Sabbatini ancora in grande condizione a Eugene

Mostruoso 10"54 di Elaine Thompson-Herah nei 100 femminili

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E’ ricominciata la Diamond League, dopo l’interruzione dovuta alle Olimpiadi di Tokyo e si è disputata l’ottava tappa, uno delle più prestigiose, quella statunitense che si disputa tradizionalmente ad Eugene, in Oregon, sede oltretutto dei prossimi campionati del mondo 2022.

Il meeting dedicato al mitico mezzofondista Steve Prefontaine, tragicamente scomparso in un incidente automobilistico a soli 24 anni, ha visto la partecipazione di quattro azzurri di cui una, Federica Del Buono, ha corso nella tarda serata statunitense di ieri, la primissima mattina italiana.

Nel mezzogiorno dell’Oregon, invece, in pista si conferma su ottimi livelli Gaia Sabbatini che corre in 4’04″55 nei 1500 metri, a un paio di secondi dal personale della semifinale di Tokyo con cui è diventata la seconda italiana di sempre.

Una gara corsa su ritmi velocissimi, con Gaia che si fa un po’ travolgere e rimane attardata ma poi, nel finale, recupera qualche posizione e chiude con un onorevolissimo decimo posto, mentre la vittoria va all’olimpionica keniana Faith Kipyegon, con lo straordinario crono di 3’53″23.

L’australiana Linden Hall (3’59″73) e l’americana Josette Norris (4’00″07) sono le meno distanti mentre affonda la britannica d’argento Laura Muir, dodicesima in 4’05″92, battuta anche dalla Sabbatini.

Le dichiarazioni di Gaia: “Gara difficile, con passaggi davvero veloci, ma sono piuttosto contenta del risultato e di essermi confermata correndo sui miei tempi dopo le Olimpiadi, che erano l’obiettivo dell’anno. Adesso penso alla prossima: probabilmente giovedì a Losanna, per rimettermi in gioco di nuovo in Diamond League.

Nel triplo maschile chiude quinto Andrea Dallavalle con un salto a 16.80 ventoso (+2.5) e 16.79 regolare (+0.9).

La misura più lunga arriva proprio al termine della gara, il 17,63 (+0.2) dell’olimpionico portoghese Pedro Pablo Pichardo davanti a Hugues Fabrice Zango (Burkina Faso), in finale 17,08 (+0.5) dopo un 17,12 (+0.9), e allo statunitense Donald Scott, 16,96 (+0.2), che si era qualificato con 17,03 (+0.4).

Le dichiarazioni di Andrea: “Esperienza bellissima in pedana per un’altra volta con i più forti campioni ed è stato pazzesco rivedere gli spettatori allo stadio, c’era un sacco di tifo. Una buona conclusione di un’ottima annata.

Peccato per il primo salto, intorno ai 16,90 ma nullo di poco, ma sono abbastanza soddisfatto. All’ultima gara della stagione non potevo chiedere troppo. Lo stadio è meraviglioso, l’atmosfera ancora di più, e spero di tornarci l’anno prossimo per i Mondiali.

Andrea Dallavalle (foto Grana FIDAL)
Andrea Dallavalle (foto Grana FIDAL)

Nell’alto femminile, Alessia Trost è sesta con 1,83 al primo tentativo, per poi commettere tre errori a 1,87.

Vince la gara, al sesto salto di spareggio (1,94) l’ucraina Iryna Gerashchenko spezza l’equilibrio con Vashti Cunningham, dopo che entrambe si erano trovate al comando con 1,98.

Grandissimi risultati nelle altre gare del primo importante meeting post olimpico, con la stratosferica prestazione della giamaicana Elaine Thompson-Herah nei 100 metri femminili, che chiude con l’incredibile crono di 10″54, suo personale e secondo tempo al mondo di sempre dietro al 10″49 ottenuto nel 1988 ad Indianapolis da Florence Griffith-Joyner, che si era sempre ritenuto irraggiungibile.

