
Walter Francis Davis, detto Buddy, era altissimo (sei piedi e otto pollici ossia 2,03m) e molto vecchio: se n’è andato qualche giorno fa, a 89 anni, lasciando la sua lezione di perseveranza che lo portò al titolo olimpico di salto in alto a Helsinki e a due titoli in NBA.
Nativo di Beaumont, Texas, aveva 8 anni quando venne colpito dalla polio alle gambe e a un braccio.
“Decisi subito che non sarei rimasto in un letto”. Si sforzò di camminare, prima con delle imbragature che lo facevano soffrire, poi pedalando su una cyclette due ore al mattino, due ore al pomeriggio.
Diciotto mesi dopo il colpo che poteva atterrarlo tornò in piedi e a 13 anni, l’anno prima che la guerra finisse, iniziò la sua parabola in atletica che più tardi, per la Texas A&M, avrebbe alternato con il basket. Il ragazzo stava crescendo vertiginosamente.
Il suo anno degli anni fu il 1952: vinse il titolo Ncaa superando 2,03 e più tardi quello AAU con 2,09: il record del mondo di Lester Steers, 2,11 undici anni prima, non era lontano.
Ai Giochi di Helsinki volò a 2,04, appena un centimetro più della sua statura, per diventare nell’albo d’oro olimpico il successore dell’australiano John Winter, che a Londra si era imposto con 1,98 fornendo una certa sorpresa. Winter era di Perth, Western Australia: nel 1960 a Roma sarebbe salito in scena il più illustre dei figli di quel territorio: Herb Elliott.
Buddy venne scelto dai Philadelphia Warriors nel draft NBA che seguì l’Olimpiade. Lui ringraziò, ma rispose che avrebbe firmato solo dopo esser diventato primatista del mondo.
L’attesa fu lunga meno di un anno: ai campionati AAU del 1953, a Dayton, Ohio, Davis impiegò sette salti per arrivare a scavalcare, con una tecnica che precorreva il ventrale, l’asticella a 2,12. Il record venne al terzo tentativo e, traducendo dal sistema imperiale, la quota superata era 2,1244. I tre assalti a 2,14 andarono a vuoto.
Frank Anderson, allenatore di Buddy, testimoniò che in due occasioni, l’anno dopo, Davis divenne il primo uomo oltre una barriera importante per gli anglosassoni, i 7 piedi, 2,13 m, ma in entrambe i casi si trattava di esibizioni che si svolgevano nelle pause di partite di baseball della Texas League.
Dopo aver centrato la sua legittima ambizione, diventò professionista con i Philadelphia Warriors e nelle sue sei stagioni in NBA conquistò il titolo sia in Pennsylvania sia con i St. Louis Hawks.







