Tanti auguri a Andrew Howe

Oggi compie 37 anni uno dei più grandi talenti della storia dell'Atletica Italiana

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Andrew Howe, per i pochissimi che non lo sapessero, è un atleta specializzato nel salto in lungo, disciplina di cui detiene il record italiano con 8,47 metri, ma che vanta ottime prestazioni anche nelle corse veloci e, se pur in carriera non è riuscito a raccogliere quanto il suo infinito talento gli avrebbe permesso, va annoverato certamente come uno dei più grandi dell’atletica italiana di tutti i tempi.

Andrew, che oggi compie 37 anni, è un atleta ancora in attività e anche l’anno scorso ha provato a qualificarsi per le Olimpiadi di Tokyo a cui teneva tantissimo, iniziando la stagione all’aperto con un promettente 8,03 nel salto in lungo, sia pur ventoso, ma poi non è riuscito a dare continuità alla sua preparazione e, dopo un paio di gare successive in cui ha saltato anche 7,74 con vento regolare, ha dovuto fermarsi per un persistente problema al tendine ed è stato costretto a vedere le Olimpiadi alla televisione.

E proprio in occasione dei giochi a cinque cerchi, lo stesso Howe uscì sulla sua pagina facebook con un post dai contenuti molto amari, in cui diceva innanzitutto di essersi reso conto che forse nella sua carriera da atleta era stato troppo sopravvalutato e che gli atleti forti partecipano alle olimpiadi e vincono anche le medaglie, mentre lui al massimo era riuscito a fare due partecipazioni a cinque cerchi, una a 19 anni e un’altra da non citare nemmeno.

In secondo luogo diceva di sentirsi arrivato a fine carriera con un pugno di mosche in mano, peraltro solo per colpa sua, ma con l’unica grande consolazione che se tutto questo potesse avere portato anche solo una persona a praticare l’atletica, questo per lui sarebbe stato gratificante.

Per concludere annunciava che il 2022 sarebbe stato il suo ultimo anno da agonista assoluto e che lo avrebbe fatto, pur se da atleta mediocre, con il massimo entusiasmo e divertimento per chiudere con un sorriso e salutare lo sport che aveva sempre amato.

Parole certamente dettate da un attimo di amarezza che denotano oltretutto la straordinaria umiltà di questo eccezionale atleta, che nella sua vita agonistica ha avuto tantissima sfortuna, ma è stato fonte di ispirazione per tantissimi campioni, quali anche lo stesso Marcell Jacobs che proprio poche settimane fa ha dichiarato come Howe sia stato sempre il suo maggior riferimento atletico, e aggiungiamo ovviamente come Andrew abbia portato all’atletica tantissimi semplici tifosi, specialmente in un periodo in cui vi era poco interesse per questo sport.

La natura lo ha dotato di un talento infinito che gli avrebbe consentito di eccellere in tante discipline e questo ha fatto si che, sin da giovanissimo, venisse guardato come un fenomeno in grado di qualsiasi impresa e addirittura, dopo i due titoli mondiali juniores conquistati a Grosseto nel 2004, a 19 anni, nel salto in lungo e nei 200 metri, si è cominciato anche ad accostarlo a due dei più grandi atleti di tutti i tempi, il leggendario figlio del vento Carl Lewis e pure, tornando indietro nel tempo, al mitico Jesse Owens.

Un peso tremendo per un ragazzo di nemmeno 20 anni che si è sempre sentito in dovere di stupire e di migliorarsi, e questo l’ha portato forse ad essere troppo generoso nella gestione della sua attività agonistica, nella misura in cui spesso non ha preso il giusto tempo per guarire dai vari problemi fisici che gli capitavano, con la conseguenza di trascinarseli e non risolverli mai definitivamente.

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La sintesi della sua vita agonistica

Andrew nasce a Los Angeles da genitori statunitensi e, dopo essersi trasferito all’età di 5 anni a Rieti con la madre che si risposa con un italiano di cognome Besozzi, diventa cittadino italiano.

Cresce atleticamente al campo scuola di Rieti praticando, a livello giovanile, diverse specialità, sia nelle distanze veloci piane e sugli ostacoli, che nei salti sia in estensione che in elevazione, sempre seguito dalla madre René Felton che è stata sua allenatrice dall’età di 15 anni per tantissime stagioni.

