Il primato inaspettato di David Moorcroft

La storia di un record del mondo che nessuno aveva previsto

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David Moorcroft è un ex mezzofondista britannico di buon livello che visse un momento di incredibile splendore della sua carriera agonistica, realizzando il 7 luglio 1982 al Bislett Stadium di Oslo un sensazionale record del mondo sui 5000 metri, detenendolo poi per circa 3 anni, ultima volta per un europeo in quanto dopo fu sempre detenuto da atleti africani.

L’occasione per parlare e celebrare la memoria agonistica di questo atleta nasce dal fatto che, nei giorni scorsi, Moorcroft sia stato proprio invitato al Bislett Stadium di Oslo per la cerimonia di inaugurazione di una sala speciale dedicata allo scomparso Svein Arne Hansen, che fu Direttore dei Bislett Games, nonché Presidente di European Athletics.

All’evento era presente anche il fenomenale atleta norvegese, campione olimpico e primatista del mondo dei 400 ostacoli, Karsten Warholm, che insieme a Moorcroft ha fatto delle donazioni alla World Athletics Heritage Collection e al Museum of World Athletics (MOWA).

Warholm ha donato uno dei chiodi che indossava il 1° luglio ai Bislett Games di quest’anno, quando ha battuto il record mondiale del 1992 di Kevin Young, mentre Moorcroft ha regalato la scarpa destra che indossava appunto quella magica serata del luglio 1982, quando il suo record del mondo ha rappresentato l’ottavo dei 25 totali che sino ad oggi sono stati realizzati nella storia dei Bislett Games.

A un soffio dalla barriera dei 13 minuti

Riviviamo allora brevemente quel momento di oltre 39 anni fa, prima del quale il record mondiale dei 5000m era detenuto con 13’06″20 da Henry Rono che era in pista in quella gara ma, il keniota che possedeva cinque dei sei tempi più veloci su quella distanza nella storia, è stato sorpreso nettamente quando il 29enne britannico partì all’attacco dopo soli 800 metri e corse da solo per il resto della gara.

Moorcroft riuscì, giro dopo giro, ad aumentare il vantaggio che diventò talmente grande da far pensare, a un telecronista statunitense, quando poi tagliò il traguardo vittorioso, che fosse un pacemaker che si era fermato e di celebrare nei commenti quale vincitore, Nick Rose, connazionale di David che arrivò secondo in quella memorabile gara con il pur rispettabile crono di 13’20″85.

Moorcroft invece, non solo aveva dominato la competizione correndo da solo per circa 4200 metri ma aveva realizzato un tempo strepitoso, assolutamente inimmaginabile per qualsiasi esperto, arrivando ad un soffio dal rompere la barriera dei 13 minuti, con il nuovo record del mondo che polverizzava il precedente di quasi sei secondi.

Il suo tempo finale fu inizialmente di 13’00″42, poi leggermente modificato in 13’00″41.

David Moorcroft-Bislett Games 1982 (foto arrivo 5000 metri)
David Moorcroft-Bislett Games 1982 (foto arrivo 5000 metri)

Un record difficile da spiegare a se stesso

La prestazione di Moorcroft fu veramente sensazionale, in un periodo storico pieno di simili imprese da parte di altri due atleti britannici quali Sebastian Coe e Steve Ovett, lo straordinario duo britannico di mezzofondo le cui gesta, insieme a quelle dell’emergente Steve Cram, avevano sempre lasciato Moorcroft abbastanza nell’ombra quale specialista dei 1500 metri e del miglio.

Fu veramente una sorpresa, una delle maggiori nella storia dell’atletica, veramente grande per tutti a cominciare dallo stesso atleta che prima di quel giorno vantava un settimo posto nella finale olimpica dei 1500m a Montreal 1976, una medaglia d’oro nei Giochi del Commonwealth 1978, sempre sui 1500, mentre non era riuscito a lasciare il segno nei 5000, alle Olimpiadi di Mosca 1980, venendo eliminato in semifinale.

