Wyomia Tyus (foto archivio)
Wyomia Tyus (foto archivio)
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In quell’estate del ’68 per le donne i vertici dell’Aau non ebbero la stessa minuziosa attenzione che prestarono per varare la squadra maschile: a fine giugno, a Los Angeles, primi Trials maschili per selezionare quelli che, un mese e mezzo dopo, sarebbero saliti a Echo Summit, 2200 metri di altitudine come Mexico City, per la simulazione finale su una pista assediata da pini di alto fusto.

Per le ragazze, una faccenda molto più sbrigativa: due giorni di gara all’Higner Lodge Stadium del St Antonio College, a Walnut, zero metri sul livello del mare.

E’ lì che Wyomia Tyus dà l’ultima ripassata. Carl Lewis, Gail Devers, Shelly Ann Fraser, Usain Bolt sono venuti dopo: la prima a non permettere che i 100 cambino padrone o padrona, da un’Olimpiade all’altra, è lei.

C’era andata vicina la polacca Stanislawa Walakiewicz, prima nel ’32, seconda nel 36, nel duello molto mascolino con Helen Stephens, che si fece ritrarre con un complimentoso Adolf Hitler che la invitò per un fine settimana al Nido dell’Aquila. Helen rifiutò.

L’aggettivo “mascolino” invita a una digressione: durante la seconda guerra mondiale Stephens servì, con compiti burocratici, nel corpo dei Marines e Stanislawa, diventata americana sotto il nome di Stella Walsh, rivelò la sua vera natura al momento della morte.

Nel 1980 finì, per un accidente del caso, in una sparatoria, durante una rapina in un supermercato, venne ferita mortalmente e all’esame autoptico rivelò chiari attributi maschili.

Dramma e rivelazione riportano a una delle più belle battute di “A qualcuno piace caldo”: “Ci troveranno, ci spareranno e quando all’obitorio ci spoglieranno, morirò per la vergogna”, dice Jack Lemmon a Tony Curtis, musicisti travestiti da musiciste, testimoni del massacro del giorno di San Valentino e inseguiti dagli scagnozzi di George Raft.

Fine del flashback: sono le 15.45 de 15 ottobre 1968 ed è il momento di fare la storia. Dopo un 11”0 illegale in semifinale, Wyomia offre il primo 11”0 valido (poi trasformato in 11”08), lasciando a meno di un metro Barbara Ferrell e Irena Szewinska, divise da pochi centesimi e centimetri, 11”15 e 11”19.

La polacca nata a Leningrado battuta da due ragazze che vengono da due tra gli stati più segregazionisti del sud, la Georgia e il Mississippi.

I preparativi sono interessanti: Irena – occhi tagliati come Nefertiti e naso importante – si pettina; una giovane Raelene Boyle è chiusa nel bozzolo dell’emozione, Chi Cheng, cinese di Taipei, parte dalla corda sapendo che le sue vere chances le giocherà sugli 80hs che stanno per celebrare la fine di un onorato servizio iniziato nel ‘32.

Wyomia saltella in un balletto di sapore funk. C’è chi dice che portasse una catenella, primo di una serie di oggetti legati allo Human Rights Project. Il filmato è un po’ annebbiato dal tempo, la catenella non si vede, ma nessun dubbio che Wyomia condividesse le idee e i propositi dei compagni.

Raccontava che nel circondario dov’era nata, c’era una scuola che avrebbe potuto raggiungere con una passeggiata, ma era per bianchi. Così, ogni giorno, un’ora di bus per l’altra scuola, quella dei neri. “Puoi andare lontano, Wyomia – diceva suo padre – ma devi lavorare duro”.

Quelli di Washington potevano anche andare orgogliosi delle loro riforme, ma la vita di tutti i giorni, in quella che era stata Dixie, era coperta di aculei avvelenati. Wyomia non aveva paura della fatica, ma era la pista, non i libri, a riempire la sua vita, il suo desiderio di futuro.

L’incontro con Ed Temple le aveva cambiato la vita: più che un coach, un demiurgo, l’inventore delleTigerbelles.

A Tokyo, 19nne, aveva eguagliato nei quarti l’11”2 mondiale della più famosa allieva di Ed, Wilma Rudolph, e in finale aveva lasciato a quasi due metri Edith McGuire che mai aveva battuto in precedenza.

Wyomia aveva una grande struttura: va via dai blocchi e prima di metà ha gia lasciato dietro Barbara, più bassa e robusta.

Al largo, dopo una partenza cervellotica, Irena ha trovato quella che, per struttura, le riesce meglio, la fase lanciata. Da ultima a terza.

Nei 200 sarebbe toccato a Wyomia osservare le terga di Irena ma la sua missione era stata compiuta. La vittoria nella 4×100 fu la ciliegia gigante e finale.

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