La nuova vita tedesca di Alessia Trost

Intervista esclusiva con la saltatrice che ci racconta della sua nuova esperienza

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Sono passati quasi 9 anni da quel 28 gennaio 2013 quando Alessia Trost, nel corso del meeting internazionale di Třinec (Repubblica Ceca), valicò l’asticella a 2 metri, soglia di eccellenza per qualsiasi saltatrice in alto.

L’azzurra non aveva ancora compiuto vent’anni, è nata a Pordenone l’8 marzo 1993, e vantava già un grande palmares tra cui due titoli mondiali, uno allieve e uno juniores, oltre a tanti titoli italiani e affermazioni nelle più svariate manifestazioni giovanili.

Sempre nel 2013, ricordiamo che Alessia stabilì anche il suo personale all’aperto, vincendo con 1,98 i Campionati Europei Under 23 a Tampere.

Sembrava l’inizio di un’inarrestabile ascesa, in tutti i sensi, verso i livelli più alti della sua disciplina, ma poi non tutto ha funzionato nel migliore dei modi, per motivi di vario genere che possono fare parte della vita agonistica di un’atleta, specie di grande livello, anche se Alessia ha ottenuto sempre dei buoni risultati e piazzamenti di prestigio, quali l’argento agli Europei Indoor di Praga, nel 2015 saltando 1,97, il quinto posto nella finale Olimpica di Rio 2016 con 1,93 e, sempre con questa misura, un ottimo bronzo ai Mondiali Indoor di Birmingham nel 2018.

Quello che le è purtroppo mancata è stata la capacità di ritornare ad avvicinare i 2 metri, in un contesto europeo e mondiale in cui il livello medio delle varie atlete è ulteriormente cresciuto negli ultimi anni, per cui è quasi indispensabile, per riuscire anche solo a qualificarsi per una finale olimpica o mondiale, superare almeno 1,96.

Gli ultimi due anni, poi, per la 28enne azzurra sono stati ulteriormente complicati da un paio di cambi di tecnico, con relativo spostamento di residenza e luogo di allenamento e, se aggiungiamo il periodo del primo lockdown dopo l’inizio della pandemia nel 2020, quando rimase bloccata da sola, 40 giorni, in una città non sua, non sorprende che non sia poi riuscita a rendere per quelle che sono le sue enormi possibilità

Dopo un’Olimpiade non all’altezza delle sue speranze, è stata eliminata nelle qualificazioni avendo saltato 1,90, Alessia ha deciso di dare un’altra svolta per cercare nuovi stimoli, questa volta in una terra straniera, la capitale della Germania Berlino, anche se poi il motivo è legato anche a una scelta di cuore.

Per noi è sempre un grande piacere intervistarla e la ringraziamo come sempre per la sua disponibilità.

Alessia Trost (foto Colombo/FIDAL)
Alessia Trost (foto Colombo/FIDAL)
Ciao Alessia, come stai?

Sto bene, sono contenta. Sicuramente sto ancora recuperando dopo la stagione olimpica, che mi ha impegnato parecchio sotto diversi punti di vista e in questi mesi i nuovi cambiamenti hanno preso molte delle mie energie, ma credo che dopo questi assestamenti naturali tutto andrà a regime.   

Come ti trovi a Berlino? Come mai ti sei trasferita?

Per ora a Berlino mi trovo bene, la città è stimolante e le strutture per l’allenamento sono ottime. Il trasloco all’estero è stato più impegnativo di quanto potessi immaginare, ma ora sono quasi sistemata.

Mi sono spostata qui perché durante la scorsa stagione mi sono resa conto di avere bisogno di stimoli diversi da quelli che stavo ricevendo, soprattutto in relazione all’approccio all’atletica internazionale, quindi dopo Tokyo insieme alle Fiamme Gialle e al mio manager Federico Rosa mi sono messa alla ricerca di una nuova soluzione.

La scelta su Berlino è stata la somma ponderata di motivazioni professionali e personali. Qui l’approccio allo sport è sicuramente differente, ma lo è la cultura tutta, quindi non potrebbe essere altrimenti. 

Alessia Trost (foto Colombo/FIDAL)
Alessia Trost (foto Colombo/FIDAL)
Con chi ti stai allenando?

Mi alleno con coach Jan Keil e come l’anno scorso ho il supporto di Carlo Buzzichelli in tema forza.