Nel 1981, però, la vittoria di Moorcroft nella finale di Coppa Europa sui 5000 metri, a Zagabria, fece intuire che la sua carriera potesse avere una svolta ma, di fatto, quando si presentò alla partenza di quella gara dei Bislett Games il 7 luglio 1982, il suo personale sui 12 giri e mezzo di pista, era di 13’20″51.

Dopo il suo trionfo di allora fu organizzata una grande festa in Hotel per cerebrarlo ma lui,  nel bel mezzo dell’evento, volle rimanere da solo per trascorrere un po’ di tempo seduto accanto al lago illuminato dalla luna per cercare di capire sino in fondo come fosse accaduto quello straordinario salto di qualità che aveva realizzato.

Una scena di mezzanotte evocativamente raffigurata nel capitolo di apertura di Running Commentary, l’autobiografia di Moorcroft scritta con l’assistenza di un grande giornalista dell’epoca, esperto di atletica del Sunday Times, Cliff Temple.

Le parole di Moorcroft su quella sera: “Era difficile da capire cosa si poteva provare dentro in quanto detentore del record mondiale? Era stato così inaspettato che non l’avevo proprio considerato e, solo in quel momento in cui mi ero isolato, avevo realizzato quanto fosse successo perché, da quando avevo tagliato il traguardo al Bislett Stadium, non ero riuscito mai a pensare. 

Tutti erano molto gentili, volevano sapere come avessi fatto a togliere sei secondi al record mondiale dei 5000m correndo da solo. Ma come potevo dirglielo se non lo sapevo nemmeno io?”

Combattere per superare le delusioni

Le ragioni di quel risultato che fu una sorpresa per tutti va chiaramente ricercata nella forza interiore dell’atleta che si formò una determinazione d’acciaio nel corso di una carriera agonistica non sempre brillantissima a causa di numerosissimi infortuni che l’hanno condizionato, e gli hanno poi causato prestazioni frustranti e deludenti che, alla fine, lo hanno spinto ad un’impresa sovrumana.

Anche da studente Moorcroft ebbe di problemi inizialmente ma poi finì per laurearsi con lode, oppure per parlare dei suoi inizi da giovanissimo atleta ricordiamo che finì ultimo nella corsa campestre delle scuole di Coventry, e poi 206esimo nella sua prima gara a livello nazionale.

Negli anni ha sviluppato, dunque, una grandissima resilienza, abituandosi a lottare per superare ogni tipo di delusione e per migliorarsi.

All’inizio del 1982, in ogni caso, anche il cambio di guida tecnica gli ha dato un atteggiamento diverso, più aggressivo nell’allenamento grazie al focoso allenatore scozzese John Anderson che ha guidato Liz McColgan all’oro mondiale dei 10000m nel 1991, e che ha guadagnato più ampia celebrità in Gran Bretagna come l’arbitro nello show televisivo Gladiators.

Così Moorcroft ha riflettuto in Running Commentary: “Mi sentivo molto frustrato in quel periodo, ma il cambiamento che è venuto su di me è stato sia piuttosto insolito e, a posteriori, sconcertante.

Stavo tirando fuori tutto me stesso in allenamento. Mettevo il 101% di impegno in ogni ripetuta, e poi tornavo indietro per fare di più.

Alla fine di quella preparazione invernale non avevo disturbi fisici, mi sentivo molto sciolto nella corsa e avevo 29 anni. Ho capito che quello era il momento della verità.”

David Moorcroft (foto England Athletics)
David Moorcroft (foto England Athletics)

Il prologo dell’impresa

In quel 1982 la prima dimostrazione di efficienza agonistica fu per Moorcroft il Golden Mile di Oslo il 25 giugno.

