Tamberi e Jacobs: due ori storici

L'analisi tecnica delle imprese leggendarie dei due azzurri

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Per chi ama l’Atletica, quella di domenica 1 agosto è stata una giornata memorabile, anche perché non sono stati tanti gli ori olimpici conquistati in questo sport da un azzurro, e due nello spazio di 10 minuti era qualcosa di inimmaginabile anche per il più ottimista dei tifosi.

Giusto per fare un po’ di storia, con i due ori di Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs, l’Italia è arrivata a 21 successi olimpici in 31 edizioni con il maggior numero di vittorie ottenuto nel 1980 a Mosca e nel 1984 a Los Angeles, dove vi fu il boicottaggio rispettivamente degli Stati Uniti e della Russia, mentre solo in altre tre occasioni ne conquistò due, nel 1920, nel 1984 e nel 2004, mentre l’ultima medaglia d’oro vinta risaliva al 2008 a Pechino.

Possiamo quindi dire che l’impresa di Marcell e Gianmarco sia assolutamente la più leggendaria nella storia della nostra atletica, anche perché la globalizzazione e la competitività esistente oggi nel mondo non ha eguali con quella solo di 20/30 anni fa.

Due azzurri campioni olimpici, in cima al mondo sportivo più prestigioso rappresentato dai giochi a cinque cerchi, ma due successi diversi per come sono maturati ed entrambi, uno certamente più dell’altro, abbastanza inaspettati.

Cerchiamo dunque di raccontare come i nostri due fenomeni siano giunti a compiere l’epica impresa di domenica partendo dal primo, in ordine cronologico solo undici minuti prima ad esserci riuscito, Gianmarco Tamberi.

Gianmarco Tamberi (foto FIDAL/Colombo)
Gianmarco Tamberi (foto FIDAL/Colombo)

Gimbo, per i suoi amici e i suoi tantissimi tifosi, è il primatista italiano dell’alto con 2,39 realizzato 5 anni fa nel corso del meeting di Montecarlo, che rappresentava l’ultima gara prima delle Olimpiadi del Brasile, a Rio de Janeiro.

Dopo tale salto, peraltro, l’atleta non volle fermarsi e tentò di salire ancora più su, a 2,41, ma alla fine della rincorsa, sullo stacco finale, il piede cedette tra le smorfie di dolore dell’azzurro con la conseguenza di un grave infortunio e la prospettiva, addirittura, di dover interrompere la carriera.

Ma la grinta e la determinazione di Gimbo sono state straordinarie e l’atleta, già dopo un anno circa, è tornato a saltare a buoni livelli anche se non quelli di prima ma poi, mese dopo mese, ha continuato la sua rincorsa verso il suo sogno spezzato e l’anno scorso, quando le Olimpiadi furono spostate, prese la notizia come il segno di un ennesimo destino avverso, perché rimandava ancora il giorno del suo riscatto.

In realtà quel doloroso rinvio fu il segno di un destino positivo per Gimbo che ancora, allora, non era riuscito a ritrovare quelle misure indispensabili per coltivare i suoi sogni di gloria e, infatti, già nell’inverno di quest’anno il ritorno su quote che non saltava dal 2016 con l’ottima medaglia d’argento a 2,35 agli Europei indoor e l’oro sfiorato di un soffio.

Ma Gianmarco, la gara più bella della sua vita se l’è riservata per il giorno dei giorni della sua carriera e, come veramente in una favola a lieto fine, è riuscito in un’impresa che non può non avere commosso i tifosi di tutto il mondo, non solo italiani, per quanto c’era stato prima e per la determinazione, e quasi l’ossessione, con cui l’aveva inseguita.

Insomma una vittoria voluta, cercata, sperata, anche se tantissime volte determinate sue controprestazioni, anche quest’anno, avevano fatto temere che sarebbe stato molto difficile, ma domenica Gimbo è stato perfetto ed ha realizzato quanto il suo indiscutibile talento gli doveva già regalare 5 anni fa.

