La rinuncia alle Olimpiadi di Sara Dossena

Coraggiosa ma inevitabile decisione della maratoneta azzurra

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Sara Dossena è un’atleta azzurra specialista della maratona, disciplina dove vanta l’ottimo personale di 2h24’00 realizzato a Nagoya in Giappone, il 10 marzo 2019, crono che rappresenta la terza miglior prestazione italiana di sempre, non lontano dalle 2h23’44 della primatista Valeria Straneo, ma soprattutto che le garantisce ampiamente il minimo di qualificazione olimpica fissato in 2h29’30.

Sara è un’atleta molto seguita dagli appassionati di atletica, in particolare di corse su strada, perché la sua storia agonistica è stata un continuo saliscendi di momenti esaltanti seguiti da brusche cadute a cui l’atleta ha sempre saputo reagire nel migliore dei modi e, a tal riguardo, ha anche scritto un libro per raccontare delle sue alterne vicende ma che, soprattutto, ha l’obiettivo di essere di esempio e stimolo per tante persone che possano incontrare difficoltà nella loro esistenza.

L’ultima grande manifestazione a cui Sara ha partecipato sono stati i mondiali di Doha 2019 quando, stroncata da un clima tremendo con l’aria intrisa di un’umidità pari quasi al 100%, non era riuscita a terminare i suoi 42,195 chilometri ma, da quel momento era scattato in lei l’ennesimo desiderio di risalire da quella che riteneva fosse stata un’esperienza negativa.

Purtroppo, però, la volontà, la determinazione e l’entusiasmo che l’accompagnano quotidianamente non sono bastati e un problema a un piede, insorto nel corso del 2020, che sembrava potesse superarsi con fisioterapia e riposo, si è poi trasformato in qualcosa che ha reso indispensabile un intervento chirurgico eseguito l’11 dicembre, sempre dell’anno scorso.

Il recupero è cominciato verso fine marzo e qualche video postato dall’atleta, sui suoi profili social, la faceva vedere correre in allenamento, per poi tornare ufficialmente in una competizione agonistica il 23 maggio su una 10 chilometri, e poi il 31 dello stesso mese su una mezza maratona, in entrambe le occasioni con riscontri cronometrici che non l’avevano soddisfatta.

Infine era stata comunicata la sua presenza alla 21,097 km di Verona del 13 giugno ma poi non aveva corso, inevitabile preludio all’annuncio ufficiale di oggi, della sua rinuncia a volare in Giappone per la maratona olimpica del 7 agosto all’Odori Park di Sapporo.

Le dichiarazioni di Sara: “Con un nodo alla gola ho deciso, insieme al mio staff, di rinunciare alle Olimpiadi. Ci ho provato, ci ho creduto, ho lavorato al massimo delle mie possibilità ma ho fallito.

Nonostante abbia ottenuto il minimo olimpico non sono in condizione fisica di onorare la maglia azzurra con la mia partecipazione. L’ho sempre detto: a Tokyo non andrò soltanto per dire ‘ho fatto le Olimpiadi’.

Non ci sono colpe, non ci sono scuse ma solo la consapevolezza della realtà attuale. Ora stop, reset e restart. Perché se si cade ci si rialza sempre!”.

Una grande atleta, una grande donna, una grande dimostrazione di coerenza e di ardore agonistico.

Siamo certi che Sara stia già pensando ai prossimi mondiali in Oregon del 2022, e allora nel complimentarci con lei per l’eccezionale dimostrazione di coraggio, vogliamo riproporre alcuni paragrafi di una bella intervista che ci rilasciò in esclusiva, proprio un paio di mesi dopo gli sfortunati mondiali di Doha 2019, e dove si percepisce molto bene l’essenza di questa straordinaria persona.