La corsa dei quattro giri nella capitale norvegese aveva dei ricordi poco piacevoli per lui perché, nel 1979, quando Coe realizzò il suo stupefacente record mondiale di 1’42″33 sugli 800 metri e 3’48″95 sul miglio, Moorcroft aveva ottenuto un modesto nono posto in 3’54″35, comunque suo record personale.

Tre anni dopo, Moorcroft finì terzo nella stessa gara dietro il duo statunitense Steve Scott e Sydney Maree in 3’49″34, un significativo miglioramento di cinque secondi e una grande iniezione di fiducia per i 5000 metri che avrebbe corso due settimane, dopo sempre al Bislett.

Il suo obiettivo, in realtà, era il record britannico detenuto dal suo amico Brendan Foster con 13’14″60.

Il miglio di apertura in 4’11″1 era già stato molto incoraggiante, ma quando è passato  ai 3000m in 7’50″2, ben 10 secondi meglio della tabella prevista, si è improvvisamente reso conto di stare correndo al ritmo di 13 minuti per i 5000 metri ma, solo quando ha raggiunto la campana dell’ultimo giro in 12’02, ha compreso pienamente che il record del mondo era alla sua portata.

Scrivendo sul Sunday Times il fine settimana successivo, Temple commentò: “Moorcroft ha dimostrato a Oslo che è ancora possibile superare i propri limiti, senza bisogno di stare dietro a un pacemaker con una chiave nella schiena.

All’inizio della giornata Moorcroft era stato tormentato dall’incertezza su come correre la gara, ossessionato dagli errori tattici del passato, lievi ma ingranditi nella sua mente perfezionista a proporzioni gigantesche.

Sapeva di essere in ottima forma e quella sera era come una bottiglia di champagne in attesa di scoppiare, anche perché mai come in quel momento era privo di infortuni anche grazie ad un’operazione su entrambi i polpacci, del precedente autunno, che gli aveva tolto dei dolori che l’avevano perseguitato per oltre sei anni.

David Moorcroft con il 385-Los Angeles 1984 (foto Olympic Games)
David Moorcroft con il 385-Los Angeles 1984 (foto Olympic Games)

Il record europeo dei 3000 metri

Purtroppo, altri infortuni vari hanno poi continuato a tormentare Moorcroft per il resto della sua carriera.

Dopo il record del mondo, però, vi fu un’emozionante vittoria sui 3000 metri in casa al Crystal Palace, con il crono di 7’32″29, record europeo e seconda miglior prestazione mondiale di tutti i tempi, ottenuta contro atleti del calibro di Scott, Ovett e John Walker che lo seguivano a distanza.

Nei Campionati Europei di Atene, quell’estate, arrivò però stanco per aver corso troppe gare e ottenne solo il bronzo sui 5000m dietro al tedesco occidentale Thomas Wessinghage e a quello orientale Werner Schildhauer, ma ottenne poi l’oro, sempre sui 5000, ai Giochi del Commonwealth a Brisbane.

Alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, poi, Moorcroft raggiunse la finale dei 5000 ma, gravemente ostacolato da infortuni al bacino e all’inguine, arrivò al traguardo con fatica in 14’16″61, mentre Said Aouita vinse l’oro con il record olimpico di 13’05″59, il marocchino che l’anno successivo, nel 1985, tolse di un centesimo di secondo a Moorcroft il record del mondo per poi diventare, nel 1987 ai mondiali di Roma, il primo uomo a rompere la barriera dei 13 minuti con il tempo di 12’58″39.

Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, Moorcroft si è distinto come commentatore televisivo e manager della sua Federazione in un momento di difficoltà in cui seppe trasformarla e farla diventare la UK Athletics di oggi.

E ora, a 68 anni, felicemente sposato da 46 anni con Linda, padre di Paul e Lucy, e nonno di quattro figli, ama ancora correre i 5000 metri, anche se solo nei parchi.

David Moorcroft (foto Athletics Weekly)
David Moorcroft (foto Athletics Weekly)
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