Un oro annunciato e, se vogliamo, solo rimandato di qualche anno, per un atleta con un palmares straordinario: un mondiale e un europeo indoor, un europeo all’aperto, oltre ovviamente, adesso, al titolo dei titoli, quello olimpico conquistato a pari merito con l’amico di sempre Mutaz Barshim, alla quota di 2,37.

Gianmarco Tamberi (foto FIDAL/Colombo)
Gianmarco Tamberi (foto FIDAL/Colombo)

Per Marcel Jacobs, invece, un discorso diverso, il suo successo è forse ancor più esaltante, sia perché ottenuto nella gara regina dell’Atletica regina degli sport olimpici, sia perché arrivato da un atleta che, con tutta la stima che si potesse avere per lui, era veramente impossibile da pronosticare, anche se si sapeva che quest’anno non c’era un favorito assoluto nei 100 metri.

Il sogno dichiarato di Marcell, ad inizio stagione, era la finale anche perché il grande risultato sui 60 metri che gli aveva regalato il titolo europeo indoor sui 60 metri, con un grande 6″47, faceva ben presagire ma, un conto sono i 60 contro avversari non irresistibili, un altro i 100 metri contro l’elite mondiale e Jacobs, all’inizio della stagione 2021, aveva un personale sui 100 di 10″03 corsi nel 2019, mentre nel 2020 si era fermato a 10″10 quale miglior risultato.

Certo, il grande record italiano realizzato a Savona il 13 maggio, con 9″95, aveva fatto intravedere potenzialità diverse, ma aveva corso su una pista veloce, con vento molto a favore e poi, addirittura, un piccola lesione muscolare di 1 cm sulla coscia lo ha tenuto lontano dalle gare per oltre un mese, facendogli saltare il Golden Gala a cui tanto teneva.

Marcell Jacobs (foto FIDAL/Colombo)
Marcell Jacobs (foto FIDAL/Colombo)

Poi, però, un buon ritorno subito con tempi di poco superiore ai 10 secondi in un meeting a Chorzow e poi agli italiani assoluti, ma soprattutto una grande prova in Diamond League a Montecarlo dove ha corso in 9″99, finendo terzo dietro ad atleti straordinari e facendo intuire che la finale olimpica fosse ampiamente alla sua portata.

Quel a cui abbiamo poi assistito, però, in circa 27 ore a Tokyo è qualcosa di mostruoso e sinceramente, in tanti anni di atletica, non ci era mai capitato di vedere una simile trasformazione perché, correre tre volte sotto i 9’95, di cui due volte addirittura sotto i 9″85 in poco più di due ore, dominando soprattutto una finale olimpica, è qualcosa di realmente inspiegabile, considerate le premesse, ma poi di fatto è accaduto e, in effetti, la sua corsa è stata perfetta sotto tutti punti di vista.

Credo che ogni altra considerazione sia superflua e non ci si possa che inchinare a una impresa che rimarrà nella leggenda dello sport italiano da parte di un atleta che, sino all’anno scorso era solo il grande avversario di Filippo Tortu ma ora è, semplicemente, l’uomo più veloce del mondo.

Ci piace anche ricordare quanto da lui stesso dettoci nel corso di un’intervista che ci rilasciò dopo la vittoria di Torun, a marzo in occasione degli Euroindoor, con delle parole in qualche modo profetiche per qualcosa che, poi, si è avverato realmente.

Estratto intervista a Marcell Jacobs del 10 marzo 2021

Un’ultima domanda, quasi un gioco. Se dovessi scegliere tra due possibilità in cui ritrovarti a fine settembre, quando finirà la stagione estiva, preferiresti pensare di avere il record italiano dei 100 metri, oppure di essere stato finalista alle Olimpiadi?

Sicuramente la finale delle Olimpiadi anche perché, quando ci si arriva può succedere di tutto e, a mio avviso, mai come quest’anno non c’è un reale favorito e allora, vorrei esserci a tutti i costi per giocarmela sino in fondo.

Marcell Jacobs (foto FIDAL/Colombo)
Marcell Jacobs (foto FIDAL/Colombo)
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