abbiamo parlato prima: avrei voluto fare 2-3 gare in più sulla distanza e magari correre su una distanza spuria come i 150 o i 300 metri. Probabilmente riusciremo a fare anche un test sui 400 metri: non mi è ancora capitato ma mi incuriosisce molto.

2020 significa Tokyo: pensi di riuscire a guadagnarti un posto in 4×100?

Lo spero. Le Olimpiadi sono il sogno di ogni atleta e anche il mio: la partecipazione, anche solo in staffetta, sarebbe molto importante.

A chi dedichi questi risultati?

A me stessa. Al mio allenatore Fabrizio Fanni e certamente alla mia famiglia.