Alex Schwazer-Tribunale Bolzano (foto archivio)
Alex Schwazer-Tribunale Bolzano (foto archivio)
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Attendevo da mesi delle novità sulla complicatissima vicenda legata al marciatore Alex Schwazer, da quando ai primi di maggio scrissi un editoriale in cui suggerivo il mio modestissimo parere che, se l’obiettivo della difesa fosse stato quello di permettere ad Alex di tornare alle competizioni, magari già per le prossime Olimpiadi, si sarebbe dovuto in qualche modo cambiare strategia, vale a dire evitare di fare principalmente leva sul concetto del”complotto” ordito da WADA e Word Athletics ai danni dell’atleta.

“Un complotto orchestrato in accordo tra i vertici della federazione internazionale di atletica leggera (ieri Iaaf oggi World Athletics) e quelli dell’agenzia internazionale antidoping (Wada) su mandato della federazione stessa e di Madre Russia, con la complicità (tecnica oltre che politica) di un’agenzia che si occupa di prelievi e trasporto di campioni biologici e dei vertici del laboratorio antidoping di Colonia, organismo gestito dallo stato tedesco, uno dei più importanti del pianeta”

Questa, in sintesi, la struttura difensiva messa in atto per Alex Schwazer presso il tribunale di Bolzano nel corso del procedimento penale a suo carico, in corso da più di quattro anni, perché in Italia fare uso di sostanze dopanti è reato penale e si viene processati per frode sportiva.

Nei giorni scorsi, lunedì 14 settembre, si è chiuso presso il Tribunale stesso un importante “incidente probatorio“, voluto dalla difesa, dove è stata presentata la terza perizia redatta dal Colonnello dei Carabinieri del Ris di Parma, Giampiero Lago, incaricato dal gip Walter Pelino, in cui sono stati forniti dei “chiarimenti” sugli elevati valori del DNA presenti nelle urine di Schwazer del controllo oggetto poi di squalifica, dato emerso dalle due precedenti perizie dello stesso Colonnello Lago.

Il perito ha spiegato, a tal proposito, che un valore così alto non può essere causato dal superallenamento e, a suffragio di tale sua affermazione, ha presentato lo studio condotto su un campione di 37 atleti azzurri, gentilmente segnalati da FIDAL, che si sono resi disponibili ad essere testati.

Per chi non conoscesse nel dettaglio la vicenda, lo invito alla rilettura del nostro editoriale di marzo, in cui riassumevamo tutta la situazione ed evidenziavamo la risultanza delle prime due perizie del Colonnello Lago, che ipotizzavano quattro diverse possibilità sui valori anomali del DNA nelle urine dell’atleta:

  1. Malattia di Schwazer a Capodanno
  2. Valori geneticamente superiori alla media
  3. Alterazione per doping
  4. Manipolazione provette

Dopo 1 anno esatto, pur con qualche piccolo ritardo dettato dal Covid-19, la nuova perizia ha escluso dunque il punto 2, lasciando aperte le ipotesi 1, 3 e 4.

Un anno di tempo è servito, dunque, per far si che si escludesse, con un’altra perizia di 245 pagine, solo uno dei quattro punti presi in considerazione nelle prime due e, di fatto, non si elimina la possibilità, oggetto del dibattimento, che l’alterazione possa essere derivata dall’assunzione di una sostanza dopante.

Quindi, anche questa terza perizia non da una risposta univoca sulla causa degli elevati valori di DNA riscontrati.

In ogni caso, il Colonnello Lago ha chiaramente detto come la manipolazione della provetta contenente le urine possa essere un’eventualità da prendere in considerazione, e ipotizziamo quindi che, dopo che il giudice Pelino invierà il fascicolo al pubblico ministero Giancarlo Bramante, titolare dell’inchiesta, quest’ultimo decida di non rinviare a giudizio Schwazer, ma di archiviare il caso.

In tale eventualità, che appare molto probabile anche sulla base della grande soddisfazione espressa da Alex e dalla sua difesa dopo l’udienza, segno evidente di un certo tipo di atmosfera percepita all’interno dell’aula giudiziaria, sarà molto importante leggere le motivazioni che potrebbero essere di due tipi.

  1. Il giudice decide di non procedere per insufficienza di prove, riconoscendo che c’è stato qualcosa di anomalo su cui non vi è spiegazione certa e, nel dubbio, decide che non si può andare otre nel procedimento.
  2. Il giudice decide di non procedere perché il fatto non sussiste, vale a dire prende una posizione precisa affermando, con una sentenza, che l’atleta imputato nel processo non ha assunto alcuna sostanza proibita.

Capite bene come tra le due disposizioni ci sia una grande differenza e che la seconda sarebbe nettamente più favorevole per l’atleta, suffragando di fatto la tesi del complotto da parte di WADA e World Athletics.

In tutto questo, tuttavia, la massima autorità mondiale dell’antidoping e la massima federazione mondiale di atletica, che ovviamente hanno già contestato l’altro giorno in udienza la validità della perizia del Colonnello Lago, metteranno in atto tutti i capitali e il tempo possibile per smontare tale eventuale risultanza processuale, con appelli e ricorsi di ogni genere, fermo restando che, da un punto di vista sportivo, il valore della sentenza stessa sarebbe pari a zero ai fini della cancellazione della squalifica dell’atleta che scade, come noto, nel 2024.