La regina dello sprint (doppio oro 100-200, a Tokyo come a Rio) migliora quindi il suo già fenomenale 10″61 realizzato in Giappone per vincere l’oro olimpico e batte ancora una volta le connazionali Shelly-Ann Fraser-Pryce (10″73) e Shericka Jackson (10″76), anche loro su crono strepitosi.

La statunitense Sha’Carri Richardson, grande esclusa dei giochi, è nona in 11″14.

Elaine Thompson Herah (foto Colombo/FIDAL)
Elaine Thompson Herah (foto Colombo/FIDAL)

Fantastica prestazione nei 200 maschili del campione mondiale Noah Lyles che si riprende la scena dopo la piccola delusione olimpica dove non ha ottenuto l’oro sperato e chiude con un eccezionale 19″52 (+1.5), a due centesimi dal personale, con un tempo che gli avrebbe dato il successo a Tokyo dove invece è arrivato terzo.

Battuto l’argento a cinque cerchi Kenny Bednarek (19″80), terzo il fratello Josephus Lyles che si migliora con 20″03.

Norah Jeruto, che ai Giochi non c’era, nei 3000 siepi femminili fa una cosa straordinaria vincendo con il crono di 8’53″65 che gli vale la terza miglior prestazione al mondo di sempre.sale al terzo posto di sempre al mondo.

La keniana prende il largo a due giri dalla fine ma è strabiliante anche Courtney Frerichs, argento a Tokyo, per firmare il record americano in 8’57″77, quarta alltime.

Troppo vento a favore nei 100 maschili (+2.9) ma in ogni caso superlativo il 9″74 del  olimpionico dei 200, il canadese André de Grasse, che stavolta precede lo statunitense Fred Kerley (9″78) terzo e secondo nella finale olimpica dominata dall’azzurro Marcell Jacobs.

André De Grasse (foto Keystone)
André De Grasse (foto Keystone)

Continua a entusiasmare il fuoriclasse norvegese Jakob Ingebrigtsen con 3’47″24 nel miglio, secondo europeo della storia, per inserirsi tra due leggende britanniche: alle spalle di Steve Cram (3’46″32) ma davanti a Sebastian Coe (3’47″33).

Strepitoso come sempre, nel getto del peso, il primatista del mondo e campione olimpico Ryan Crouser che lancia a un sensazionale 23,15 e, adesso, sono sue le prime tre prestazioni mondiali di sempre, tutte ottenute quest’anno.

Grande prestazione anche di Athing Mu, straordinario talento degli 800 metri femminili, che si migliora ancora sino a 1’55″04.

La sfida tra campioni olimpici del mezzofondo si gioca in campo neutro, sulle 2 miglia, con la vittoria dell’oro dei 5000 nei confronti di quello dei 10.000: l’ugandese Joshua Cheptegei (8’09″55) prevale sull’etiope Selemon Barega (8’09″82).

Vince per distacco nei 400 ostacoli Dalilah Muhammad, che parte a tutta velocità e cede qualcosa nel finale, ma è di gran valore il suo 52″77 con cui sbaraglia la concorrenza di Shamier Little (53″79) e della panamense Gianna Woodruff (54″20 per il record centramericano).

È la svizzera Mujinga Kambundji, doppia finalista olimpica dello sprint, a imporsi nei 200 femminili in 22″06 con un soffio di vento oltre il consentito (+2.4): tra le vittime illustri, il bronzo olimpico Gabby Thomas (Usa, 22″10) e l’iridata britannica Dina Asher-Smith (22″18).

Tra gli uomini negli 800 invece il canadese Marco Arop, che era uscito in semifinale nel corso delle Olimpiadi, si impone con 1’44″51 davanti ai keniani Ferguson Rotich (1’45″02) ed Emmanuel Korir (1’45″05), argento e oro in Giappone.

Nell’asta è ancora Katie Nageotte (Usa) a dettare legge con 4,82 al terzo e ultimo salto, per raddrizzare la gara e aver ragione della britannica Holly Bradshaw (4,72).

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