Il “non rebus” Filippo Tortu

Una piccola, semplice analisi della condizione del velocista azzurro

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Non mi piace, per natura ma anche per la linea editoriale che abbiamo scelto di dare al nostro quotidiano, che vuole solo dare oggettive informazioni sportive di Atletica, essere polemico e mi scuso, quindi, per il titolo leggermente provocatorio ma, insomma, è difficile sempre porgere l’altra guancia ad attacchi gratuiti nei confronti di atleti o atlete che lavorano e si impegnano per raggiungere un obiettivo e, con i loro sforzi, cercano di dare lustro allo sport che amano.

Ma il titolo che ho visto ieri mattina di un articolo del Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano, a firma di un giornalista che reputo anche molto equilibrato quale Marco Bonarrigo, mi ha veramente disturbato, specialmente perché il suo pezzo voleva esaltare, giustamente, il bel rientro di Marcell Jacobs sui 100 metri a Chorzow, domenica, ma poi ha voluto in qualche modo denigrare il suo principale avversario, Filippo Tortu, e questo non è giusto e non fa certo bene al movimento dell’Atletica.

Jacobs ha trovato le risposte giuste Resta il rebus Tortu” questa la titolazione di un articolo che, nei primi due/terzi racconta del 10″06 sui 100 del primatista italiano, di come abbia bruciato gli avversari e di quali siano state le sue sensazioni, ma poi comincia a parlare di Tortu, del fatto che non parteciperà agli assoluti di Rovereto, della sua modesta prova a Madrid, citando il 10″27, del fatto che quest’anno abbia come miglior crono 10″18, e che questo sia il 98esimo tempo mondiale ben lontano dal 10″05 richiesto per andare alle Olimpiadi a cui parteciperà solo grazie al ranking.

E alla fine, per concludere l’incoraggiante analisi, la considerazione che né da parte di Filippo che del suo staff ci sia stato alcun commento sulla situazione.

Ora, al di là del fatto che evidentemente Bonarrigo legge solo il quotidiano dove scrive perché sarebbe bastato si leggesse l’intervista rilasciata da Filippo stesso alla Gazzetta, pochi giorni fa, oppure un commento fatto domenica da Salvino Tortu, l’allenatore, al Corriere dello Sport, per scoprire qualche dettaglio in più, non capisco nemmeno quale tipo di particolare analisi si debba fare in quanto, a mio avviso, per adesso non esiste alcun problema perché i consuntivi di una stagione si fanno alla fine e siamo solo all’inizio, con un appuntamento fondamentale tra il 31 e l’1 agosto, atleti nel mondo che corrono come siluri e, quindi, la necessità di arrivare al 100% alle Olimpiadi.

Credo inoltre, senza possibilità di smentita, che Filippo Tortu abbia segnato uno spartiacque, tre anni fa, quando abbattè il muro dei 10 secondi nei 100 metri, conquistò il record italiano e divenne il terzo atleta bianco più veloce della storia, con la conseguenza che certamente, da allora, tutto il movimento dell’Atletica Italiana abbia avuto un grande impulso e un maggior seguito tra gli appassionati, ma anche tra i giovanissimi che si sono avvicinati, con diversa frequenza, a questo sport.

Ma, da osservatore attento e competente, sono consapevole che non si possa vivere di rendita per un’impresa e che sia necessario continuare a farne, ma nel 2019 fu certamente tale la finale dei mondiali di Doha 2019 con il settimo posto finale e, nel 2020, gravato dal Covid-19 e da due mesi di lockdown, Filippo chiuse in testa alla classifica europea dei crono con 10″07.

Quindi ci vuole rispetto per Filippo e per chiunque altro, ovviamente, e pensare prima di scrivere cose a casaccio, perché se correre in 10″06 con vento a favore di +0,2 è un ottimo crono, correre in 10″27 con vento contro di 1,3 non può essere un tempo modesto, ma solo l’espressione di un atleta che sta scaricando una serie di lavori molto intensi, e che ha programmato la stagione in un certo modo.

Filippo Tortu (foto Miguelez/meeting Madrid)
Filippo Tortu (foto Miguelez/meeting Madrid)

Ma siccome i raffronti piacciono, facciamoli bene almeno e allora vi dico che in un’ipotetica sfida a distanza tra Jacobs e Tortu, il metro e mezzo di vento differente tra le loro due prove vale circa 9/10 centesimi di secondo, per cui i 21 centesimi diventano 11/12 che, corsi alla velocità tenuta da un centometrista all’arrivo, sono poco meno di un metro e mezzo.

Tutto questo sulla base dei freddi dati oggettivi ma poi, uno accanto all’altro sui blocchi, possono subentrare anche motivazioni particolari che speriamo di scoprire, probabilmente il prossimo 9 luglio nella Diamond League di Monaco dove entrambi dovrebbero esserci.

Certo è, poi, che la condizione di Jacobs risente di una preparazione finalizzata alle gare invernali e alla prima parte della stagione all’aperto, mentre quella di Filippo che ha saltato totalmente la stagione indoor, è stata sicuramente programmata per andare forte da luglio inoltrato in avanti.

In tutto questo, c’è un dettaglio tecnico importante da evidenziare, vale a dire che Tortu in questo momento ha leggermente aumentato il numero dei passi utilizzati per correre i 100 metri, a seconda della situazione del vento mediamente di 0,5/1 rispetto, ad esempio, alle sue prestazioni del Golden Gala 2018 e di Madrid 2018, e questo a causa di un aumento di forza acquisita nella preparazione che, ancora, non è stata tradotta perfettamente nel gesto tecnico della gara.

Quindi il mio sereno invito per tutti, ma soprattutto per coloro che rappresentano testate di ampissima risonanza mediatica le cui notizie vengono poi copiate, di fatto, pari pari da tante altre piccoli fonti locali, è quello di riflettere prima di emettere affrettate sentenze, e se proprio si vogliano risolvere dei rebus, cosa c’è di meglio della vecchia, insostituibile “Settimana Enigmistica”.

Filippo Tortu (foto Miguelez/meeting Madrid)
Filippo Tortu (foto Miguelez/meeting Madrid)
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