Road to Tokyo: Elena Bellò

Questa sera la specialista azzurra degli 800 metri impegnata a Marsiglia in Continental Tour

FASTWEB

C’è grande fermento nel mezzofondo femminile italiano e certamente, una delle atlete che si sta maggiormente mettendo in mostra è la 24enne Elena Bellò, specialista degli 800 metri, che proprio da pochi giorni, grazie alle ultime ottime prestazioni quali i due posti nel Campionato Europeo a squadre di Chorzow e al meeting di Continental Tour di Samorin, sta scalando la classifica del ranking di World Athletics.

Attualmente Elena si trova in 43esima posizione delle 48 disponibili per disputare i due giri di pista a Tokyo, con la strada per il Giappone che appare abbastanza in discesa per la ragazza originaria di Villaverla, vicino Thiene, trasferitasi dall’ottobre dell’anno scorso a vivere in Brianza, a Carate, per allenarsi nell’impianto sportivo di Giussano, con anello rifatto da pochissimi mesi, noto per essere il palcoscenico degli allenamenti di Filippo Tortu e Vladimir Aceti.

L’ho incontrata direttamente sulla pista dove si allena tutti i giorni, alla vigilia della sua partenza per Marsiglia dove, proprio questa sera correrà un importante meeting di Continental Tour, dove proverà ad attaccare in maniera importante il suo personale sugli 800 metri di 2’01″32, realizzato a Samorin la settimana scorsa.

Elena Bellò (foto Colombo/FIDAL)
Elena Bellò (foto Colombo/FIDAL)
Ciao Elena grazie ovviamente per la tua disponibilità. Raccontami prima di tutto come sei arrivata da queste parti?

Ciao e grazie a te per l’attenzione. Diciamo che da un paio di anni sentivo l’esigenza di cambiare ambiente di allenamento, non perché non mi trovassi bene, ma per il fatto che il mio precedente gruppo di lavoro, quello di Massimo Pegoretti a Trento, era un po’ troppo orientato a lavori di quantità, più adatti a mezzofondisti specializzati su distanze dai 1500 metri in avanti, quali Yeman Crippa l’atleta di punta in quel contesto.

Il fatto è che sentivo di dover fare lavori meno intensi, ero arrivata anche a correre 110 chilometri a settimana, per puntare a una maggior qualità in quanto stavo perdendo quella velocità di base che mi apparteneva, avendo cominciato la mia carriera pure sui 400 metri.

In tutto questo ti ha aiutato il cuore e il tuo fidanzato.

Si certo, Mattia (Moretti) che è un ex mezzofondista, abita a Carate e ho avuto la possibilità di prendere casa con lui e di conoscere un tecnico a cui lui mi ha indirizzato, Alessandro Simonelli con il quale ho capito che mi sarei trovata bene in quanto ha subito compreso le mie esigenze.

Elena Bellò (foto FIDAL/Colombo)
Elena Bellò (foto FIDAL/Colombo)
Cosa è cambiato da quando ti sei trasferita ad allenarti a Giussano?

Come ti dicevo, a Trento facevo ormai lavori troppo pesanti mentre, da quando mi sono trasferita in Brianza, ho ripreso a curare anche gli aspetti legati alla velocità di corsa che mi fanno sentire più sicura di me.

Per adesso, peraltro, ho confermato il crono fatto la scorsa estate, migliorandolo a Samorin di soli 2 centesimi, ma in tale occasione ci sono stati problemi con la lepre che ha fatto due passaggi troppo veloci, sia ai 200 che ai 400 metri, (27″50 e 57″70), ma sia io che Alessandro siamo molto ottimisti e ti dico, sinceramente, che mi sento ampiamente nelle gambe un crono ben sotto i 2’01. 

Tornando per un attimo indietro, raccontami brevemente come e quando hai iniziato con l’atletica?

Mio padre Paolo è un grande appassionato ed anche praticante a livello amatoriale della corsa, per cui verso i 10 anni ha provato a portarmi in pista, ma io facevo ginnastica ritmica e non ero molto interessata, per cui ho preferito continuare con lo sport che praticavo.

Poi, però verso i 13 anni, durante le scuole medie sono ritornata al campo e dall’anello non mi sono più staccata, anche se ho fatto gare di vario genere tra cui anche le campestri, specie a livello scolastico.

Le prime esperienze importanti le ho avuto nel 2013 quando ho vinto i titoli nazionali allieve sui 400 e 800 indoor e quando ho partecipato, nel doppio giro di pista, ai mondiali di categoria di Doneck, sfiorando la finale.

Elena Bellò (foto Colombo/FIDAL)
Elena Bellò (foto Colombo/FIDAL)
Quali sono i tuoi programmi sino al 29 giugno, data ultima per fare risultati in proiezione olimpica?