Hai cambiato qualcosa a livello tecnico?

Dal punto di vista tecnico non abbiamo cambiato nulla per ora, sono un’atleta di lungo corso e con esperienze tecniche molto distanti tra loro, non sono sicura che apportare cambiamenti importanti sia la giusta soluzione. Lavoreremo piuttosto di lima e cercheremo di migliorare velocità e attivazione, il tipo di allenamento è cambiato molto da questo punto di vista. 

Che obiettivi ti sei posta per il 2022? Farai le indoor?

Prima di pormi degli obiettivi sono curiosa di vedere cosa succederà in questi prossimi mesi, sto prendendo le misure con i nuovi ritmi e i nuovi esercizi. Farò le Indoor proprio per questo motivo. Ovviamente l’obiettivo è quello di saltare alto e soprattutto di farlo quando conta, ad esempio ai mondiali.

Vedi possibile un WR nell’alto femminile questo anno?

Non credo che il 2022 sarà l’anno del record del mondo, ma spero di sbagliarmi. 

Come ti sembra il panorama italiano e internazionale nell’alto femminile?

A livello internazionale credo che vedremo di nuovo Lasistkene e Mahuchik sopra tutte, la prima nel nome della stabilità acquisita negli anni e sull’onda dell’oro olimpico, la seconda, immagino e spero, con nuovo slancio. Dietro di loro McDermott e le altre ucraine. Non conosco le giovani, però, che sicuramente riempiranno le classifiche nei prossimi anni.

A livello italiano vedo sicuramente Elena Vallortigara, che ha acquisito stabilità negli ultimi due anni e si presenta sempre nella migliore forma quando conta. Con lei si allenano ora Idea Pieroni e Marta Morara, che sono il futuro più prossimo della nostra specialità in Italia. Vedremo cosa succederà durante le Indoor, la stagione post-olimpica è sempre un grande punto di domanda.

Alessia Trost (foto Colombo/FIDAL)
Alessia Trost (foto Colombo/FIDAL)
Hai avuto dei momenti di difficoltà nella tua carriera, chi o cosa ti ha aiutata a superarli?

Nella mia carriera ho avuto sicuramente molti momenti di difficoltà: risultati che non arrivavano, cambi di allenatore, difficoltà a gestire la tensione, le aspettative, la mia immagine, difficoltà a mettere insieme vita personale e professionale.

Mi hanno sempre dato sostegno una sana dose di buon senso, la soddisfazione che saltare mi dà e la consapevolezza di avere tra le mani un’opportunità, quella che tutti i giovani desiderano, e di non volerla sprecare. Nel tempo ho trovato sempre più conforto nella mia famiglia e negli amici più stretti; nei momenti chiave sono stati fondamentali il supporto del gruppo Fiamme Gialle e di Federico Rosa, come evidenziato già sopra. 

Ti aspettavi i 5 ori di Tokyo?

Ovviamente mi aspettavo i cinque ori di Tokyo! E ovviamente scherzo, non me li aspettavo e forse ancora non ci credo. Sono la dimostrazione che le classifiche nello sport non sono definitive, banale ma sostanziale. 

Pensi che la concezione dell’atletica in Italia sia cambiata dopo le Olimpiadi? 

Mi chiedo se sia cambiata la concezione dell’atletica in Italia o se semplicemente l’atletica sia arrivata all’Italia, si sia manifestata con incredibile forza e questo le abbia permesso di guadagnare spessore.

L’atletica oggi in Italia fa sognare, è pulita e divertente, ha delle icone e ci fa pensare subito all’azzurro che ci unisce.

L’atletica è la regina delle Olimpiadi e quella italiana ha vinto a Tokyo. Se oggi i campi sono pieni di ragazzini lo dobbiamo allo status che il nostro sport ha riguadagnato nell’immaginario collettivo. Ora, in quanto parte di questo movimento, abbiamo il compito di alimentare questa nuova percezione. 

All’estero invece come ci vedono?

Ti risponderò usando una locuzione tedesca e ampliandola al mondo, perché credo sia adatta al caso in tutte le sfumature, per quello che dice e per i se e i ma che genera: “Italians trust Germans but they don’t like them, Germans like Italians but they don’t trust them”.

Alessia Trost (foto Colombo/FIDAL)
Alessia Trost (foto Colombo/FIDAL)
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