Sara Dossena in ripresa per le Olimpiadi

La maratoneta azzurra lotta per il sogno a cinque cerchi

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Ci sono atleti/e che infiammano il cuore degli appassionati per le loro gesta sportive ma poi, ci sono anche quelli/e che riescono a suscitare emozioni infinite anche solo per la passione che ci mettono e la capacità di reagire, ogni volta, alle tante sfide lanciate dal destino.

Sara Dossena è certamente un’ottima sportiva, capace in carriera di eccellere in tante discipline, non solo di atletica, ma che negli ultimi anni si è dedicata totalmente alle distanze lunghe su strada, in particolare la maratona dove vanta la terza miglior prestazione italiana di sempre, con il crono di 2h24’00 realizzato nel marzo del 2019, che le vale anche quale minimo per poter partecipare alle Olimpiadi Giapponesi che sarebbero, anche, le sue prime in assoluto.

La grande forza di Sara, nella vita, è stata quella di sapere rinascere da situazioni che avevano gravemente messo in discussione la sua possibilità di continuare e, proprio questa resilienza, la fa apparire per tantissimi suoi tifosi alla stregua di un’eroina da esaltare e proteggere.

L’ultimo grave colpo procuratole dalla sorte, la 36enne atleta l’ha dovuto sopportare proprio l’anno scorso quando un fastidioso dolore al piede sinistro, che le ha impedito qualsiasi tipo di competizione dopo l’ultima del 6 gennaio al cross Campaccio, l’ha costretta ad operarsi il 10 dicembre.

Da allora di lei poche notizie ufficiali, ma fortunatamente esistono i social e abbiamo seguito, tramite i suoi post, le fasi rieducative del piede con le prime camminate veloci sul tapis roulant, la piscina, la bicicletta, qualche gradone e infine, verso metà marzo, il ritorno graduale alla corsa in strada.

In un video da lei pubblicato una decina di giorni fa, l’abbiamo rivista correre con passo spedito, in quello che lei ha scritto essere un allenamento di 14 chilometri su un percorso collinare ma, onestamente, siamo certi che né l’atleta, né il suo staff, si sbilancerebbe ora in alcuna previsione sulle possibilità di un ritorno competitivo ad alto livello.

E’ chiaro che il desiderio dell’atleta di partire per il Giappone, la cui maratona di Sapporo sarà il 1° agosto, sia grandissimo in quanto sarebbe la sua prima partecipazione a cinque cerchi ma, al di là del minimo realizzato un paio di anni fa, che le darebbe il pass per accedervi, dovrà dimostrare di poter competere con le migliori.

Siamo certi però che la sua grande voglia di sacrificio unita alla sua grande resistenza agli sforzi le sarà di grande aiuto e, d’altra parte, al tema della estrema resilienza, Sara ha dedicato qualche anno fa un bellissimo libro autobiografico, “Io, Fenice“, che racconta di tutte le sue cadute e le sue risalite che, purtroppo, hanno continuato a succedersi nella sua vita, auspicando che ora vi sia l’ennesima rinascita.

Sara Dossena (foto archivio)
Sara Dossena (foto archivio)

Ma per coloro che non conoscessero Sara ci fa piacere, nell’occasione, riproporre alcuni pezzi di un’intervista che ci concesse, un anno e mezzo fa circa, in cui ci ha narrato una parte della sua vita agonistica.

Raccontaci come sono stati i tuoi inizi da atleta?

Pur non venendo da una famiglia di sportivi, ho sempre avuto una grande passione per lo sport, inizialmente per quelli di squadra. Solo che la parte che mi piaceva di più era il riscaldamento prima dell’allenamento o della partita e, lì, ho capito che la mia strada era un’altra.

Ho cominciato, allora, a correre veramente, come attività principale, ed essendo io di Clusone mi riusciva facile trovare bellissimi paesaggi montani che mi hanno portata da Juniores a fare varie competizioni di corsa in montagna e a vincere un paio di titoli italiani di categoria.

Quindi neanche all’inizio della carriera hai frequentato tanto le piste di atletica?

La pista non è mai stato il mio luogo preferito di allenamento ma, da promessa, tra i 20 e i 22 anni, ho fatto tante esperienze di gare nell’anello, correndo dai 1500 sino ai 10000 metri, fermo restando che, durante la stagione invernale, mi dedicavo molto alle competizioni di corsa campestre.

Un primo assaggio di quella che, poi, sarebbe diventata la mia destinazione finale la ebbi alla fine della categoria under 23, quando corsi una mezza maratona a Pavia, nell’ottobre del 2006, e poi subito dopo, nel gennaio del 2007, ne corsi un’altra a Osaka in Giappone.