Sara Dossena (foto sito saradossena.it)
Sara Dossena (foto sito saradossena.it)
Sara Dossena per SprintNews: 6 dicembre 2019
Ciao Sara, sono passati circa 70 giorni da quella infernale notte di Doha. Prima di tutto, quindi, vorrei congratularmi per la grande signorilità mostrata in quella circostanza, dove non hai accampato alcuna scusa di carattere fisico, ma hai solo fatto riferimento alle condizioni climatiche che, come abbiamo più volte scritto, essendo presenti, erano impossibili, in particolare la sera della tua gara.
Sappiamo, però, che c’erano altri problemi. Hai voglia di raccontarci qualcosa?
Si certo, in effetti poche settimane prima di Doha ho accusato un problema a un piede che ha un po’ condizionato gli ultimi giorni di preparazione. Inoltre ho avuto dei miei problemi personali, questa estate, che non mi hanno fatto arrivare alla gara con l’animo totalmente sereno.
Però, devo dirti che realmente il problema fondamentale è stata l’umidità tremenda che non mi faceva quasi respirare. Come sai, sono anche svenuta e, quando mi sono ripresa, nell’aggirarmi confusa tra i vari tecnici ai margini della strada, ascoltavo solo notizie degli abbandoni di tante altre atlete.
Sara, ho voluto scrivere di rinascite, nel titolo, in onore del tuo libro “Io, Fenice”.
Non serve leggerlo, anche se a breve lo farò con grande interesse, per capire come la tua vita sia stata piena di momenti bui a cui hai saputo reagire con estrema determinazione.
Raccontaci come sono stati i tuoi inizi da atleta?
Pur non venendo da una famiglia di sportivi, ho sempre avuto una grande passione per lo sport, inizialmente per quelli di squadra. Solo che la parte che mi piaceva di più era il riscaldamento prima dell’allenamento o della partita e, lì, ho capito che la mia strada era un’altra.
Ho cominciato, allora, a correre veramente, come attività principale, ed essendo io di Clusone mi riusciva facile trovare bellissimi paesaggi montani che mi hanno portata da Juniores a fare varie competizioni di corsa in montagna e a vincere un paio di titoli italiani di categoria.
Quindi neanche all’inizio della carriera hai frequentato tanto le piste di atletica?
La pista non è mai stato il mio luogo preferito di allenamento ma, da promessa, tra i 20 e i 22 anni, ho fatto tante esperienze di gare nell’anello, correndo dai 1500 sino ai 10000 metri, fermo restando che, durante la stagione invernale, mi dedicavo molto alle competizioni di corsa campestre.
Un primo assaggio di quella che, poi, sarebbe diventata la mia destinazione finale la ebbi alla fine della categoria under 23, quando corsi una mezza maratona a Pavia, nell’ottobre del 2006, e poi subito dopo, nel gennaio del 2007, ne corsi un’altra a Osaka in Giappone.
Ecco, il 2007 avrebbe potuto essere la prima svolta della mia carriera agonistica perchè, dopo una serie di buoni risultati, in pista e fuori, stavo per essere presa da un Gruppo Sportivo Militare, arruolamento che mi avrebbe permesso di dedicarmi a tempo pieno all’attività sportiva.
La sfortuna è stata che c’erano due Gruppi che erano interessati a me ed io ho avuto qualche esitazione nella scelta ma, nel frattempo, ho cominciato ad avere una serie di infortuni importanti e tutto è saltato.
Stai parlando degli anni 2008/2009?
Infatti, in quel periodo sono rimasta totalmente ferma e ho dovuto cercarmi un lavoro come commessa, perché nel frattempo ero andata a vivere da sola, a Gallarate.
Il mio desiderio di fare sport era, però, sempre grandissimo e, appena risolti i miei problemi fisici, ho deciso di provare nuove esperienze in cui ci fosse la corsa, ma non solo.
E qui parte la prima rinascita con le tue affermazioni nel duathlon e nel triathlon?
Sono stati anni molto intensi, ma specialmente nei primi due, il 2010 e 2011, facevo molta fatica a gareggiare perché il mio lavoro mi portava, spesso, a fare turni anche durante il fine settimana.