Perché Alex possa tornare alle competizioni ci vorrebbe, infatti, una sentenza di un tribunale sportivo quale il TAS di Losanna, che ha già respinto vari appelli della difesa di Schwazer, e non sarà certo una disposizione di un Tribunale ordinario italiano che potrà modificare tale posizione, specie poi se neanche definitiva.

E d’altra parte, i continui attacchi violentissimi da parte della difesa dell’atleta e del suo allenatore Sandro Donati nei confronti di tutto il sistema mondiale dell’atletica non possono certamente far pensare ad altro.

Alcune delle dichiarazioni di Gerhard Brandstaetter avvocato di Schwazer

E’ un ambiente mafioso quello del governo dell’atletica, si è visto anche con la condanna di ieri di Diack. La Wada ha manipolato le provette di Alex, sono abituati a coprire il doping russo. Non è un attacco a Schwazer, è un attacco al suo allenatore Sandro Donati.

Delle tre ipotesi del perito per spiegare la presenza di Dna fisiologicamente non compatibile resta solo la manipolazione, perché patologie non ce n’erano, un atleta in pieno allenamento è senza patologie, e se non fosse stato in buona fede avrebbe invece dichiarato qualche patologia, una prostatite per esempio.

La Wada ha manipolato le provette con gli ultravioletti e poi ha rimesso il Dna di Alex“.

Alcune delle dichiarazioni di Sandro Donati allenatore di Schwazer

Si sta scoprendo la verità sul caso di Schwazer? Grazie alla magistratura stanno affiorando documenti, e dall’altro lato i documenti così pieni di falsità di Iaaf e Wada contribuiscono a far venire fuori la verità.

Quello che sono stati costretti a produrre davanti al magistrato li ha messi in difficoltà. Questa gente è talmente abituata a gestire con potere i propri procedimenti sportivi, se la cantano e se la suonano, che non sanno porsi davanti al magistrato come parte di un procedimento.

Hanno manipolato le provette di Alex, e al tempo stesso hanno coperto il doping russo. La condanna recente di Diack (quattro anni di carcere per corruzione, due sospesi) ha coinvolto anche il capo antidoping di allora, basti sapere questo.

Qui parliamo di organismi che hanno preso soldi a palate dai russi. Adesso fanno tutti i bravi a dare addosso ai russi, ed è un bene, quello è un sistema marcio. Ma che lo facciano quelli che prima prendevano i soldi è incredibilmente sfrontato“.

Insomma, affermazioni durissime con riferimenti anche all’ex Presidente di World Athletics, Lamine Diack, da pochi giorni condannato addirittura al carcere per corruzione nell’ambito della copertura di casi di doping di tantissimi atleti russi.

Certo, un fatto gravissimo quello dell’87nne ex Presidente senegalese, ma purtroppo la corruzione è una piaga che compete a infiniti settori del nostro contesto sociale e, insomma, puntare troppo sugli aspetti etici può essere pericoloso.

Con tutto il rispetto che merita Alex nella sua battaglia alla ricerca della verità, tralasciando la prima squalifica per doping ampiamente scontata, se si vuole cavalcare l’onda degli aspetti etici non si può non ricordare come lo stesso tribunale di Bolzano, quello a cui sono appese le sue speranze di riabilitazione, lo abbia smentito sul merito delle sue accuse ai dottori Fischetto e Fiorella, sentenziando in secondo grado che erano false e dandogli, di fatto, del bugiardo.

Oltretutto va anche evidenziato come dal 2015, prima quindi della seconda squalifica di Schwazer, il Presidente della W.A. (ex IAAF) sia Lord Sebastian Coe, grandissimo ex atleta e personaggio stimatissimo ed integerrimo che, con il suo impegno, abbia scoperchiato il “Vaso di Pandora” del sistema di doping di stato dei Russi, con tutte le esclusioni globali che ne sono conseguite.

La mia personale opinione è che, con un personaggio quale Coe a capo della Federazione Mondiale di Atletica, si sarebbe potuto, in qualche modo, provare a dialogare ma, certamente, buttare solo benzina sul fuoco di quello che era un sistema malato, che lo stesso Coe sta cercando in tutti i modo di combattere, a me non è sembrata una grande idea.

Un situazione sempre più complicata, dunque, in cui sinceramente mi dispiace pensare che non vedremo mai più Schwazer in una competizione perché, a mio avviso, il modo migliore che avrebbe avuto per vincere realmente la sua battaglia sarebbe stato quello di tornare in gara a lottare contro altri atleti come lui, anche a costo di accettare dei compromessi, vale a dire puntare su linee difensive meno aggressive che puntassero ad ottenere una riduzione della squalifica, sulla base di ragionevoli dubbi tecnici.

Ma ormai non si può più tornare indietro in questo scontro senza esclusione di colpi che, nella migliore delle ipotesi, consentirà a Schwazer di dar seguito ad un lungo e complesso procedimento risarcitorio che, solo il tempo potrà dire fino a che punto sarà per lui soddisfacente.

Chiudo con le sue parole, in realtà più misurate di quelle del suo avvocato e del suo allenatore, ma che dimostrano, senza alcun dubbio, la definitiva resa da ogni speranza di tornare alle competizioni.

La mia è una battaglia per la riabilitazione del mio nome, vale più di qualsiasi medaglia vinta in carriera.

E’ una gara più difficile perché non devo combattere con altri marciatori, qui i miei avversari sono molto ma molto potenti, parliamo di istituzioni come la Wada e la Federazione Internazionale.

Io continuo la mia ricerca della verità“.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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