A 16 anni, nella sua prima grande esperienza internazionale dei mondiali under 18 di Debrecen in Ungheria, conquista la medaglia di bronzo nel salto in lungo con la misura di 7,61 che rappresenta ancora oggi uno dei suoi tantissimi record nazionali giovanili ma la sua grande esplosione a livello mondiale la raggiunge, tre anni dopo, nei sopra citati campionati del mondo under 20 di Grosseto dove si impone nel lungo con 8,11 e nei 200 metri con 20″28, prestazioni anch’esse che rappresentano ancora oggi i record di categoria e tale crono, peraltro, è rimasto sempre anche il personale dell’atleta.

Solo un mese dopo la rassegna iridata che certamente gli aveva prosciugato grandi energie fisiche e mentali, Andrew esordisce ai Giochi Olimpici di Atene 2004 ma, dopo aver passato il primo turno di qualificazione nei 200 metri, torna a riacutizzarsi un dolore al piede che aveva già avvertito nelle settimane precedenti e viene frenato nei quarti di finale non riuscendo a centrare la semifinale che sarebbe stata ampiamente alla sua portata.

Si presenta sul mezzo giro di pista anche ai campionati del mondo di atletica di Helsinki, del 2005 successivo, ma si ferma nuovamente al secondo turno e non è certamente fortunato nemmeno con la staffetta 4×100, di cui fa parte, in quanto la squadra italiana viene squalificata nelle qualificazioni per la finale.

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I due anni successivi sono certamente i migliori della sua carriera in quanto, nell’inverno del 2016 ottiene la sua prima medaglia da assoluto, classificandosi terzo ai Mondiali di atletica indoor di Mosca 2006, nel salto in lungo, con la misura di 8,19 metri.

Inizia poi la stagione delle gare all’aperto cimentandosi anche sui 400 metri e stabilendo il suo primato personale con 46″03 a Rieti che lo porta a correndo nella staffetta 4×400 della Coppa Europa di Malaga, dove soprattutto si impone nella gara di salto in lungo con la misura di 8,29 metri, suo nuovo record.

Il 14 luglio 2006 allo Stadio Olimpico di Roma, nell’ambito del Golden Gala, Howe arriva terzo nel salto in lungo con un nuovo primato personale di 8,41 metri, a soli due centimetri dal record italiano detenuto da Giovanni Evangelisti.

Infine, sempre in quell’anno, Andrew diventa a soli 21 anni campione europeo del salto in lungo a Goteborg con la misura di 8,20 metri.

All’inizio del 2007 si trasferisce per un breve periodo negli Stati Uniti per uno stage dove ha modo di conoscere Carl Lewis, e poi vince un altro titolo europeo nel salto in lungo, questa volta al coperto del palazzetto di Birmingham in Gran Bretagna, battendo il record italiano al coperto sempre di Evangelisti, con la misura di 8,30

Ai successivi mondiali giapponesi di Osaka del 2007, poi, il momento culmine della sua carriera con una incredibile e indimenticabile finale in cui lotta sino all’ultimo salto con il fenomenale panamense Irving Saladino che supera con un ultimo salto di 8,47, nuovo record italiano all’aperto, per poi essere risuperato dallo stesso caraibico all’ultimo istante della gara che gli vale in ogni caso una storica medaglia d’argento.

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Purtroppo, però, dopo la grande impresa di Osaka per il grandissimo talento azzurro è iniziato un interminabile periodo di situazioni sfortunate che ne hanno compromesso le infinite possibilità agonistiche e, tra l’altro gli hanno consentito solo un’altra partecipazione olimpica, nel 2008 a Pechino, dove sempre per problemi fisici non risolti mancò l’accesso alla finale finendo al 20esimo posto assoluto.

Dopo di allora, in realtà, poche le situazioni in cui Andrew è riuscito a fare vedere sprazzi della sua immensa classe e tra queste ricordiamo a livello di massime competizioni internazionali il quinto posto nel salto in lungo agli europei di Barcellona nel 2010, la vittoria sui 200 metri del Golden Gala del 2011 con il crono di 20″31 ed anche quella della notturna di Milano, del 2010, sempre sul mezzo giro di pista con 20″30, dove in entrambe le occasioni ha sfiorato quel suo crono di 20″28 con cui vinse i campionati del mondo juniores del 2004 e che è rimasto, ironia della sorte, il suo personale di sempre.

Ma, nonostante tutte le cadute, Andrew è sempre tornato in pista e in pedana con l’entusiasmo e la passione di sempre e lo fa ancora oggi, dopo che nel novembre scorso ha dovuto subire l’ennesima operazione chirurgica per risolvere un problema al calcagno e siamo certi che sia ancora di grandissimo esempio per tanti giovani che si avvicinano sempre più numerosi all’atletica.

Il mio personale augurio, che ho l’onore e il piacere di conoscerlo, e di tutta la redazione di SprintNews.it per questo suo giorno di festa.

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