Michel Jazy (foto archivio FIDAL)
Michel Jazy (foto archivio FIDAL)
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Cinque anni fa a Parigi vennero organizzati festeggiamenti in onore di Michel Jazy, a mezzo secolo dal suo record del mondo sul miglio: l’unico altro francese a metter le mani sulla distanza imperiale fu Jules Ladoumegue nel ’31, quando i cancelli dei 4’ erano ermeticamente chiusi.

Michel è nato nel ’36, sotto il segno dei Gemelli, nella zona mineraria di Oignies: suo nonno era emigrato dalla Polonia dopo la Grande Guerra e anche suo padre finì a lavorare sottoterra.

In quel giugno del ’65 Michel seppe offrire qualcosa che ha pochi eguali se, a Henry Rono, nel ’78, furono necessari ottanta giorni per sconvolgere il mezzofondo calando un poker di record, dai 3000 ai 10000, siepi comprese.

Michel seppe dare forti scosse in un lasso di tempo più breve, ventiquattro giorni.

Meglio far parlare le cifre e le date, con una precisazione: Michel, argento a Roma ’60 alle spalle dell’inarrivabile Herb Elliott, veniva dalla terribile delusione dei Giochi di Tokyo quando, entrato per primo sul rettilineo finale dei 5000, era finito quarto, alle spalle di Schul, Norpoth e Dellinger.

Raccontano che a Parigi era l’alba e la gente radunata attorno alle televisioni stava già intonando la Marsigliese.

Il 6 giugno, a Lorient, costa atlantica e base dei sommergibili tedeschi durante la guerra, Michel iniziò la sua sfida a distanza con Ron Clarke che, tre volte, aveva migliorato il record mondiale dei 5000, sino al formidabile 13’25″6 di due giorni prima.

Il francese chiuse in 13’34″4, record d’Europa strappato a Vladimir Kuts.

Il 9 giugno, a Rennes, Bretagna meridionale, Jazy attaccò il record mondiale del miglio, 3’54″1 di Peter Snell, in una gara che aveva al via il meglio dei mezzofondisti francesi, a cominciare dal suo rivale Michel Bernard.

Una solida mano venne data da Jean Wadoux: quell’1’55”7 alle 880 yards lanciò Michel sul ritmo giusto, sino al 3’53″6 del nuovo limite.

L’11 giugno, stadio parigino di Charlety, tornò sui 5000 e corse in un 13’29″0 che distruggeva il suo freschissimo record continentale, ma non spodestava Clarke.

Il 23 giugno, a Melun, nel circondario della capitale, il faccia a faccia con l’australiano divenne realtà e si trasformò in un trionfo per l’ex-tipografo dell’Equipe, nel frattempo passato all’ufficio pubblicità della Perrier: record del mondo delle due miglia strappato a Bob Schul, suo giustiziere a Tokyo, per quasi quattro secondi (da 8’26″4 a 8’22″6) e di passaggio record del mondo, già suo, sui 3000 ritoccato di due decimi, 7’49″0.

Sull’una e l’altra distanza Clarke rimase a due secondi.

Il 25 giugno, a St Maur, record del mondo della 4×1500 demolito: da 14’58″0 della Germania Democratica al 14’49″0 firmato dai quattro moschettieri Claude Nicolas, Gerard Vervoort, Michele Jazy e Jean Wadoux.

Il contributo maggiore (frazione in 3’40″8) venne da Michel.

Il 30 giugno, a Helsinki, venne organizzato quello che per la stampa non fu difficile battezzare il “5000 del secolo”.

Al via Clarke, Keino, Schul, Mills, Haase e naturalmente Michel.

Fu una corsa ad eliminazione, a ritmi mozzafiato, e l’ultimo a resistergli fu il grande Kip, agli inizi della sua strepitosa carriera.

Per Jazy, vittoria in 13’27″6, terzo record d’Europa in poco più di tre settimane, per chiudere una saga che lo rese popolarissimo e molto amato, a cominciare dal generale De Gaulle.

Con un certo compiacimento raccontava che dal ’60 al ’66 obbligò il postino a fatiche extra: al suo indirizzo arrivarono 500.000 lettere.

 

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