Devo ringraziare il mio allenatore, Maurizio Brassini, che mi diede, a un certo punto, la possibilità di lavorare nel suo negozio di vendita di biciclette perché, in quel modo, riuscii ad essere libera nei w.e. facendo gare con maggior continuità.
Immagino che avrai dovuto affrontare grandi sforzi, in quegli anni, per riuscire ad allenarti su due o tre discipline?
In effetti un impegno enorme, fatto di sacrifici di ogni genere per riuscire ad allenarsi e devo ammettere che, varie volte, ho pensato di mollare tutto.
Poi, dal 2012 e, in particolare, dal 2013, sono arrivate le prime affermazioni nel duathlon e, mentre facevo questo tipo di gare, ho ricominciato anche a fare una mezza maratona.
Finalmente, quindi, hai potuto diventare un’atleta professionista?
Si, in maniera graduale, nel senso che più ottenevo successi o partecipavo a manifestazioni, più avevo la possibilità materiale di staccarmi dal mio lavoro e poi, a un certo punto, sono riuscita a potermi dedicare definitivamente all’allenamento e alle competizioni.
Come è stato il percorso di avvicinamento alla maratona che poi è stata la svolta definitiva della tua carriera?
Gli anni tra il 2014 e il 2017 sono stati veramente molto densi e, in quel periodo, ho gareggiato in varie discipline, spaziando tra duathlon, triathlon, corse campestri, mezze maratone e, addirittura, competizioni in pista, vincendo, tra l’altro, nel maggio del 2017, un titolo italiano assoluto sui 10000 metri.
In tutto questo, in ogni caso, ho avuto ancora momenti molto complicati come quando, nel febbraio del 2016, ebbi una brutta frattura da stress al perone, da cui però mi ripresi prontamente nel giro di quattro mesi.
A parte questo fastidioso inconveniente devo, però, dirti che sono stati anni pieni di soddisfazioni solo che io, non accontentandomi mai, coltivavo dentro di me il sogno di correre una maratona, ovviamente a buon livello, e in particolare la più famosa del mondo: quella di New York.
Sappiamo tutti come è finita, un sesto posto all’esordio sulla distanza. Che emozione hai provato?
Qualcosa di indescrivibile, talmente forte che poi ho voluto fermamente che fosse l’oggetto di una serie di miei scritti, su quanto avevo provato, che sono poi diventati, grazie all’aiuto di Francesca Grana e Maurizio Brassini, un bellissimo libro che tratta appunto quella mia esperienza.
La particolarità del racconto è l’essere narrato da un duplice punto di osservazione: quello dell’atleta e quello dell’allenatore, fermo restando che parla anche di come ho preparata la gara, con il dettaglio dei miei programmi di allenamento.
Un gran tempo all’esordio ma poi, l’anno dopo, un’altra ottima maratona con il  sesto posto degli Europei di Berlino e poi, quest’anno, a Nagoya, un tempo incredibile che ti ha fatto sfiorare il record italiano, portandoti al terzo tempo di sempre.
Possiamo dire che ormai la tua carriera è solo orientata alle corse su strada, maratona e mezza?
Direi proprio di si, ma mi piace sempre, nei momenti di scarico o di preparazione lontana dalla competizione, andare in bici e anche nuotare. Però la maratona, sicuramente, è il mio obiettivo principale, chiaramente pensando alle Olimpiadi.
Senti Sara, premesso che io non ritengo assolutamente il tuo ritiro a Doha come un caduta, per i motivi che tutti sappiamo, è comunque stata certamente una grande delusione da cui, in men che non si dicesse, ti sei subito ripresa, come sempre, correndo dopo poco più di un mese un’ottima mezza a Milano.
Dove trovi questa forza per risalire sempre?
Passione, determinazione e, credimi, anche l’entusiasmo e l’affetto di tutte le persone che, in un modo o nell’altro, mi seguono e che mi danno quella forza ulteriore per andare avanti, sempre, e per cercare di dare, ogni volta, qualcosa di più.
Sara Dossena - New York (foto Pierluigi Benini)
Sara Dossena – New York (foto Pierluigi Benini)
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