Ecco, il 2007 avrebbe potuto essere la prima svolta della mia carriera agonistica perchè, dopo una serie di buoni risultati, in pista e fuori, stavo per essere presa da un Gruppo Sportivo Militare, arruolamento che mi avrebbe permesso di dedicarmi a tempo pieno all’attività sportiva.

La sfortuna è stata che c’erano due Gruppi che erano interessati a me ed io ho avuto qualche esitazione nella scelta ma, nel frattempo, ho cominciato ad avere una serie di infortuni importanti e tutto è saltato.

Stai parlando degli anni 2008/2009?

Infatti, in quel periodo sono rimasta totalmente ferma e ho dovuto cercarmi un lavoro come commessa, perché nel frattempo ero andata a vivere da sola, a Gallarate.

Il mio desiderio di fare sport era, però, sempre grandissimo e, appena risolti i miei problemi fisici, ho deciso di provare nuove esperienze in cui ci fosse la corsa, ma non solo.

E qui parte la prima rinascita con le tue affermazioni nel duathlon e nel triathlon?

Sono stati anni molto intensi, ma specialmente nei primi due, il 2010 e 2011, facevo molta fatica a gareggiare perchè il mio lavoro mi portava, spesso, a fare turni anche durante il fine settimana.

Devo ringraziare il mio allenatore, Maurizio Brassini, che mi diede, a un certo punto, la possibilità di lavorare nel suo negozio di vendita di biciclette perché, in quel modo, riuscii ad essere libera nei w.e. facendo gare con maggior continuità.

Immagino che avrai dovuto affrontare grandi sforzi, in quegli anni, per riuscire ad allenarti su due o tre discipline?

In effetti un impegno enorme, fatto di sacrifici di ogni genere per riuscire ad allenarsi e devo ammettere che, varie volte, ho pensato di mollare tutto.

Poi, dal 2012 e, in particolare, dal 2013, sono arrivate le prime affermazioni nel duathlon e, mentre facevo questo tipo di gare, ho ricominciato anche a fare una mezza maratona.

Sara Dossena (foto archivio Campaccio)
Sara Dossena (foto archivio Campaccio)
Finalmente, quindi, hai potuto diventare un’atleta professionista?

Si, in maniera graduale, nel senso che più ottenevo successi o partecipavo a manifestazioni, più avevo la possibilità materiale di staccarmi dal mio lavoro e poi, a un certo punto, sono riuscita a potermi dedicare definitivamente all’allenamento e alle competizioni.

Come è stato il percorso di avvicinamento alla maratona che poi è stata la svolta definitiva della tua carriera?

Gli anni tra il 2014 e il 2017 sono stati veramente molto densi e, in quel periodo, ho gareggiato in varie discipline, spaziando tra duathlon, triathlon, corse campestri, mezze maratone e, addirittura, competizioni in pista, vincendo, tra l’altro, nel maggio del 2017, un titolo italiano assoluto sui 10000 metri.

In tutto questo, in ogni caso, ho avuto ancora momenti molto complicati come quando, nel febbraio del 2016, ebbi una brutta frattura da stress al perone, da cui però mi ripresi prontamente nel giro di quattro mesi.

A parte questo fastidioso inconveniente devo, però, dirti che sono stati anni pieni di soddisfazioni solo che io, non accontentandomi mai, coltivavo dentro di me il sogno di correre una maratona, ovviamente a buon livello, e in particolare la più famosa del mondo: quella di New York.

Sappiamo tutti come è finita, un sesto posto all’esordio sulla distanza. Che emozione hai provato?

Qualcosa di indescrivibile, talmente forte che poi ho voluto fermamente che fosse l’oggetto di una serie di miei scritti, su quanto avevo provato, che sono poi diventati, grazie all’aiuto di Francesca Grana e Maurizio Brassini, un bellissimo libro che tratta appunto quella mia esperienza.

La particolarità del racconto è l’essere narrato da un duplice punto di osservazione: quello dell’atleta e quello dell’allenatore, fermo restando che parla anche di come ho preparata la gara, con il dettaglio dei miei programmi di allenamento.

Un gran tempo all’esordio ma poi, l’anno dopo, un’altra ottima maratona con il  sesto posto degli Europei di Berlino e poi, quest’anno, a Nagoya, un tempo incredibile che ti ha fatto sfiorare il record italiano, portandoti al terzo tempo di sempre.

Possiamo dire che ormai la tua carriera è solo orientata alle corse su strada, maratona e mezza?

Direi proprio di si, ma mi piace sempre, nei momenti di scarico o di preparazione lontana dalla competizione, andare in bici e anche nuotare. Però la maratona, sicuramente, è il mio obiettivo principale, chiaramente pensando alle Olimpiadi.

Sara Dossena - New York (foto Pierluigi Benini)
Sara Dossena – New York (foto Pierluigi Benini)
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