Voglio essere ottimista e cominciare a pensare già a Tokyo per presentarmi al massimo della condizione. In questo momento sono messa abbastanza bene con il ranking per cui penso di avere anche bisogno di tornare a caricare un po’, senza dover fare troppe gare.

In ogni caso correrò certamente giovedì 9 a Marsiglia in una gara dove ci sarà ancora l’inglese Reekie, e dove dovrebbe esserci un ritmo gara più costante, senza eccessivi strappi iniziali ma veloce. Spero veramente in un crono importante.

Purtroppo il meeting francese non darà tanti punti per il ranking, ma poi comunque correrò il 27 a Rovereto agli assoluti, dove una vittoria mi darà ulteriore punteggio che mi auguro basti per la qualificazione definitiva.

Allora, incrociando le dita, se la tua partecipazione olimpica venisse confermata, quale obiettivo ti poni per il Giappone?

Innanzitutto quel che mi preme, prima di tale fondamentale appuntamento, è di correre almeno una volta su un crono molto vicino ai 2 minuti, perché questo mi darebbe una carica straordinaria e la consapevolezza di poter dare sempre di più.

In tal senso, quindi, a Tokyo il sogno sarebbe proprio di abbattere la barriera dei 2 minuti, proprio nella batteria che certamente sarà corsa a grandi ritmi, e così facendo potrei sperare di raggiungere l’obiettivo massimo che posso auspicare per quest’anno, quello di conquistare la semifinale.

Voglio anche dimostrare a tutti, e a me stessa in particolare, di poter affrontare l’appuntamento olimpico senza alcuna remora, scendendo in pista con grinta, determinazione e senza paura per giocarmela alla pari con tutte, facendo vedere tutta la personalità che mi sento dentro.

Elena Bellò (foto FIDAL)
Elena Bellò (foto FIDAL)
In proiezione futura, invece, pensi che potresti un giorno dedicarti anche ai 1500 metri?

Io sono nata come specialista dei 400 e degli 800 metri, con qualche carenza all’inizio della mia carriera a livello aerobico, e certamente il periodo passato a Trento ha compensato tali lacune, anche se mi ha un po’ appesantita nell’ambito della velocità.

I 1500 metri non mi dispiacciono per niente e, nel 2018, senza prepararli minimamente feci un buon 4’12″31, per cui credo proprio che l’anno prossimo mi dedicherò anche a tale distanza, per puntare ad ottenere un buon ranking pure su tale disciplina in vista dei Mondiali in Oregon.

Che studi fai e quali sono i tuoi propositi per un giorno lontano quando non sarai più un’atleta professionista?

Sono iscritta al quinto anno di Giurisprudenza all’Università di Trento, facoltà a dire il vero molto impegnativa, non facilmente conciliabile con l’attività di atleta professionista perché, sicuramente, la frequenza a certi corsi base è molto importante.

Sono molto felice, però, di aver intrapreso questo percorso di studi che penso finirò l’anno prossimo, in quanto può darmi tante aperture professionali, il giorno che finirò la mia carriera da atleta.

Ovviamente per ora voglio pensare principalmente a correre, ma ho delle idee in testa su quello che potrebbe essere il mio lavoro futuro, come ad esempio trovo molto interessante l’attività svolta dal magistrato di sorveglianza nell’ambito della valutazione dei profili psicologici dei detenuti, e a tal proposito ho seguito anche un corso in relazione al fatto che appartengo al Gruppo Sportivo delle Fiamme azzurre, la Polizia Penitenziaria.

Quel che è certo è che non mi piace accontentarmi per cui, certamente, quel che vorrò fare alla fine della mia carriera spero sia qualcosa di importante e gratificante.

Quali sono le persone che ti sono state più vicine nella tua carriera?

Sicuramente la mia famiglia perché in qualsiasi momento, anche quelli meno felici in cui ho fatto più fatica ad andare avanti e a sacrificarmi, mi è stata vicina e mi ha incoraggiato a non mollare di un centimetro.

Allo stesso modo, il mio ragazzo Mattia è stato fondamentale perché mi ha creato la situazione ideale per il mio trasferimento a Giussano ma, oltretutto, appena può anche se lui ha smesso l’attività agonistica assoluta, viene al campo per aiutarmi negli allenamenti ed è il compagno ideale anche in questo.

Ovviamente sono molto grata anche alla famiglia di Mattia che mi ha accolto benissimo e a tutto il gruppo di lavoro di Giussano, a cominciare da Alessandro ma anche tutti i ragazzi che mi aiutano in alcuni allenamenti tra cui qualche volta anche Vladimir (Aceti) e il fratello Alexander.

Elena Bellò-Giussano (foto SprintNews.it)
Elena Bellò-Giussano (foto SprintNews.it)
Sport OK Junior