1981 l’anno perfetto di Sebastian Coe

40 anni fa esatti, a Firenze, lo storico record sugli 800 metri dell'attuale Presidente di World Athletics

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Oggi 10 giugno, a Firenze, Sebastian Coe inizierà i festeggiamenti per i 40 anni del suo 1981, anno mirabile.

Nel caso della tappa italiana, la pista del record non c’è più, grazie a una decisione per cui è difficile scovare l’aggettivo adatto. Il Ridolfi dista un tiro di sasso dal Franchi.

La pista non c’è più ma i ricordi sono limpidi come un lago di montagna. “C’era ritardo, quella sera: avrei dovuto correre alle nove e tre quarti e invece la gara scivolò alle undici. Si respirava un’atmosfera di eccitazione”.

Lord Seb rinvia a quel che era successo nei 100: 9″92 aveva annunciato il tabellone dopo il passaggio sul traguardo del non ancora ventenne Carl Lewis. Mentre era in corsa il giro d’onore quel record del mondo ebbe vita brevissima. Corretto in 10″13.

Per Coe scandì il ritmo Billy Koncellah che assicurò un passaggio alla campana più veloce di quello del giamaicano Leonard Smith due anni prima a Oslo – 49″6 contro 50″5 – quando Coe aveva abbassato di un secondo il record mondiale di Alberto Juantorena: da 1’43″4 a 1’42″4, andato a libro come 1’42″33.

Al Bislett Coe passò in 50″6, a Firenze in 49″7. Il secondo giro venne lasciato alle spalle in 52.0. Il cronometraggio elettronico fece ancora le bizze e si resero necessari dieci minuti per l’ufficialità.

I rilevamenti manuali non lasciavano dubbi – 1’41″7, 1’41″7 e 1’41″6 – e una ricostruzione attraverso tre diverse fotocellule fornì il risultato centesimale: 1’41″73, destinato a tener duro sedici anni per esser egugliato e due volte battuto, nel giro di 48 giorni, da Wilson Kipketer, kenyano di Danimarca.

Coe racconta che festeggiò in albergo con dei bicchieri di vino (non dice quanti) e si alzò all’alba per tornare a casa. Riuscì a rientrare in tarda mattinata a Loughborough e un compagno di studi si stupì di vederlo lì e gli domandò cosa avesse combinato. Quarant’anni fa le notizie correvano meno velocemente di oggi.

Un mese dopo, a Oslo, stabilii un record di cui vado molto orgoglioso: passare agli 800 in 1’44″6 con duecento metri ancora da percorrere non è cosa da poco”.

Quel 2’12″18 oppose resistenza per diciotto anni, battuto per 22 centesimi da Noah Ngeny sulla pista reatina che vanta una completa collezione di record mondiali nelle distanze che vanno dagli 800 ai 3000, miglio compreso.

A quel punto, pensai di esser pronto ad attaccare anche il record dei 1500, obiettivo un tempo attorno ai 3:28, ma a Stoccolma la lepre lanciò la gara su ritmi troppo forti”.

Era James Robinson, ottocentista che trascinò Coe a 52″0 e 1″49. Niente mondiale, ma record personale, 3’31″95. Il record di Steve Ovett distava sei decimi.

I dieci giorni che sconvolsero il miglio vennero in agosto, tra il 19 e il 28, una sfida a distanza tra Coe e Ovett che non fece rimpiangere un faccia a faccia. “Ci fossimo trovati di fronte, avremmo finito per giocarcela sull’ultimo rettilineo”, confessa Coe, due volte campione olimpico nei 1500, due volte vicecampione nella distanza più amata.

Aprì le ostilità Sebastian sulla pista zurighese del Letzigrund: 3’48″53 strappando il record per tre decimi a Steve Ovett (3’48″8 a Oslo l’anno prima) che rispose di lì a una settimana a Coblenza, 3’48″40.

Il primato ebbe vita brevissima: due giorni dopo Coe scese in pista all’Heysel e diede una forte scossa, 3’47″33, un secondo abbondante di progresso e con ultimi 109 metri volati in poco più di 14 secondi.

Seb vinse gli 800 nella Coppa del Mondo di Roma (e Steve i 1500, ispirando il pittore Angelo Titonel) dando un altro saggio del suo finale (11″9, ma in Coppa Europa era stato più efficace: un impressionante 11″3) e chiuse la stagione da imbattuto.

La perfezione può essere di questo mondo.

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