Holly Bradshaw icona dell’atletica fuori dagli schemi

La britannica bronzo olimpico del salto con l'asta modello di stile contro ogni discriminazione

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A pochi giorni dal suo trentesimo compleanno, il 2 novembre prossimo, il sito della massima federazione mondiale di atletica, World Athletics, ha dedicato a Holly Bradshaw, specialista britannica del salto con l’asta femminile, un ampio approfondimento in cui si evidenziano i grossi problemi da lei avuti a causa delle discriminazioni subite agli inizi della carriera per il suo fisico.

Quel corpo, peraltro, ha aiutato la 29enne atleta nata a Preston in Inghilterra, a conquistare la medaglia olimpica di bronzo alle recenti Olimpiadi giapponesi oltre a farle detenere i record nazionali del suo paese, sia all’aperto con 4,90 che al coperto con 4,87, ma il suo non è stato un percorso agonistico facile perché, oltre alle normali difficoltà derivanti dai grandi sacrifici richiesti per la disciplina più spettacolare ma al tempo tempo stesso più rischiosa fra tutte quelle dell’atletica, ha dovuto spesso subire facili ironie per il suo aspetto esteriore.

Proprio Holly racconta come tutto sia iniziato oltre dieci anni fa, quando ancora il suo cognome da nubile era Bleasdale, all’epoca dei suoi primi successi contraddistinti dalla medaglia di bronzo vinta ai Campionati del Mondo Under 20, nel 2010 a Moncton in Canada, che le cominciò a dare una certa notorietà e conseguente esposizione mediatica oltre che social.

Il contraccolpo che ricevetti su Twitter come giovane atleta mi colpì davvero tanto.
Avevo appena realizzato il terzo salto più alto del mondo e degli sconosciuti mi chiamavano grassa e dicevano che ero fuori forma, che non ero atletica, che non ero attraente. È stato veramente umiliante per me che avevo solo diciannove anni essere svergognata in quel modo pubblico.

Posso parlarne apertamente ora, ma so che lotterò con problemi di immagine del corpo per il resto della mia vita anche perché digitando il mio nome su google vengono fuori anche cose quali -Holly Bleasdale grasso-.”

Fra i vari episodi che l’hanno molto colpita emotivamente, poi, la Bradshaw ricorda quanto accaduto proprio dopo un importante evento disputato sul suolo britannico, nel 2013, i Campionati Europei di Gateshead.

“Avevo avuto una serie di problemi fisici prima di quella gara e non ero all’apice della condizione per cui non avevo reso al massimo, ma i commenti successivi erano stati terribili e non capivo proprio tutto quell’accanimento contro la mia persona.

Per me che ero una giovane atleta era deprimente sentire tutto quell’odio contro, era veramente troppo e anche brutto non poterne parlare con nessuno, perché proprio non me la sentivo.

Questo è ciò che Holly vuole cambiare. Quelle esperienze di quasi un decennio fa hanno maturato nell’atleta il desiderio di evitare che altre atlete possano, in futuro, provare le sue stesse brutte sensazioni di disagio interiore ed è per questo che ha voluto raccontare quanto accaduto, prima della partenza per i giochi olimpici, all’atto della scelta della divisa da gara da indossare che, per le atlete britanniche, era un due pezzi composto da un top e da un pantaloncino più o meno micro.

Le sue parole in merito: “Mi ricordo di aver provato il panico e ho chiesto se c’era un completo di un pezzo unico con pantaloncini che arrivassero a metà coscia.

In realtà non era previsto questo abbigliamento per le gare di atletica ma io non mi sarei sentita assolutamente a mio agio con quella divisa e ho insistito affinché la mia federazione ottenesse un permesso speciale da World Atheltics perché io potessi indossare una tuta di gara diversa, composta da un pezzo intero.”

In effetti alla fine così è stato e British Athletics ha fatto in modo che venisse predisposto uno speciale completo gara simile a quello delle atlete del canottaggio, pur con alcune modifiche.

Holly è stata talmente contenta di questa presa di posizione della sua Federazione da trovare lo spunto per ringraziare e raccontare per la prima volta i vari disagi su tale questione anche per le nuove generazioni che si avvicinano all’atletica.

Ora sento davvero quanto possa essere importante condividere le mie esperienze passate e l’ho capito specialmente da quando British Athletics ha condiviso la mia storia ed ho ricevuto tantissimi messaggi di solidarietà e incoraggiamento. 

Credo che adesso la mia carriera di saltatrice debba percorrere due percorsi paralleli, uno quello agonistico per vedere sino a dove io possa arrivare in alto, e l’altro quello di essere un riferimento preciso per quello che è il mio corpo al fine che si possa promuovere il concetto che qualsiasi fisico, in ogni forma e dimensione, debba essere rispettato nell’ambito sportivo come in ogni altro della vita.

Sono l’unica atleta che in pedana indossa una divisa da gara a pezzo intero, perché non voglio mostrare il mio corpo.

Se le altre atlete vogliono indossare un completo top e pantaloncini, non è questo il problema ed è fantastico che vogliano farlo, ma ciò che mi colpisce è la quantità di ragazze che si allontanano dall’atletica a causa dell’obbligo di indossare una divisa con cui non si sentono a loro agio. Questo per me è veramente triste perché ci sono già abbastanza barriere per entrare nello sport“.

Bradshaw è stata per tanto tempo riluttante a essere definita un modello di stile diverso, ma ora si rende conto del potere della sua posizione di grandissima atleta con un grande seguito, e sa che il suo esempio e le sue parole potranno essere certamente di monito e stimolo per tante ragazze.

Uno dei motivi per cui penso di aver ricevuto così tante critiche è stato perché non assomiglio strutturalmente a quasi tutte le altre saltatrici con l’asta. Sono abbastanza alta e con una corporatura più grande della media, ma penso di aver ampiamente dimostrato che anche con il mio fisico tutto sia possibile.

L’atletica è lo sport più vario di tutti dove si possono praticare tantissime discipline. La gente pensa che per eccellere si debba avere un fisico standard con muscoli e addominali in vista, ma non è assolutamente così.

Io dico solo alle giovani che non importa il loro aspetto, è molto più importante quello che fa il loro corpo. Bisogna fare sport perché lo si ama e, alla fine della giornata, vedere quanto si sia state brave“.

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